Alla scoperta dei gufi… con poesia: due esperti ci aiutano a conoscere questi splendidi rapaci notturni

In questa puntata tratterò dei gufi e della poesia ad essi dedicata dal famoso poeta francese Charles Baudelaire (1821-1867). Il mio primo incontro con i rapaci notturni fu alla Vaccheria di Caserta, quando vidi dei barbagianni sul campanile della chiesa svolazzare come bianchi fantasmi. Per far conoscere questi amati uccelli mi sono rivolto a Marco Mastorilli e Francesco Vincenzo Paolella.

Marco Mastrorilli (www.mastrorilli.it), milanese, è specializzato nella ricerca e nello studio dell’ecologia dei rapaci notturni, Presidente del Gruppo Italiano Civette, Direttore artistico del Festival dei Gufi e del Festival dei Gatti nonché coordinatore nazionale della Notte Europea della Civetta. Autore scientifico, vincitore di diversi premi letterari internazionali e nazionali, tra cui quello assegnatogli dal Global Owl Project nel 2015 in Minnesota come miglior esperto di gufi a livello mondiale, entrando così a far parte della prestigiosa World Owl Hall of Fame. È spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive (Geo, Uno Mattina, Sereno Variabile).

Nel suo libro Il volo rapito, (Noctuabook ed.), gratificato col Premio Letterario Internazionale città di Como 2020, tratta dei gufi, del loro traffico illecito, delle leggende, delle tradizioni e del rapporto con l’uomo. Alla mia domanda sulla situazione attuale dei gufi nella nostra Penisola così ha risposto:

“In Italia vivono 10 delle 14 specie di rapaci notturni che popolano il nostro continente e la loro elusività non permette di avere un quadro eclatante della loro distribuzione e diffusione. Le due specie più comuni sono la Civetta Athene noctua e l’Allocco Strix aluco, che tra l’altro hanno spiccate vocazioni sinantropiche, ovvero popolano volentieri anche le aree urbane e sub-urbane. Negli ultimi anni due specie stanno avendo una forte crescita demografica, il piccolo Assiolo Otus scops, che emette un canto monosillabico e dalle sonorità metalliche, chiamato Chiù sia da Pirandello che da Pascoli ed il Gufo comune Asio otus, che vive anche in zone degradate. Il problema di conservazione dei rapaci notturni si lega alla perdita degli habitat e alle crescenti cause di mortalità, come l’impatto con autoveicoli.  L’unica specie che sta diventando sempre più rara è il Barbagianni Tyto alba, in virtù della rarefazione del suo habitat e degli spazi idonei alla nidificazione.”

Esaustivo anche l’intervento di Francesco Vincenzo Paolella, Direttore volontario dell’Oasi WWF del Bosco di S. Silvestro, che da anni cura con amore e passione questo paradiso naturale:

“Il numero di rapaci notturni recuperati e rimessi in libertà in questi anni è stato ragguardevole. Solo tra il 2019 ed il 2020 abbiamo curato e reinserito in natura 2 gufi, 3 barbagianni, 4 assioli e 5 civette. L’ultima civetta, a cui avevamo dato il nome di Tiziana, in omaggio alla Direttrice della Reggia, Tiziana Maffei, è stata liberata proprio da lei, intervenuta per l’occasione. Attualmente nella voliera degli irrecuperabili, ossia di quelli che non potranno mai più essere reinseriti in natura a causa di gravi menomazioni causate da armi da fuoco, ci sono quattro rapaci, di cui due notturni, un barbagianni ed un allocco. Li alimentiamo, anche se degenti a vita, per fare educazione ambientale. Ai ragazzi delle scuole ed a tutti i visitatori facciamo conoscere sia la funzione importante che svolgono nel mantenere l’equilibrio nell’ecosistema sia il comportamento sciagurato di alcuni soggetti che si definiscono ‘sportivi’ ma sparano anche alle specie protette. Due domeniche fa tra gli animali liberati anche una poiana da noi curata e perfettamente guarita.”

I gufi… in versi

Oggi ricorrono duecento anni dalla nascita di Charles Baudelair. I gufi sono il soggetto di questa sua poesia, edita nel 1851 su Le Messanger de l’Assemblé e nei Fleurs du Mal (I fiori del Male):

I gufi

Sotto i tassi neri loro ospiti
i gufi in fila si dispongono,
come se fossero esotici idoli,
l’occhio rosso saettando. Meditano.
 
Lì se ne staranno immobili
fino al cader dell’ora malinconica
in cui, l’obliquo sole cacciando,
spesse dilagheranno le tenebre.
 
Tale condotta insegna al saggio
che si deve temere a questo mondo
ogni forma di moto e confusione;
 
l’uomo ebbro d’un’ombra che passa
sconta sempre la delusione
d’aver voluto cambiar di posto.

Les hiboux

Sous les ifs noirs qui les abritent,
Les hiboux se tiennent rangés,
Ainsi que des dieux étrangers,
Dardant leur oeil rouge. Ils méditent.
 
Sans remuer ils se tiendront
Jusqu’à l’heure mélancolique
Où, poussant le soleil oblique,
Les ténèbres s’établiront.
 
Leur attitude au sage enseigne
Qu’il faut en ce monde qu’il craigne
Le tumulte et le mouvement,
 
L’homme ivre d’une ombre qui passe
Porte toujours le châtiment
D’avoir voulu changer de place.

Il sonetto è a rima incrociata, con elementi stilistici quali la personificazione (i gufi che miditano, méditent v. 4) e la similitudine dei gufi come divinità orientali (Ainsi que des dieux étrangers v. 3). Il componimento si apre con un notturno, dai tratti angoscianti (noirs v. 1; l’heure mélancolique v. 6; les ténèbres  v. 8) in cui appaiono i rapaci immobili (tiennent rangés v. 2, remuer v. 5 e tiendront v. 5) sui tassi, mentre meditano (méditent v. 4). Subito dopo cambia la scena: abbiamo accennato che il componimento è simbolico-politico, perché i versi furono scritti quando Baudelaire si ritirò dalla vita pubblica all’ingresso di Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone, appoggiato da uomini entusiasti come ubriachi (l’homme ivre v. 12).

Ecco allora cosa vogliono dirci le strofe  successive: questi uomini, senza accorgersi del pericolo che rappresentava il falso sovrano, ben presto presero coscienza che egli, da tiranno, stava di fatto eliminando la Repubblica; il vecchio regime repubblicano è visto come un sole in declino (le soleil oblique al v. 7) mentre il Bonaparte come le tenebre che avanzano (les ténèbres s’établiront al v. 6). La risposta civile a questo scenario è la violenza della ribellione (Le tumulte et le mouvement al v.11), condannata dal poeta che esorta invece i cittadini a comportarsi alla guisa dei gufi e degli Epicurei, vivendo in attesa degli eventi, perchè sicuramente il Bonaparte non sarebbe durato molto (d’une ombre qui passe v. 12). Un testo meraviglioso, che lancia un messagio di quiescenza per un avvenire migliore attraverso l’immagine dei gufi. Quindi che altro dire…tanti auguri Baudelaire e lunga vita ai gufi !