Arrestato “Peppe a’ tigre”, il parcheggiatore abusivo che ha mandato in coma un 17enne casertano

Un fenomeno sempre più diffuso e oggetto di molti dibattiti è quello dei parcheggiatori abusivi: persone che, senza alcun permesso da parte della legge, richiedono, spesso con insistenza e ricorrendo addirittura a minacce, il pagamento di una determinata somma in denaro a coloro che sostano i propri mezzi in zone cittadine pubbliche.

La maggior parte delle volte si tratta di persone che vivono in condizioni economiche disagiate e precarie, e, non riuscendo a trovare un vero e proprio lavoro per le più svariate ragioni, compiono atti illegali che dovrebbero essere perseguiti e puniti dalla legge.

A Caserta ormai, però, si è così abituati alla presenza dei parcheggiatori abusivi che non si presta più la dovuta attenzione e la giusta considerazione alla questione, che negli ultimi giorni è diventata il fulcro di molte polemiche in seguito all’arresto di Giuseppe e Gianfranco Rinaldi, rispettivamente padre e figlio.

In particolare, Giuseppe Rinaldi, parcheggiatore abusivo soprannominato “Peppe a’ tigre”, è diventato conosciuto in seguito alla pubblicazione di un video-appello sul web in cui denuncia il fatto che gli stranieri senza lavoro in Italia abbiano dei vantaggi in più rispetto agli italiani stessi, che, invece, sono costretti a rubare per riuscire a sostentare le proprie famiglie, e non possono nemmeno “fare i parcheggiatori abusivi in pace”.

I due malviventi sono stati arrestati dai Carabinieri della Stazione di Marcianise il 28 gennaio, accusati di essere responsabili di un reato concorso in tentato omicidio avvenuto lo scorso 20 ottobre.

Nello specifico, nei pressi di Capodrise l’abusivo ha investito con uno scooter un 17enne, B.F.J., in seguito ad una rissa avvenuta, invece, in pieno centro a Caserta che ha visto coinvolti il figlio dell’indagato, Gianfranco, e un amico della vittima.

Il giovane, solo dopo essersi risvegliato dal coma, ha spiegato la dinamica della vicenda, e si è ritrovato a fronteggiare gravi danni permanenti che potranno essere superati solo dopo un lungo periodo di riabilitazione.

La mia speranza – afferma la madre della vittima – è che la giustizia si riveli tale. Non vorrei che questi criminali se la cavassero in qualche modo. Devono pagare per tutto il male che hanno fatto e stanno facendo a mio figlio”.