41bis troppo duro, il boss Zagaria è depresso e potrebbe tentare il suicidio

Michele Zagaria
Michele Zagaria al momento dell'arresto

Il regime di 41bis a cui è sottoposto nel carcere milanese di Opera è troppo duro e così il boss del clan dei casalesi Michele Zagaria è caduto in uno stato di forte depressione, testimoniato dalla diagnosi e dalla consulenza medica allegate alla lettera presentata dai legali del sessantenne ai giudici che si occupano dei vari processi in cui è imputato.

Proprio alle sue difficoltà di salute, secondo gli avvocati, è dovuta la scelta di Zagaria di revocare l’incarico ad entrambi i legali (Angelo Raucci e Andrea Imperato) per i processi nei quali non vuole più difendersi. Dopo la lunga latitanza trascorsa nascondendosi nei bunker e spostandosi nei bagagliai delle auto è stata quindi la dura reclusione a temprare nella mente e nel corpo la resistenza del boss, protagonista di diverse proteste nel corso delle ultime udienze che lo hanno visto come imputato.

Tra i problemi lamentati da Zagaria, come si legge ancora nella lettera, “la mancanza di un compagno per l’ora di socialità; il carcere non ne riesce a trovarne uno che vada bene, ma anche il cambio del medico psichiatra che seguiva Zagaria per il suo stato depressivo; il nuovo non gli prescrive più medicinali e per lui la situazione si fa sempre più complicata”.

Difficoltà che hanno spinto il boss a manifestare più volte tendenze suicide. Zagaria è sottoposto al controllo continuo della video sorveglianza e le telecamere, al fine di scongiurare il rischio di gesti estremi, lo seguono anche quando va in bagno.