Acquedotto Carolino

L’acquedotto Carolino (dal nome del Re) è una delle più importanti opere pubbliche realizzate dai Borbone, “emula degli antichi romani i quali con stupendi lavori, in luoghi diversi, a loro gradimento, portarono l’acqua” (P. Colletta).

Gli scopi della sua realizzazione furono molteplici: rifornire la città che sarebbe sorta intorno alla Reggia, aumentare l’approvvigionamento idrico di Napoli e far arrivare acqua a sufficienza per alimentare le cascate e i giochi d’acqua del Palazzo Reale.

Il principe della Riccia possedeva nel territorio di Airola (BN) numerose sorgenti, di cui fece dono al Re una volta saputo ciò che voleva realizzare. I lavori si divisero in tre blocchi: il primo collegamento portava l’acqua dal Fizzo al monte Ciesco, il secondo dal Ciesco al Garzano, il terzo dal Garzano alla Reggia.

Il percorso, lungo 38 chilometri, è quasi interamente sotterraneo, tranne per le parti dei ponti. Le  condutture sono larghe 1,20 metri e alte 1,30 metri. Per tutta la sua lunghezza l’acquedotto era segnalato all’epoca della sua costruzione da 67 torrini, costruzioni a pianta quadrata che erano necessarie come punti di riferimento e per ispezionare il percorso. I lavori iniziarono nel 1753 per terminare nel 1770: in totale l’opera costò 622.424 ducati.