Al Palazzo Reale apicoltori a confronto tra tradizione e futuro

L’ape come valenza economica, sociale, ambientale, apicoltura come strumento di agricoltura multifunzionale e fonte di reddito primario

Caserta – Presso l’ Istituto dei Passionisti di Palazzo Reale si è svolto lo scorso 27 ottobre un incontro del Gruppo Apistico VOLAPE e coordinato dal Prof. Antonio De Cristofaro,  presidente VOLAPE, direttore vicario Università degli studi del Molise Dipartimento agricoltura , ambiente e alimenti.

Rappresentanti degli oltre 1000 soci delle associazioni aderenti al gruppo, provenienti da Caserta, Salerno, Napoli, Campobasso, Isernia e tutto il Lazio si sono confrontati sui programmi da attuare per tutelare e promuovere l’apicoltura,  le sue attuali condizioni, le potenzialità del nostro territorio.

Ad aprire il Congresso è stato l’Assessore del Comune di Caserta, Emiliano Casale che ha sottolineato le novità e le opportunità della nostra terra di lavoro, Terra felix, per i futuri apicoltori.

“L’amministrazione Comunale ha un ruolo centrale: quello di rilaciare sul piano urbanistico comunale il nuovo sviluppo dei Colli Tifatini migliorando gli assi viari e aprendo tutti gli assi che collegano i Colli Tifatini e i paesi limitrofi; per rilanciare l’aspetto dell’agricoltura e tutto ciò che ruota attorno alla sua realtà”.

In programma c’è l’ideazione di un logo, un brand che possa unire tutte le realtà del territorio legate all’agricoltura ed esportarlo per farlo conoscere fuori dalla provincia e oltre l’Italia.

Questo territorio ha bisogno di sviluppare quelle che sono le sue qualità conosciute da 2000 anni… Bisogna risvegliare questa memoria e questa cultura per far capire che da Caserta e Provincia  nascono prodotti di qualità invidiati in tutto il mondo”.

L’Assessore dunque rinnova la promessa del massimo supporto che ci sarà sempre da parte delle Istituzioni per divulgare, dare spazio e migliorare il lavoro soprattutto per quei giovani che si appresteranno ad intraprenderlo qui, puntando il loro futuro nel loro luogo d’origine, invece di andar via.

La Dott.ssa Caludia Sorbo, presidente Coldiretti Giovane Impresa Caserta, è intervenuta anche come esempio di proprietaria di un’ azienda agricola nata come azienda apistica, socia CoNaproA e VOLAPE,  ha parlato del ruolo dell’importanza dei giovani all’interno della Coldiretti che ne condividono gli ideali.

“Nel gruppo di Caserta ci sono giovani che hanno studiato, si sono dedicati al territorio e ora stanno subentrando all’interno delle aziende della propria famiglia. Ci sono molti giovanissimi, di 13/14 anni che iniziano ad interessarsi attivamente alle attività della nostra associazione. L’Italia è ormai leader in Europa per numero di giovani che sono titolari di aziende under 30. E negli ultimi cinque anni c’è stato un incremento di aziende con titolari giovani agricoltori”.

Di fondamentale importanza è il ruolo dell’apicoltore e la conoscenza della multifunzionalità dell’impresa agricola proprio per il ruolo determinante che hanno le api sul territorio dal punto di vista ambientale, sociale e della biodiversità. Il suo è stato anche un discorso per incentivare ad appassionarsi all’apicoltura e all’agricoltura, per arricchire e migliorare la nostra terra. Inoltre ha espresso la fondamentale necessità dei corsi di formazione, della stessa Coldiretti, per non essere degli improvvisati in questo settore e ciò è possibile solo se si fa parte di un’associazione che li garantisca nella continuità e nella crescita.

La Dott.ssa Beatrice Diodati  ha tenuto una vera e propria interessantissima lezione  di storia sul Regno delle Due Sicilie e gli usi del miele nello stesso Regno e nella Casa Reale sotto l’aspetto etimologico, storico e geografico.

