Belvedere di San Leucio: la farsa continua? Una nota di Nando Astarita

Fontana di Angelo Solari (1794), foto di Carlo Riccio
Fontana di Angelo Solari (1794), foto di Carlo Riccio

Riportiamo integralmente una nota del dott. Nando Astarita, attento osservatore del patrimonio architettonico di Terra di Lavoro, sull’attuale stato del Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio, patrimonio UNESCO.

“Il 6 giugno scadrà la Procedura, avviata dal Comune di Caserta, per l’affidamento lavori di Recupero e Riqualificazione del Belvedere di San Leucio per un importo di € 1.600.000 circa. E perciò per tanti potrebbe sembrare non aver più senso parlare del vergognoso degrado che affligge da anni questo Complesso monumentale. E invece vale, eccome, parlarne ancora perché certo non basta il “ravvedimento operoso” per togliere la squallida patente di evasore fiscale oppure dichiararsi “pentito” per non essere più un malavitoso.

E quindi, che oggi si spendano soldi europei (cioè anche nostri) per rimediare al degrado imperante del Belvedere non cancella affatto anni ed anni di mala gestione da parte del Comune che ha dimostrato così, oltre a sostanziale disinteresse per il patrimonio storico della città, anche e sopratutto assoluta inettitudine operativa sia per l’attività turistica che culturale.

Inoltre, è opportuno parlare ancora di tale vergogna perché non bisogna dimenticare che furono già spesi un bel po’ di fondi europei per recuperi e restauri del Belvedere lasciato poi andare nuovamente in rovina e si spera perciò non si arrivi a bissare tale spreco di soldi e di aspettative.

Ma, per onestà va precisato che, se il Comune è l’autore materiale del misfatto, i suoi complici sono tanti, anche se per niente confessi. Infatti, sono complici di fatto oltre ai cittadini che hanno un minimo d’interesse per la città e la sua storia anche l’ammucchiata di enti, associazioni assortite e pro loco (o pro loro?) che a chiacchiere (belle scritte nei loro statuti o atti costitutivi) avrebbero dovuto intervenire da tempo, e comunque in tempo, per evitare che il Belvedere arrivasse ad avere l’attuale aspetto da favelas con porte divelte, vetri sfondati, scritte sui muri, erbacce e sporcizia dovunque oltre ad antichi manufatti rovinosamente danneggiati.

E se pur talvolta c’è stato chi ha provato a lanciare grida d’allarme su giornali, web notiziari o social, sono state voci nel deserto. Nessuno che le abbia raccolte, che ne abbia fatto pretesto sia pure per riluttanti interventi. Niente. E ciò malgrado che stiamo parlando di un bene Unesco, cioè inserito dal 1997 nella prestigiosa lista dei Beni Patrimonio dell’ Umanità.

Paroloni nobilitanti, gratificanti per tutti e utilizzati all’ingrosso da tanti politici e che però, in pratica, restano poco più che chiacchiere almeno per quanto riguarda questo Bene.

Eppure l’Unesco – nell’ambito di Linee Guida per la gestione dei beni classificati Patrimonio Universale, prevede un costante monitoraggio con “ l’obiettivo di verificare la conservazione nel tempo dei valori universali eccezionali per i quali essi hanno ottenuto il beneficio “ e sono perciò previste quattro modalità di verifica dello stato di conservazione e gestione dei siti, tra cui il Rapporto Periodico, che deve essere redatto ogni sei anni per tutti i siti iscritti e il il Monitoraggio Reattivo, che viene effettuato di volta in volta nel caso di siti interessati da particolari situazioni di rischio e che, attivato anche su segnalazioni di terzi oltre che dei Centri Unesco territoriali, dopo una eventuale fase di “allarm”, in casi estremi può perfino sfociare nella radiazione del bene dalla famosa Lista. E allora, a questo punto, sarebbe davvero interessante conoscere:

– il contenuto di tali relazioni periodiche sulle condizioni di conservazione del bene stesso che il Comune ( dotato non a caso di un Ufficio Unesco) avrebbe dovuto trasmettere in quanto gestore del bene.

– che esito ha avuto la denuncia, sia pur ritardata, sullo stato di degrado del Belvedere inviata alla sede centrale Unesco dalla sezione locale di una associazione per la tutela di tutto ciò che di bello e di buono c’è nel nostro Paese.

Insomma, vista la surreale storia vissuta fin qui dal Belvedere alla mercé di gestori incapaci, di diffusa e conclamata indifferenza e perfino del teppismo impunito, non basterà certo lo strombazzato avvio di nuovi lavori per far ritenere non più necessaria la più vigile attenzione sul Belvedere tanto più che, dall’intervento programmato, piuttosto che un deciso miglioramento dell’offerta turistica e culturale a potrebbe derivare la metamorfosi di questo sito in uno dei soliti rutilanti mega pub urbani.

Ed allora forse sarebbe il momento che si voltasse pagina sull’attuale andazzo. E cioè, poiché nulla può ottenersi da soli, sarebbe ora che si facesse fronte comune fra cittadini, enti e associazioni per la miglior tutela del nostro patrimonio storico culturale e paesaggistico anche al fine di un suo proficuo utilizzo come volano di sviluppo socio economico.

Non abbiano, e forse non avremo mai, un propulsivo tessuto industriale e perciò bisogna puntare tutto sulla tale nostra preziosa risorsa. A tal fine però la collaborazione fra tutti gli attori del territorio diventa strategica e assolutamente determinante ed occorre quindi che essi riescano ad esplicare, attraverso un nuovo organo di coordinamento, una efficace azione di controllo, stimolo e supporto alla funzione meramente politica territoriale.

In conclusione, se si resta divisi, ognuno a coltivare il proprio orticello non si farà un solo passo avanti, non si concluderà mai nulla d’innovativo e molto probabilmente fra qualche anno si riparlerà ancora del Belvedere negli stessi termini di oggi. A volerlo, si può cambiare.”