‘Archetipi’ di Antonio Biasiucci: dai vulcani al latte cosmico, alla Reggia di Caserta

Tiziana Maffei Archetipi
SANCARLO50-700
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Il fotografo campano espone oltre 300 scatti nella Gran Galleria del palazzo borbonico. Un viaggio tra sacro, natura e memoria, con installazioni site-specific e due nuove acquisizioni.

Cosa lega un ex voto, un vulcano in eruzione e un pezzo di mozzarella che diventa galassia? La risposta sta nello sguardo di Antonio Biasiucci, fotografo tra i più originali del panorama italiano contemporaneo, protagonista della prossima grande mostra della Reggia di Caserta.

PETRONE
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Dopo l’anteprima nella Cappella Palatina il 30 maggio, l’esposizione “Archetipi” sarà visitabile dal 31 maggio al 30 novembre 2026 nelle sale della Gran Galleria, il cuore monumentale del palazzo vanvitelliano. Un allestimento imponente: oltre 300 fotografie e installazioni capaci di trasformare frammenti di realtà campana – pane, latte, riti, corpi di vacche – in simboli universali.

L’alfabeto dell’umanità secondo Biasiucci

A curarla è Tiziana Maffei, con l’organizzazione di Valeria Di Fratta e Paola Servillo. L’evento è realizzato dal Museo Reggia di Caserta in collaborazione con Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Opera Laboratori, e sostenuto da Fondazione Orizzonti e Totem Digitali srl.

Biasiucci non si limita a documentare. Scolpisce la realtà per sottrazione: riduce il soggetto all’essenziale, fino a fargli perdere coordinate spazio-temporali. Così il pane diventa meteorite, la mozzarella un cosmo, l’uccisione di un animale mitologia. Il risultato è un’indagine sugli archetipi dell’umano, dove il territorio campano (vulcani, fede, pastorizia) funge da laboratorio emotivo e concettuale.

'Archetipi' di Antonio Biasiucci alla Reggia di Caserta

Dall’ex voto al magma: i nuclei forti della mostra

Il percorso si apre nella Cappella Palatina, dove 27 ex voto – oggetti donati dai fedeli – appaiono come enigmatiche apparizioni in un “teatro dell’assurdo”, per usare le parole della curatela. Un’autobiografia per immagini che introduce al cuore dell’esposizione.

Lungo la Gran Galleria si snodano 24 sequenze tematiche: singole foto, polittici, installazioni. Tra queste spicca Molti, ispirata ai calchi facciali realizzati negli anni Trenta dall’antropologo Lidio Cipriani in Nordafrica. Accompagnati dai numeri disegnati da Mimmo Paladino, quei volti diventano cifre aride: un memoriale visivo per i migranti scomparsi in mare.

Grazie a un’acquisizione del MiC (bando “Proposte per l’acquisizione di opere d’arte contemporanea”), la Reggia ha inoltre arricchito le proprie collezioni con la serie Magma, frutto della collaborazione di Biasiucci con l’Osservatorio Vesuviano tra il 1987 e il 1995. Un lavoro tra reportage e visione, segnato dal fuoco e dalla terra instabile del Vesuvio.

Il latte, lo spazio e i telai di San Leucio

A metà del percorso, un’altra novità: Corpo Latteo, entrata nel patrimonio museale grazie a un’erogazione liberale Art Bonus. Sedici fotografie in cui il latte – simbolo di nascita e vita – assume uno stato “gassoso”, restituendo l’idea di una distanza cosmica, quasi una fotografia dello spazio. Eppure, in quei corpi candidi affiorano forme che ricordano un grembo materno.

L’omaggio al territorio si completa con un viaggio viscerale nel Real Sito di San Leucio, in occasione dei 250 anni dalla fondazione della Colonia. Qui i telai, i rocchetti e gli ingranaggi abbandonano la loro funzione meccanica: riaffiorano i volti delle donne della seta, tracce di un’identità mai perduta.

La mostra si inserisce in un percorso più ampio che il Ministero della Cultura dedica al linguaggio fotografico come strumento di conoscenza e formazione dello sguardo.