15 aprile, anniversario della morte di Totò, indimenticabile “principe della risata”  

Antonio De Curtis in arte Totò

Nel periodo buio che stiamo vivendo il ricordo dell’indimenticabile “principe della risata” riecheggia nella memoria di molti e ancora oggi è in grado di destare un sorriso. Antonio De Curtis, in arte Totò,  nacque e visse a Napoli, dove venne soprannominato lo “scugnizzo” del rione Sanità, per la sua estrosa vivacità e irrequietezza.

Furono proprio tali qualità a determinare il suo esordio sul palcoscenico, in qualità di “capocomico”  e poi di protagonista del film Fermo con le mani, il primo di una lunga serie di successi. Da allora Totò diviene interprete di numerose pellicole che portano il suo nome, quali Totò le Mokò, Totò e le donne, Totò cerca moglie, Totò e il terzo uomo.

L’attore napoletano, grazie alle sue considerevoli doti umoristiche, è divenuto parte integrante della cultura popolare italiana, insieme ai suoi naturali successori, Alberto Sordi e Massimo Troisi.

“Non è una cosa facile fare il comico, è la cosa più difficile che esiste, il drammatico è più facile, il comico no; difatti nel mondo gli attori comici si contano sulle dita, mentre di attori drammatici ce ne sono un’infinità. Molta gente sottovaluta il film comico, ma è più difficile far ridere che far piangere.”

Un’ affermazione valida sempre, ancora più attuale in questo periodo di crisi, quando, chiusi tra le quattro mura di casa, possiamo trarre giovamento da un classico di Totò.

Mai come ora le sue parole risuonano prodigiose:“Il male odia le risate, se ne sente sminuito.”, ed è ridendo che sconfiggeremo il coronavirus.