Alla scoperta della poesia greca antica: Saffo, la prima poetessa

Saffo, la prima poetessa

Riscoprire o conoscere la poesia greco-romana è quasi un dovere morale per non far perdere alle nuove generazioni o alle vecchie la bellezza di leggere versi così antichi. La musicalità, la metrica, l’uso selezionato delle parole, l’interiorità ed i sentimenti sono i temi principali della lirica greca. Oggi conosceremo Saffo, la più antica educatrice!

Saffo e la sua scuola

Non abbiamo un vero e proprio ritratto della poetessa ma gli artisti si sono sbizzarriti sulla sua rappresentazione fin dall’antichità. Nel quadro proposto, realizzato dal pittore inglese John William Godward nel 1904 e conservato al J. Paul Getty Museum, intitolato In the days of Sappho, si possono intravedere due caratteristiche che si rifanno alle conoscenze che la tradizione greca ci ha conservato su di lei: l’aspetto tipicamente ellenico con occhi e capelli intensamente neri insieme all’indole tendente ad istruire ed educare, evidente nella posa scelta dall’artista per la sua modella.

La scrittrice, donna di famiglia aristocratica nata a Lesbo, sposata e madre di Cleide, si può definire infatti una sorta di docente dell’età arcaica; la sua scuola, il tiaso, era una sorta di college tutto al femminile, in cui si veneravano innanzitutto Afrodite e le Muse. Vi accedevano le figlie dei nobili greci, che venivano educate ad essere le future spose del domani, imparando ad amministrare la casa, a tessere, ad allevare i figli, a suonare ed a comporre versi.

Il primo poetico notturno

Uno dei temi più trattati da Saffo è l’amore con tutte le reazioni fisiologiche ed emotive che esso comporta. Scrive anche componimenti d’occasione come gli epitalami o poesie per i matrimoni, invettive, carmi epici ed altro. Quello che vi presento è un frammento dell’edizione Lowe-Page, nella traduzione famosa del poeta Quasimodo dalla sua silloge del 1940 I lirici greci. Ecco il testo greco con traduzione

Ἄστερες µὲν ἀµφὶ κάλαν σελάνναν
ἂψ ἀπυκρύπτοισι φάεννον εἶδος,
ὄπποτα πλήθοισα µάλιστα λάµπῃ
γᾶν [ἐπὶ πᾶσαν]
… ἀργυρία …

Gli astri d’intorno alla leggiadra luna
Nascondono l’immagine lucente,
quando piena più risplende, bianca
sopra la terra.

A livello stilistico, creò anche un nuovo metro poetico, la strofa saffica, per differenziarsi dagli altri poeti, utilizzata nel corso dei secoli anche da Carducci e Pascoli. Molti critici ritengono che questi versi facciano parte di un imeneo o poesia nunziale, che non ci è stato interamente conservato. La luna piena, infatti, rappresenterebbe la sposa che è pronta a realizzare il suo sogno d’amore ed è così felice che quasi spegne la brillantezza delle altre stelle, che simboleggiano le altre ragazze. La sua bellezza, luminosa nel cielo, era già stata cantata da Omero nell’Il. VIII, v. 555 ma la scrittrice capovolge la scena: le stelle non brillano al pari del satellite ma scoloriscono di fronte ad esso, elemento che ancora una volta ci dimostra l’unicità cui voleva arrivare la scrittrice.

Questo breve frammento fu talmente apprezzato che venne ripreso da Dante, Tasso, Foscolo e Leopardi, rendendo la poesia saffica intramontabile e la poetessa la prima femminista ante literram in un mondo ancora tutto al maschile! Alla prossima.