Alla Mondadori la presentazione del toccante libro “Annuccia di Torchiara” di Alba di Spartaco alias Salvatore Cocchiaro

Salvatore Cocchiaro
Salvatore Cocchiaro
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“Roma era grande, potente e lenta; Spartaco era piccolo, affamato e veloce. Roma era vecchia e attaccata alle proprie tradizioni; Spartaco era un innovatore. Roma era pesante, Spartaco era agile.” B. Strauss
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“Il punto centrale della scrittura è avere qualcosa nel tuo intestino o nella tua anima o nella tua mente che brucia per essere scritto.” Jerome Lawrence
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Con queste due frasi ho voluto iniziare questo mio articolo sull’interessante e profonda presentazione del libro “Annuccia di Torchiara” di Alba di Spartaco alias il sammaritano Salvatore Cocchiaro tenutasi alla Mondadori di Santa Maria Capua Vetere, serata moderata da Francesco Verde, traduttore ed editore, insieme a Pasquale Clemente, Direttore del Roma.

Il motivo di questo incipit è molto semplice ma dovreste leggere il libro per capirlo….Spartaco, l’idolo dello scrittore, di cui parlerò in seguito ed il secondo vero motivo di questo tempo è il ricordo di una persona cara. Andiamo con ordine. Molto colta e accattivante l’introduzione del Verde, che ci ha incantato per i vari rimandi storici, politici e letterari durante tutto l’incontro.

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Bisogna innanzitutto dire che il genere è autobiografico ma con quell’impersonalità data alla terza persona che nulla toglie al messaggio insito nell’opera; ricordiamo che non è semplice scrivere della propria vita e la terza persona è un metodo che nel corso degli anni ha sostituito la prima persona.

Allora ci si domanda come mai è stata scelta una autobiografia e non un romanzo legato alla propria vita? Perchè tutti i ricordi e le esperienze sono stati talmente intensi che un romanzo forse non sarebbe mai riuscito a dare quella vis letteraria che invece trapela da queste pagine.

Vi consiglio di leggere la prefazione, dove lo scrittore, con un susseguirsi di domande retoriche, si mette a nudo e guida il lettore nella lettura dell’opera, come un padre con un figlio. Il testo è corredato da splendide foto che orientano chi legge nel susseguirsi degli eventi, che presto diverranno una pellicola.

Immergiamoci dunque nel libro. Come accennavo inizialmente uno dei simboli del Cocchiaro è Spartaco e lo pseudonimo utilizzato è proprio “L’alba di Spartaco”, un omaggio non solo al gladiatore ma anche un riferimento all’inizio di una nuova esistenza, dopo tanti drammi, vittorie, sconfitte e ricordi. Il titolo con la foto di copertina è il più delicato e profondo atto d’amore verso una donna amata; il sottotitolo in basso, invece, ci spiega il contenuto: “romanzo d’amore, di politica e di vicende postali”.

In breve, l’amore inizialmente verso la sua città, Santa Maria Capua Vetere, che l’ha profondamente ferito, verso il suo lavoro, che invece gli ha dato enormi soddisfazioni, verso Annuccia, il suo alter ego; la politica questo rapporto di conflitto e di intesa che l’ho accompagnato per molto tempo; vicende postali, che sono uno dei capisaldi dello scritto.

Nell’incontro è stato bello rivivere con l’autore la sua giovinezza e questo suo andare sempre all’anfiteatro, dove riviveva e immaginava le imprese del grande Spartaco; interessante quindi leggere ciò che è scritto a p. 236:

“Non sono io che la odio, è lei (la città) che odia i suoi figli. Non voglio fare paragoni che non stanno nè in cielo nè in terra ma a te sembra possibile che non fanno mai una commemorazione o un convegno su Spartaco, lì, proprio lì dove è iniziata la più grande rivolta di schiavi che la Storia ricordi? Io, ogni anno, indirei la festa di Spartaco proprio come si fa al festival di San Remo o di Spoleto. “

Un incontro molto importante è stato quello con il francescano Padre Michele, esponente della Gioventù Francescana, che verteva sulla teologia della liberazione, contro l’allora DC, per questo esiliato a Roccamonfina.

Spartaco e Padre Michele sono stati i motivi fondanti per cui l’autore ha deciso di partire, avendo vinto giovanissimo il concorso nelle Poste. Da lì la sua avventura in questo mondo, che lo ha formato ma che gli ha permesso di emergere fino a diventare una figura dirigenziale, non prima essere stato sindacalista, scontrandosi con dirigenti incapaci, dipendenti poco onesti e sindacalisti non interessati.

Eppure l’incontro più importante per la sua vita è con Anna di Torchiara, anch’ella lavoratrice dirigenziale prima alla banca ed in seguito passata alle poste, instancabile sebbene con una differenza con il Cocchiaro: ella era una stacanovista mentre egli vedeva nelle Poste un alto ideale popolare, il luogo del popolo, quasi una missione da portare innanzi. Leggete a tal proposito nel libro il motivo per cui il Cocchiaro ha riformato la settimana del lavoro postale e capirete la passione ed il rispetto che provava anche per i suoi collaboratori. Anche fare il postino gli ha insegnato tanto: a parlare con le persone, a confrontarsi e a comprendere le varie difficoltà. Ritorniamo ad Anna.

Con lei, ha vissuto anni felici, di perfetta intesa, sintonia e attrazione, avendo gli stessi interessi culturali e politici, fino alla sua morte, avvenuta l’anno scorso nella notte di Natale. Come ha esplicitato il Cocchiaro:

“Anna. Questo libro nasce da un momento in cui mi sono fermato. Da una vita di coppia alla solitudine. Non volevo scrivere un libro ma solo una riflessione su cosa fare! Così ho deciso di scrivere sulle tre cose più importanti della mia vita: le Poste, la Politica e l’Amore.”

Il libro è dedicato anche al borgo che Anna amava, Torchiara, vicino ad Agropoli, e come ha spiegato l’autore è una sorta di guida turistica. Non solo la bellezza del luogo, quella malinconia del ricordo si è trasformata in un viaggio di scoperta grazie ad Anna, del borgo. A tal proposito è interessante leggere nel libro le vicende del generale Paone, una figura semileggendaria del borgo, che molto ha in comune con lo scrittore. A conclusione dell’incontro è stato bellissimo anche il ricordo del caffè con Vittorio Gassman, un altro bellissimo paragrafo del libro.

Scrivere di ricordi non è semplice ma il Cocchiaro ci ha aperto un mondo, grazie alla sua vicenda biografica.