Addio a Ezio Bosso, il compositore e pianista che ha fatto sognare il mondo

Ezio Bosso

Lo ricorderemo tutti per il suo coraggio e quel sorriso col quale combatteva la malattia che da anni lo attanagliava. Se n’è andato via per sempre Ezio Bosso, il pianista e direttore d’orchestra che ha commosso l’Italia. Aveva solo 48 anni.

Nel 2011 era stato operato per un tumore al cervello. Successivamente, il peggioramento di una malattia neurodegenerativa, verificatasi in quello stesso anno ed all’inizio erroneamente indicata dai media come SLA, lo costringe, nel settembre 2019, alla cessazione dell’attività di pianista, avendo compromesso l’uso delle mani. Era nato a Torino il 13 settembre 1971.

Il 28 agosto 2019 aveva inaugurato alla Reggia di Caserta la quarta edizione della rassegna “Un’Estate da Re“. Lo spettacolo era andato sold out dopo poche ore dall’inizio della vendita dei biglietti.

Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un’orchestra, smetterò anche di dirigere“.

Così, in una delle sue ultime apparizioni, nel settembre 2019. Queste le parole del pianista, scritte di recente sulla sua pagina Facebook, per invitare tutti a stare a casa, in piena emergenza Coronavirus: “Io li conosco. I domani che non arrivano mai. Conosco la stanza stretta. E la luce che manca da cercare dentro. Io li conosco i giorni che passano uguali. Fatti di sonno e dolore e sonno per dimenticare il dolore. Conosco la paura di quei domani lontani. Che sembra il binocolo non basti. Ma questi giorni sono quelli per ricordare. Le cose belle fatte. Le fortune vissute. I sorrisi scambiati che valgono baci e abbracci. Questi sono i giorni per ricordare. Per correggere e giocare. Si, giocare a immaginare domani. Perché il domani quello col sole vero arriva. E dovremo immaginarlo migliore. Per costruirlo. Perché domani non dovremo ricostruire. Ma costruire e costruendo sognare. Perché rinascere vuole dire costruire. Insieme uno per uno. Adesso però state a casa pensando a domani. E costruire è bellissimo. Il gioco più bello. Cominciamo…“.