Al Teatro Civico 14 di Caserta il nuovo spettacolo dal titolo “Cover 3.0” in scena il 14 ed il 15 dicembre

Debutta al Teatro Civico 14 di Caserta la nuova produzione firmata della compagnia Mutamenti dal titolo “COVER 3.0“, in scena sabato 14 alle ore 20 e domenica 15 dicembre 2019 alle ore 19.

Lo spettacolo, nato dal testo di Mariastella Eisenberg, adattamento di Luigi Imperato, regia di Rosario Lerro, vede in scena Ilaria Delli Paoli nei panni di Adele accompagnata da Martina Porfidia, Fabiana Marotta, Maria Elena Mennella e Valentina Velleca.

Sinossi dello spettacolo

La protagonista parte dal racconto della morte del marito che l’ha gettata in una crisi profonda e nonostante i suoi trentacinque anni si sente una donna diversa: vuole distruggere il suo vecchio io. Adele da figlia, sorella, lavoratrice e poi moglie, è stata sempre una che ha “funzionato”  sentendosi, però, in stato di minorità nei confronti del suo mondo.

Ora le sembra di avere il vuoto intorno, di aver perso il ruolo e così le sue certezze: è il momento giusto per provare un’altra strada. Mette in atto un progetto di solitudine – scelta e non imposta  – in cui il silenzio domina incontrastato interrotto solo dai “rumors” virtuali dei mezzi tecnologici.

Il suo progetto di vita sarebbe quello di disconnettersi pian piano dal rumore bianco della tecnologia – dopo essersi disconnessa dal mondo – per connettersi al silenzio. Ma il progetto sembra fallire in seguito ad una serie di circostanze tragicomiche fino ad un imprevisto finale, che vede Adele – questa volta non più oggetto ma soggetto – in veste di demiurgo di un’altra vita.

Appunti sulla messa in scena

Traghettare la scrittura di Mariastella Eisenberg verso una forma che ne accentuasse i caratteri drammaturgici non è stato complesso poiché la vivacità, l’ironia e gli abbandoni lirici del testo ne facevano già una partitura teatrale in potenza, una narrazione che si fa già azione sotto gli occhi e nella mente del lettore.

La compagnia Mutamenti ha provato a mettere la complessità del personaggio di Adele, la sua leggerezza e il suo malessere, al servizio di un linguaggio scenico fatto di elementi classici e contemporanei al tempo stesso.

Una sorta di coro post moderno che dialoga con la tecnologia e forse ne è parte, voci che giungono da un altrove remoto ma che potrebbero anche essere semplicemente il rimbombare dei pensieri della protagonista, i rumori del suo cuore e del suo cervello, il farsi suono e presenza del suo stesso respiro.

La solitudine di una donna circondata dall’immaterialità sonora, dal rumore tanto odiato, dal trambusto di persone che le sono intorno ma che non ci sono; lasciata, nonostante l’apparente aggressività, debole e indifesa al centro della scena.

Voci, ombre, pensieri che si allungano fino a lei, attraversano le pareti invadono il suo spazio di sicurezza. Un continuo dentro di rimpianti e un fuori di rimandi. Alla vita che poteva essere. Alla vita che non può essere. Alla vita che, in fondo, non sarà.

Altri ruoli ed interpreti

Assistente alla regia e in video Vincenzo Bellaiuto; musiche Paky Di Maio; scene Antonio Buonocore con Nicola Bove; assistente scene Mustapha Khan; collaborazione movimenti scenici Dalila Riccobono; video Angelo Cretella; grafiche Vito Vigliotti; organizzazione Napoleone Zavatto.

Loading...