Pericolo terremoti, scoperta sorgente
di magma sotto l'area del Matese e del Sannio

  • 10/01/2018 11:23:33
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Provincia di Caserta - Una nuova scoperta effettuata dagli studiosi del Dipartimento di Fisica e Geologia dell'Università di Perugia e dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) avverte i cittadini campani sul rischio concreto che possano verificarsi, tra le province di Caserta e Benevento, terremoti di “magnitudo significativa”. Sotto l’Appennino Meridionale, in particolare sotto le zone del Sannio e del Matese, esiste infatti una sorgente di magma che può dare vita a fenomeni sismici di rilevante entità.

Guido Ventura (Ingv), coordinatore della ricerca insieme a Francesca Di Luccio, ha spiegato, tramite dichiarazioni rilasciate all’agenzia Ansa, che nella parte più profonda del mantello terrestre, in corrispondenza delle zone indicate si verificano dei processi di fusione che producono magma: questo risale verso la superficie e si ferma ad una profondità compresa tra i 15 e i 25 chilometri, provocando la fuoriuscita di anidride carbonica e il rischio di terremoti.

Fino ad ora fenomeni simili in cui il magma risale verso la superficie erano stati notati solo in aree vulcaniche ma è la prima volta che ciò accade in un’area montuosa come quella compresa tra il Sannio e il Matese.

La scoperta è stata fatta osservando ed esaminando una serie anomala di sismi, il più alto dei quali ha raggiunto magnitudo 5, che si sono verificati tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. La scienziata Francesca Di Luccio afferma che il team ha rilevato che quelle scosse erano provocate da una risalita di magma tra i 25 e i 15 chilometri, con ipocentri situati molto più in profondità rispetto a quelli degli altri terremoti (tra 10 e 15 km).

L’altro elemento che ha guidato gli scienziati italiani alla scoperta è stata la forma delle onde sismiche: durante le scosse più rilevanti infatti queste si presentavano molto simili a quelle dei terremoti che avvengono in aree vulcaniche.

Alla luce di questo studio sarà necessario monitorare costantemente il fenomeno, proprio come avviene nelle aree vulcaniche quale quella vesuviana.

(Claudio Senese)

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