Abbuffarsi di Serie Tv: la pericolosa crescita del fenomeno del binge watching durante la pandemia

Le restrizioni legate all’emergenza sanitaria hanno portato a trascorrere molto più tempo a casa rispetto a quanto si faceva prima e le persone, spesso, si sono dedicate alla visione di film e serie TV per occupare il proprio tempo. Ciò ha contribuito al diffondersi del fenomeno del “binge watching“, definito come visione ininterrotta di una grande quantità di episodi di una serie TV (Treccani).

Attuare questo tipo di comportamento è diventato più facile da quando è aumentata la possibilità di guardare serie TV su internet, piattaforme televisive o streaming video (come Netflix, Hulu, Amazon Prime Video), ove non è più necessario aspettare che una mittente televisiva trasmetti un episodio.

I risultati delle ricerche scientifiche sul binge watching evidenziano la pericolosità di questo fenomeno. In particolare, è stato riscontrato che questo tipo di comportamento può assumere caratteristiche tipiche delle forme di dipendenza. Spesso può esserci una perdita di controllo nell’atto di “abbuffarsi”: ovvero la persona è incapace di opporsi al desiderio di continuare la visione di ciò che sta guardando.

Perché accade ciò?

Katz, Blumler e Gurevitch (1973), già in passato, avevano sostenuto che si guarda la televisione per soddisfare dei bisogni che non si riescono a colmare altrove. Le persone riescono attraverso meccanismi di identificazione e proiezione a rispondere ad esigenze personali.

L’identificazione avviene attraverso un’immedesimazione con il personaggio principale, di cui si arrivano a percepire sensazioni ed emozioni. La proiezione avviene con l’attribuzione al personaggio dei propri vissuti emotivi.

Il desiderio di guardare la televisione per molto tempo, responsabile della messa in atto del binge watching, secondo Kubey e Csikszentmihalyi (2003), nasce da una reazione chimica cerebrale che favorisce il rilascio di endorfine, il quale comporta sensazioni di rilassamento e sollievo nello spettatore, che così desidera di prolungare questa esperienza. Questo meccanismo è simile a ciò che accade in chi fa abuso di alcol, sostanze e in chi soffre di gioco d’azzardo patologico.

Il fenomeno del binge-watching può provocare importanti limitazioni nel funzionamento personale, sociale e lavorativo. Il binge-watcher di solito tende ad isolarsi e a ricercare sempre più il comportamento divenuto dipendenza.

Shim e Kim (2017) hanno verificato che il fenomeno del binge watching riguarda maggiormente persone che posseggono una propensione alla “ricerca di sensazioni”, ossia un bisogno di vivere nuove, varie e complesse sensazioni, e una propensione al “bisogno di cognizione”, ossia una tendenza individuale ad impegnarsi in un pensare elaborato.

In uno studio condotto nei paesi del sud-est asiatico, Dixit, Marthoenis, Arafatc et al. (2020) hanno messo in evidenza le conseguenze negative che il binge watching può avere sulle persone, tra cui spiccano i disturbi del sonno (39.1%), la perdita del lavoro (32.3%) e i conflitti con gli altri a causa del binge watching (28.1%).

Gli stessi autori hanno riscontrato che i motivi che spingono ad attuare binge-watching sono di carattere psicologico: passare il tempo e sfuggire alla noia (52,6%), alleviare lo stress (25%), superare la solitudine (15,7%).

Nella letteratura scientifica le forme di dipendenza sono in genere associate alla depressione e, infatti, anche chi pratica binge watching ha una maggiore probabilità di avere sintomi depressivi (Ahmed, 2017).

Cosa fare per limitare questo fenomeno?

È fondamentale seguire le seguenti indicazioni, in parte fornite da Swanton, Blaszczynski et al. (2019):

• educare i giovani sui potenziali rischi per la propria salute e il proprio benessere;
• fornire chiare linee guida per l’utente sull’uso appropriato e inappropriato delle piattaforme televisive e streaming video;
• imporsi dei limiti di tempo da passare guardando serie TV;
• introdurre strumenti in-app per aiutare l’autoregolamentazione;
• promuovere sani modelli di comportamento tra gli spettatori delle serie TV.

A cura di: Dott. Andreozzi Ciro; Dott. Perretta Manuel; Dott.ssa Viscusi Laura con la supervisione dello Psicologo Dott. Elpidio Cecere.