“Il Regno delle Due Sicilie è uno Stato preunitario molto vasto dal punto di vista territoriale e soprattutto dal punto di vista economico. Una superpotenza economica che è stata paragonata all’attuale Germania. Nasce nel 1816 e vede il suo declino nel 1861, quando il 17 marzo sorge L’Unità d’Italia. Quindi il Regno della Due Sicilie si colloca tra due momenti forti della nostra storia: la Restaurazione ed il Regno D’Italia. La Dinastia dei Borbone ha poi portato avanti il Regno, con Ferdinando I, figlio di Carlo di Borbone, Francesco I, Ferdinando II e Francesco II.  … Comprendeva le attuali Regioni Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Campania, Lazio orientale, meridionale e anche l’ arcipelago di Pelagosa: un gruppo di isolette che si trovano tra le attuali Isole Tremiti attualmente appartenenti alla Croazia.”

La sua potenza economica era molto vasta dunque dal punto di vista territoriale, ma il settore primario era quello dell’agricoltura. L’apicoltura ebbe un ruolo fondamentale nel regno dei Borbone. L’Aperìa sorge nella parte settentrionale del giardino inglese, la struttura nasce dall’adattamento dell’ampia vasca di una cisterna fuori uso costruita da Luigi Vanvitelli. Il serbatoio, costruito sulla sommità di una collina boscosa, doveva servire in caso di guasto all’acquedotto Carolino; in epoca francese divenne luogo di allevamento delle api per la produzione del miele. E da qui il nome di Aperìa, a testimonianza che fin dal tempo dei Borboni il miele fosse in uso. Dal 1811, con l’aumento del costo dello zucchero, si puntò maggiormente sull’uso del miele che diventò il prodotto dei poveri.

Ancora oggi c’è molto disinteresse, poca cultura e conoscenza sull’apicoltura e tutto il mondo che ruota attorno alle api. Soprattutto oggi che si parla purtroppo tantissimo della nostra terra bruciata, avvelenata e martoriata come la Terra dei fuochi così distante da quell’età dell’oro che fu, non si deve, non si può abbassare la guardia e voltarsi indifferenti dall’altro lato; perché bisogna difendere ciò che è e ciò che resta, e ne è tantissima, di quella parte ricca di risorse e potenzialità. L’apicoltura come faro della biodiversità va difesa e valorizzata. Da tutto ciò è nata l’idea di promuovere un concorso dei mieli che vengono prodotti all’interno dei territori che furono il Regno delle Due Sicilie. E’ una sfida coraggiosa che la dottoressa Diodati invita a cogliere sia per ristabilire un equilibrio con l’ambiente perché difendendo questi preziosi insetti possiamo migliorare e salvaguardare la nostra esistenza, sia per mettere in risalto la nostra storia che non si può e non si deve dimenticare.

Apes debemus imitari, quae vagantur et flores idoneos ad mel faciendum carpunt”.

 Conclude così, con questa citazione di Seneca,  che ci possa servire da monito proprio perché dobbiamo imitare le api che vagano qua e la e bottinano i fiori idonei a fare il miele.

Gli interventi della Dott.ssa Anna Cerrone, responsabile operativa diagnostica speciale dell’ Istituto Zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno e del Dr. Vincenzo De Lucia, veterinario ASL Caserta, Regione Campania Assessorato Agricoltura, sono serviti a far conoscere l’importanza della collaborazione di queste istituzioni con le attività produttive.

Gli Istituti Zooprofilattici sono fondamentalmente i laboratori dei servizi veterinari territoriali e svolgono attività di ricerca. Questi istituti avendo una linea di interesse rispetto dunque al mondo della ricerca, oltre ad avere un ruolo istituzionale in quella che è l’attività che rientra nella sorveglianza sanitaria, sono assolutamente aperti all’eventualità di proposte che possano derivare dalle esigenze del territorio”.

