Quando ad un bacio segue un pugno: l’omofobia in Italia. L’analisi dello Psicologo Elpidio Cecere

Due ragazzi si tengono per mano, si baciano, fino a quando passa il solito gruppetto di ragazzini che tra risate e urla dice: Fate schifo!”. Una ragazza esce di casa per andare a lavoro, si avvicina alla sua automobile e nota che tutte quattro le ruote sono bucate e sul parabrezza c’è un biglietto con la scritta: Via da qui, lesbica del ca**o”.

Sono le 21 del 26 Febbraio, quando Jean Pierre Moreno viene aggredito da un uomo alla stazione metropolitana. Il motivo? Si stava scambiando un bacio con il suo compagno. Le scene riprese da un telefono mostrano come l’aggressore, un uomo sulla cinquantina, attraversa i binari urlando “Non vi vergognate?” e inizia, come fosse sul ring in una competizione di box, a tirare calci e pugni per dar sfogo ad un retaggio culturale tossico di chi ha imparato ad utilizzare solo il linguaggio dell’ignoranza.

Il 17 Maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) eliminò l’omosessualità dal manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), definendola per la prima volta “una variante naturale del comportamento umano”, ma le scene sopracitate di vita quotidiana ritraggono esattamente una fotografia della realtà. Una realtà che si cela, pericolosamente, nel piccolo paesino fino alla grande metropoli.

Da quanto emerge dalla letteratura scientifica, le persone appartenenti a minoranze sessuali, ovvero, gay, lesbiche, bisessuali, transessuali (LGBT), nel corso delle loro vite,  hanno maggiori probabilità di andare in contro ad esperienze di violenza all’interno del loro ambiente sociale, compresi crimini d’odio (Herek, 2009) riportando una frequenza più elevata di abusi fisici, verbali e sessuali rispetto alla popolazione eterosessuale (Austin et al., 2008; Balsam et al., 2005; Corliss et al., 2011).

Come definiamo l’omofobia?

Il termine omofobia fu coniato dallo psicologo George Weinberg il quale intendeva indicare l’intolleranza e l’odio nei confronti delle persone omosessuali. Esattamente come altri tipi di discriminazioni, l’omofobia è una manifestazione arbitraria. Consiste nel definire l’altro come inferiore o anomalo e ha una componente personale di chiusura e rigidità mentale (Borrillo, D. 2009. Omofobia. Storia e critica di un pregiudizio. Bari, Edizioni Dedalo).

Spesso l’educazione ricevuta porta con sé una serie di fattori e messaggi negativi etichettanti nei confronti degli omosessuali, questo dipende non solo dalla singola famiglia, ma anche dal contesto in cui si vive e dalle principali istituzioni quali la Scuola e/o la Chiesa.

Tali messaggi possono dar vita a euristiche di pensiero, ossia delle scorciatoie mentali che vengono utilizzate per valutare e che spingono ad avere un atteggiamento piuttosto che un altro, nei confronti delle persone o delle situazioni.

 Quali sono gli effetti dell’omofobia?

L’omofobia è responsabile dell’insorgenza di sofferenza psicologica nelle persone omosessuali.

Margherita Graglia (2012), psicologa-psicoterapeuta didatta di CIS (Centro Italiano di sessuologia) scrive che il pregiudizio omofobico influenza negativamente l’immagine di sé delle persone omosessuali, incidendo negativamente sull’autostima. L’omofobia minaccia il senso di sicurezza a causa delle valutazioni e delle reazioni negative degli altri, la pervasività degli atteggiamenti antiomosessuali determina la sensazione di essere in una costante situazione di minaccia.

Le persone omossessuali spesso anticipano il rifiuto, le rappresentazioni negative dell’omosessualità e il silenzio sociale generano la sensazione di non essere benvoluti. Lo stress dello svelamento porta molte persone omosessuali a nascondere il proprio orientamento per esorcizzare lo stigma di cui potrebbero essere tacciati in diversi ambiti della loro vita e tale tensione sottopone gli individui in uno stato costante di stress.

Tendenzialmente, infatti, per un gay o per una lesbica svelare il proprio orientamento sessuale, significherebbe correre il rischio concreto di essere respinti dalla famiglia, di avere problemi con il lavoro, di essere esposti a stigmatizzazione e discriminazione (D’Augelli, 1998; D’Augelli & Grossman, 2001).

L’omofobia e la cultura

La rivoluzione culturale deve partire anche dalle scuole, in cui, attualmente, la possibilità che due persone dello stesso sesso si amino è un tabù, una cosa da non menzionare, come se non esistesse. La scuola è il primo luogo nel quale innescare un cambiamento culturale teso alla normalizzazione della libertà di espressione della persona in tutte le sue sfaccettature a partire dalla sua identità di genere.

Ad oggi, siamo ancora lontani dal considerare l’omosessualità come una forma di sessualità più che legittima al pari dell’eterosessualità.

A cura di: Dott.ssa Chiara Castaldo; Dott.ssa Giuseppina Angelino Daniele; Dott.ssa Martina Antico; con la supervisione dello Psicologo Dott.re Elpidio Cecere.