Auguri alla città di Caserta nel giorno di San Sebastiano, cerimonia al Duomo con Monsignor Lagnese

Auguri alla Città di Caserta e a tutti i casertani in occasione della Festa di San Sebastiano, Patrono della Città e della Polizia Municipale.

Alle 9.45 presso la Cattedrale si è svolta la tradizionale celebrazione eucaristica officiata dal vescovo, monsignor Pietro Lagnese, ad un anno esatto dal suo insediamento ufficiale

Si ricorda che, come ogni anno, gli uffici comunali di piazza Vanvitelli resteranno chiusi, così come quelli del Settore Servizi Demografici dell’ex Caserma Sacchi, ove comunque sono garantiti i servizi essenziali di nascita e morte dalle 9,00 alle 12,00.

Il Cimitero principale sarà aperto esclusivamente per le visite dalle ore 8,00 alle 17,00. Il Belvedere di San Leucio resterà aperto, osservando gli stessi orari della domenica: 9,30-13 e 15-17,30.

La Storia di San Sebastiano
Compatrono della città di Caserta insieme a Sant’Anna, San Sebastiano è protagonista di una storia davvero straordinaria. Nato probabilmente a Milano o a Narbona, località francese in Occitania, intorno al 256, e morto a Roma, forse, nel 288, è in assoluto uno dei santi più importanti della cristianità, nonché oggetto di un culto plurimillenario.

Le notizie circa la sua biografia non abbondano e ciò che sappiamo di lui ci proviene da testimonianze storiche presenti nelle omonime catacombe, a Roma, e da una Passio Sancti Sebastiani, attribuita ad Arnobio il giovane, monaco vissuto nel V secolo.

Non si tratta, tuttavia, delle uniche fonti: v’è una biografia del santo attribuita a Sant’Ambrogio, patrono di Milano, ma probabilmente redatta da altri, e Legenda aurea, scritta da Jacopo da Varagine, frate dominicano divenuto arcivescovo di Genova.

Come già detto non è chiaro il luogo della nascita, fu un soldato dalla carriera brillante, tanto da diventare guardia del corpo dell’imperatore Diocleziano, nonché capo della prima coorte pretoria e, soprattutto, fu sempre costante nel proprio impegno religioso.

Dotato di grande coraggio e fine intelligenza, riuscì a farsi strada in pochi anni nell’esercito imperiale, Sebastiano non ebbe nessun timore nel diffondere la fede cristiana fra i funzionari e militari. Inoltre si curò spesso di dare degna sepoltura ai martiri e sostenere i cristiani incarcerati.

Fu proprio durante un processo a due giovani cristiani che Sebastiano compì il suo primo prodigio. I due ragazzi, Marco e Marcelliano, nonostante le pressioni del padre Tranquillino che aveva chiesto un rinvio del processo, erano restii a rinnegare la fede cristiana. Colti dalla paura di una sicura condanna, tuttavia, i due erano sul punto di cedere, quando Sebastiano li persuase dall’intento. Mentre parlava con loro, il volto di Sebastiano si irradiò di una luce celestiale. Zoe, moglie del capo della cancelleria imperiale Nicostrato, che era muta da sei anni, si inchinò al santo che le fece il segno della croce sulla bocca, ridonandole la voce miracolosamente. In seguito all’episodio i presenti si convertirono al cristianesimo e subirono tutti un violento martirio.

La voce del prodigio arrivò anche all’Imperatore che si indignò di fronte alla scoperta che Sebastiano fosse cristiano. Dopo averlo accusato di tradimento, lo condannò a morte. I soldati lo legarono ad un palo sul colle Palatino, dopo averlo denudato, e lo trafissero con un grande numero di frecce. Credendolo morto, lo abbandonarono lì, cosparso di sangue, affinché gli animali selvatici si cibassero delle sue carni. Ad evitare che questo accadesse intervenne Santa Irene di Roma, che si adoperò per dare una sepoltura alla salma. In quel momento, però, si accorse che Sebastiano era incredibilmente ancora vivo e lo portò nella sua dimora sul colle Palatino per curarlo.

ph. credit Famiglia Cristiana

San Sebastiano, le cui ferite si sanarono prodigiosamente in pochi giorni, decise di sfidare pubblicamente Diocleziano, proclamando la sua fede durante un rito pagano in onore del Sole Invitto. In questa occasione il santo rimproverò duramente l’Imperatore e il suo associato Massimiano per le feroci persecuzioni attuate ai danni dei cristiani.

Diocleziano, come era prevedibile, andò su tutte le furie e ordinò che Sebastiano venisse flagellato fino alla morte. L’esecuzione del martirio avvenne nel 304 nell’ippodromo del Palatino da parte dei soldati romani, che gettarono il corpo esanime del santo nella Cloaca Maxima, il condotto fognario di Roma.

Il culto del santo si è diffuso sin dai decenni successivi al suo martirio, anche grazie alla Passio Sancti Sebastiani, scritta dal monaco Arnobio il Giovane nel V secolo e alla Legenda Aurea, la raccolta agiografica di Jacopo da Varagine.

Fonte https://caserta.italiani.it

Ad oggi il simbolo più tangibile della devozione dei casertani al santo è la presenza della chiesa omonima, un grande ed antico complesso, in cui è presente anche un affresco di origine angioina, in corrispondenza di una cappella della navata laterale, che aveva fatto pensare che lì si trovasse l’ingresso principale. Teoria smentita dal fatto che doveva trattarsi di un’entrata secondaria, essendo quella del doppio ingresso una caratteristica dell’architettura campana medievale.