16.11.11 Caserta – Ancora un grido d’allarme dal settore occupazione in provincia di Caserta. A lanciarlo sono i dipendenti della Tecnogen S.p.A. di Piana di Monte Verna, operante nel settore dello sviluppo e della produzione di farmaci biotecnologici, da mesi ignorati dai media e dalle Istituzioni e, quel che è peggio, emarginati dalla stessa casa madre, in nome di un presunto piano di reindustrializzazione, del quale l’azienda sembrerebbe non fare più parte. Nei primi anni ’90 Cirio Ricerche e Tecnogen, l’una nel campo della ricerca agroalimentare, l’altra in quello delle biotecnologie, dovevano costituire l’asse portante, intorno al quale costruire una vera e propria cittadella della scienza, che avrebbe dovuto fare della Fagianeria di Piana di Monte Verna, un modello da prendere ad esempio per l’intero Mezzogiorno d’Italia.
Questo nelle intenzioni iniziali. Nella realtà, l’Eureco, già Cirio Ricerche, dopo lo “tsunami” Cragnotti e le successive disavventure legate a imprenditori di pochi scrupoli e zero competenze, sta scivolando rapidamente verso il baratro, con 22 dipendenti superstiti in bilico tra CIG e mobilità; la Tecnogen rischia seriamente di fare la stessa fine. Il passaggio di proprietà alla Sigma Tau Finanziaria S.p.a, che doveva rappresentare una solida garanzia per commesse e sbocchi occupazionali, si è rivelato con il tempo un’arma a doppio taglio per i 63 dipendenti, ora di fronte allo spettro della chiusura. E questo, nonostante l’azienda, sorta anagraficamente a Milano nel 1987, ma trasferitasi stabilmente nella modernissima struttura di Piana di Monte Verna nel 1993, dopo un periodo di “convivenza” con l’adiacente Cirio Ricerche, oltre ad aver prodotto numerosi brevetti, abbia ottenuto, sin dal 2003, l’autorizzazione, da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), per la produzione di farmaci destinati alla sperimentazione clinica; e la certificazione, nel dicembre 2010, del proprio sistema di gestione Salute e Sicurezza sul lavoro, secondo i dettami del British Standard OHSAS.
“Per il Sud e per la provincia di Caserta in particolare,” – ci dicono i rappresentanti dell’R.S.U. – “sarebbe l’ennesima sconfitta in termini di prospettive industriali di sviluppo e di perdita di risorse umane”. Auguriamoci solo che qualcuno in alto raccolga l’ennesimo, accorato appello di questi lavoratori, prima che qualcun altro faccia spegnere, impietosamente, anche l’ultima fiammella di speranza.
