"Anatomia di una solitudine", in scena
al Parravano il dramma della poetessa Idea Vilariño

  • 10/11/2017 13:07:39
  • TEATRO

Caserta - Il dolore come componente inscindibile della condizione umana e della vita di un singolo individuo. E’questo uno degli argomenti principali della poetica di Lucia Calamaro, drammaturga tra le più apprezzate in Italia e non solo, che porta al Teatro Comunale “Parravano” di Caserta il suo nuovo spettacolo “Anatomia di una solitudine”, di cui è autrice e regista.

Protagonista di questo struggente monologo, che sabato 11 novembre alle 20.45 presso il teatro di via Mazzini apre la sezione “Teatro Civile”, sarà l’attrice anconetana Lucia Mascino, che oltre alle innumerevoli interpretazioni teatrali è apparsa in tv nelle miniserie “I delitti del BarLume” e “Braccialetti rossi” e al cinema in vari film italiani d’autore tra cui “Habemus Papam”, “Viva la libertà” e “La sedia della felicità”.

“Anatomia di una solitudine” è uno spettacolo dedicato alla poetessa uruguaiana Idea Vilariño, una delle figure principali della poesia sudamericana contemporanea, che nel 1987 si aggiudicò il riconoscimento più importante della letteratura uruguaiana, ovvero il Premio Municipal de Literatura.
Idea Vilariño, esponente di spicco del movimento uruguaiano della “Generazione del ‘45” è scomparsa ad 89 anni a Montevideo, nel 2009: la sua è stata una vita tormentata, come si nota dalla sua produzione. Ovunque nei suoi versi si trovano tracce di dolore per un amore travagliato, quello per lo scrittore Juan Carlos Onetti.
I due condivisero solo qualche notte di passione, ma lei visse tutta la vita pensando a quell’uomo e sentendosi terribilmente sola a causa di quell’amore impossibile. E’ soprattutto questo l’argomento dello spettacolo che andrà in scena al “Parravano”, frutto della capacità di Lucia Calamaro (già acclamata per testi come “Autobiografia della vergogna. Magick” , “L'origine del mondo. Ritratto di un interno” e “La vita ferma”) di portare sul palco un’esistenza unica nella sua genialità e nella sua sofferenza.

Così scrisse Idea Vilariño a proposito di quel suo sentimento maledetto: “Mi sono innamorata dell’ultima persona di cui avrei dovuto... eravamo fatti di una materia impossibile di legare. Non ha mai capito l’abc della mia vita, non mi ha mai capito come essere umano, come persona... Ancora mi chiedo perchè ho sopportato tanto, perché sono tornata sempre. Una notte mi chiamò, disperato, chiedendomi che andassi da lui. Io ero con qualcuno che mi amava e lo lasciai per andare a passare una notte con lui. E ricordo che l’unica cosa che abbiamo fatto è stato quella di metterci schiena contro schiena, a leggere un libro, lui il suo, io un altro. Il mattino dopo lo presi dalla testa e gli dissi: sei un asino, Onetti, sei un cane, una bestia. E me ne sono andata”.

E queste parole trovano naturale eco nella descrizione, sintetica ma incredibilmente efficace, che la stessa Lucia Calamaro fa di “Anatomia di una solitudine”: “Struggente, severa, innamorata senza scampo. Toccante, stringata, infelicissima e, suo malgrado, incredibilmente longeva. Il fondo incoerente di questa poetessa uruguaiana, figura maggiore della poesia sudamericana, che da sempre ha voluto suicidarsi e non l'ha mai fatto e che si è applicata per una vita a continuativi esercizi di solitudine sofferta, è l'oggetto di questo testo. Abitare in scena l'anima di Idea. Per quel che vale”.

(Manuel Zeno)

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