“Abbracciami”, un dolce ricordo poetico di Giuseppe Preziuso

Abbracciami di Giuseppe Preziuso, un dolce ricordo poetico

Alla mia posta elettronica riservata alla rubrica di poesia è giunto ieri un componimento inviatomi da Giuseppe Preziuso, illustre cantore di sentimenti, che già da tempo seguivo su Facebook. Nato a Monte Sant’ Angelo (FG) il 5 marzo 1951, da adolescente si è approcciato alla scrittura poetica, vincendo anche un concorso locale con una poesia in vernacolo. Partecipò anche nel 1972 con Gargano all’VIII Premio di poesia CE.SI, Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del 1974, classificato tra i primi venti e fu invitato a ritirare la “laurea poetica” in Sicilia.

Come dichiara il poeta:
Erano altri tempi, squattrinato e non abituato a viaggiare, oltre che timido; abbandonai la poesia per dedicarmi agli studi che mi avrebbero permesso di ottenere un lavoro. Ho scritto sporadicamente solo qualche altra poesia, ritenendo che non sarebbe mai approdata a una casa editrice. Ormai in pensione, casualmente (grazie alla mia passione per il Napoli), un giorno mi venne l’idea di scrivere una poesia sulla città partenopea. Mi imbarco e ci sbarco nei miei viaggi tra Sardegna e Puglia, ma non la conosco mai a fondo.

Grazie a Partenope è ripresa l’attività poetica e l’anno successivo, nel mese di giugno viene pubblicizzata col selfpublishing, tramite il quale pubblica la silloge “La voce del vento” (2020). Ora sta lavorando ad altre raccolte.

Come è nata la tua passione per la scrittura di poesie in lingue straniere?
La mia passione è scrivere. La conoscenza di altre lingue ha sempre avuto per me un grande interesse, non solo perché ti permette di comunicare con chi non conosce l’italiano, ma anche perché, come in cucina, le lingue hanno un gusto diverso che io trovo sempre piacevole. Purtroppo, non conosco abbastanza per poter scrivere poesie in altre lingue, ma con “Brisa de primavera” ci sono riuscito. La versione italiana è una traduzione, leggermente allungata; ma essa è nata direttamente in Spagna. Del mio romanzo, “La leggenda delle pietre nere”, sto preparando anche un’edizione in inglese. Il libro “La voce del vento”, pubblicato nel dicembre 2020, contiene 103 poesie su varie tematiche, ma la novità principale è che introduco nel panorama letterario la poesia trasformista (una decina sono di questo tipo).

Nella tua toccante poesia sul crollo del ponte Morandi come hai fatto conciliare i versi con un tema così contemporaneo?
Ci sono novità o scoperte che a volte avvengono casualmente; così, chattando con un’amica di Napoli su una partita della domenica, cominciarono a venirmi dei versi per la poesia Partenope, per la quale introdussi i due protagonisti, per poter presentare Napoli. Similmente, accadde per la poesia sul crollo del Ponte Morandi, dove chi racconta il grave evento è il compagno di Barbara, uno dei protagonisti (che un po’ rappresenta gli scampati). Ho visto le foto di tutte le vittime, ho vissuto dentro di me la loro tragedia e delle loro famiglie e ho fatto con me stesso la scommessa di riuscire a trasformare in poesia un tragico fatto di cronaca, ricordando i nomi di tutte le vittime. Inavvertitamente, in un primo momento, entrare nella mente delle persone per interpretarne i sentimenti ha dato origine alla “poesia trasformista”.

Abbracciami, storia di un amore

La poesia Abbracciami, scritta nel giugno dell’anno scorso, è inserita nella silloge La voce del vento. Ecco il testo:

Abbracciami

Abbracciami.
Ci sono giorni che pesano,
ore in cui manca il respiro,
momenti che sembrano vuoti
5 compressi dell’anima,
prigioniera in una bozza d’angoscia.

Abbracciami.
Che io inspiri il tuo alito di vita,
portami nel tuo spazio di sogni
10 ove brillano innumerevoli stelle
e il tempo si ferma.

Abbracciami.
Mi sfiora dolce il ricordo
delle tue carezze di piume,
degli allegri sorrisi,
15 del nostro andare
tra i vivaci colori di maggio.

Abbracciami
In te ritrovo il senso
delle cose perdute,
20 degli attimi infiniti,
dell’infinito racchiuso
tra le tue braccia.

La poesia è strutturata in quattro strofe, tutte inizianti con l’anafora del verbo abbracciami, che riprende il titolo. Il componimento è un crescendo climax commemorativo e sinestetico della donna amata dal poeta, ormai solo un dolce ed amaro ricordo. Sono presenti diverse figure retoriche quali l’allitterazione (cui/che vv. 3-4; manca/momenti vv. 3-4; io inspiri il v. 8; spazio/sogni v. 9; tra/tue v. 22), l’anadiplosi (la ripetizione dello stesso termine alla fine di un verso ed all’inizio di quello successivo, qui accompagnato dal poliptoto, la terminazione diversa di una stessa parola ripetuta in due versi, infiniti/dell’infinito v. 20-21), l’enjambement (vv. 4-5; vv. 13-14; 15-16; 18-19; 21-22), l’iperbole che attraversa l’intera poesia tra la drammaticità del presente ed il dolce ricordo del passato ed infine le metafore (una delle tante è carezze di piume v. 13).

Il contenuto è inserito in quattro strofe, la prima in cui si descrive il momento presente, la seconda il desiderio, la terza il ricordo, la quarta il motivo dell’importanza della donna nella vita del poeta. Nella sestina introduttiva, la parola d’ordine è il dolore psicologico che permane nell’animo del poeta, con sensazioni quali la pesantezza d’animo, l’attacco di panico, il vuoto e l’angoscia; queste emozioni forti potrebbero essere lenite se egli riuscisse come nelle favole ad essere salvato dalla fata buona, capace di ridare vita, pronta a condurlo in un mondo magico. L’idealizzazione parte dal fatto che questa donna è riuscita a creare delle bellissime sensazioni positive nell’animo del poeta, come si evince nella descrizione delle tue carezze di piume, degli allegri sorrisi (vv. 13-14), che inglobano anche la compartecipazione della natura.

Nella conclusione abbiamo la trasformazione della fanciulla amata, prima richiamata nella sua giovinezza, successivamente nella sua maturità: ella ora è il senso delle cose perdute (vv. 18-19), degli attimi infiniti dell’infinito (v. 19). Quando sia ama davvero una donna, infatti, ella rimane per sempre dentro di noi, si trasforma a causa dell’avanzare dell’età o delle esperienze, eppure la vediamo contemporaneamente giovane e matura, pronta ad alloggiare nel nostro cuore per l’eternità.