“Sfatiamo il mito che i veterinari sono solo dei controllori! Si sta organizzando un gruppo di lavoro di apicoltura per un controllo collaborativo della filiera apistica; dall’allevamento, ai suoi prodotti e alla sua distribuzione alimentare” .

Il Ministero della Salute ha riconosciuto che l’attività apistica è un bene fondamentale nelle attività produttive.

Il Dr. Manuel Lombardi, presidente Coldiretti Caserta e titolare dell’agriturismo Le Campestre, ha esordito mandando un messaggio chiaro e forte in difesa del mondo agricolo legato anche al turismo enogastronomico e dei suoi frutti come il conciato romano, un delizioso formaggio, dall’odore e sapore intenso, verace come la nostra Terra Felix.

Perché nessuno ne parla, ma le terre dei fuochi ci sono anche al nord, come a Brescia, nel Veneto, a Pordenone e la nostra terra è ancora fertile e dobbiamo comunicarlo a tutti a gran voce! ”

Riccardo Terriaca, direttore del CoNaProA,  il più autorevole consorzio di apicoltori della provincia di Caserta ha descritto il gruppo VOLAPE che è un coordinamento di associazioni che si sono unite per tracciare delle linee strategiche comuni per disegnare lo sviluppo del futuro dell’apicoltura basandolo su principi e valori condivisi come il rispetto delle regole e la qualificazione professionale degli apicoltori attraverso assistenza e formazione.

“L’associazionismo in genere, ma soprattutto in apicoltura è uno strumento indispensabile per delineare questo tipo di attività dalla promozione alla valorizzazione. L’apicoltura è una sorta di sistema di nodi interconnessi tra loro. Ed è necessaria una struttura che li metta in contatto per tracciarne il futuro”.

 Sono l’unica filiera  che sottende il principio 3 volte italiani, perché api , apicoltori ed ambiente sono rigorosamente italiani.

“Siamo convinti che il discorso dell’ape locale adattata al territorio sia fondamentale per creare uno sviluppo di apicoltura sostenibile, che sia in raccordo col territorio che ci ospita. L’utilizzo delle razze autoctone ci aiuta nel confrontarci con le patologie e con le difficoltà senza dover abusare della chimica o dei controlli troppo invasivi”

VOLAPE è composta da 2 associazioni regionali, 2 associazioni provinciali, 1000 soci, 3 cooperative apistiche, oltre 45000 alveari. La sua forza nasce dalla consapevolezza della responsabilità che si ha nell’impegno di rappresentare in un’ associazione gli interessi di tutti.

Il Premio del miele del Regno delle Due Sicilie va anche nella direzione della promozione del miele e del suo mercato troppo spesso relegato ad un uso limitato solo in alcuni mesi dell’anno.

Il CoNaProA gestisce un progetto chiamato C.A.R.A. Terra (in collaborazione con l’ateneo del Molise e con quello di Napoli), di biomonitoraggio ambientale innovativo, di rilevanza nazionale con cui si è monitorato tutto il territorio dell’alto casertano. Questo progetto nasce dall’esigenza di reagire e dare un contributo prelevando i dati che le api raccolgono quotidianamente dal territorio. Le api infatti sono la centralina di biomonitoraggio che insieme agli apicoltori e alle università hanno creato un’alleanza per indagare e raccontare la verità sulla terra dei fuochi. L’ ape riesce a monitorare tutti i comparti ambientali: suolo, aria e acqua ed è in grado di rilevare la presenza di metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, di diossina, di policlorobifenili e di elementi radioattivi, analizzando miele, polline e cera.

Il convegno si è concluso con il conseguimento del diploma per i corsisti che avevano sostenuto e superato l’esame svoltosi nella mattinata.

Servizio Fotografico a cura di Roberta Pirozzi