Archivio di Stato, Piazze del Sapere scrive all’Università

Caserta sta attraversando un vero buio culturale, ce ne rendiamo conto solo guardandoci intorno e vedendo qui e là la chiusura di strutture storiche importanti o le condizioni poco dignitose in cui versano altri edifici.

Piazze del Sapere e Aislo (Associazione Italiana incontri e studi sullo sviluppo locale) scrivono all’Università per chiedere lumi su questa situazione ormai  sempre più incombente.

Alla Prorettore Università L. Vanvitelli

Al Direttore DILBEC Unicampania

Care prof.se,

mi rivolgo a voi in quanto espressione del mondo dei saperi e dell’alta formazione del nostro territorio. Nonostante vari interventi da parte del Comitato nei confronti del MIBAC ed istituzioni competenti, va segnalato che l’Archivio di Stato – fondamentale struttura per l’identità e la memoria storica della nostra terra – continua a versare in condizioni di precarietà, ad oggi è chiuso ed inaccessibile a cittadini e studiosi.  I locali della Reggia, che dovevano essere ristrutturati per accogliere una parte del materiale documentale, rimangono vuoti, in attesa dei lavori di consolidamento. Ma quel che è peggio si continuano a pagare a privati fitti salati per la vecchia sede decentrata, si cui  si hanno notizie preoccupanti relative alle condizioni di tenuta e di sicurezza del ricco patrimonio e materiali di documentazione di importanti enti e strutture della nostra Provincia (a partire da quelli della stessa Prefettura).

Intanto l’Archivio viene smembrato e disperso, con migliaia di volumi spediti a Benevento; dopo i primi trasferimenti in un locale di Pastorano rilevato dal MIBAC, oltre 10 km (così vengono calcolati) di documenti e materiali sono rimasti bloccati per un contenzioso aperto con la proprietà dello stabile di via dei Cavalieri.

Dall’altro lato vanno avanti molto a rilento i lavori di ristrutturazione dell’ex Emiciclo, che dovrebbe diventare la sede definitiva dell’Archivio. Vennero iniziati nel lontano 1995, ma a causa di una serie di vicissitudini ed incompetenze, con denunce varie ed anche un ricorso alla Corte dei Conti, siamo solo al I stralcio del progetto del 1999. Visti i tempi biblici che occorrono per il suo completamento, cominciano a sorgere perplessità anche su questa destinazione d’uso.

Per questi motivi ci rivolgiamo al mondo dei saperi e dell’università per rilanciare l’attenzione su uno scandalo senza fine e su una vergogna senza pari per il Governo e per le istituzioni locali. Come è stato fatto per il Museo Campano vi chiediamo di intervenire e riprendere alcuni progetti come quello delle “Carte parlanti” (avviato con la precedente direttrice L. Grillo), in cui poter coinvolgere docenti e studenti dei vostri prestigiosi Corsi di Laurea in Conservazione dei Beni culturali e Lettere, anche per dare ai giovani dei segnali positivi per il loro futuro.

Nello stesso tempo appare incomprensibile che il Comune ed anche la Provincia finora non abbiano speso una parola in merito. Rimangono silenti e distratti su una questione di vitale importanza per la nostra civiltà ed identità. Qualcosa dovrebbe fare anche la Prefettura, che è uno degli enti maggiormente interessati alle sorti dell’Archivio. Come Piazze del Sapere  chiederemo al nuovo Direttore R. Traettino di esporre in un pubblico confronto  come si sta muovendo per ripristinare le condizioni minime di agibilità e di fruizione della struttura, a partire dalla unificazione della parte di Archivio che storicamente è rimasta allocata e gestita in modo improprio (e non conforme alla normativa) dalla Direzione della Reggia. Per inciso, ricordiamo che in merito c’è una norma dettata dal Progetto Soragni che dovrebbe essere attuato come indirizzo vincolante da parte degli organi competenti dello stesso Mibac.