Biblioteca Diocesana di Caserta chiusa senza alcuna motivazione

Gli studenti e gli utenti sono stati privati dell’ultimo luogo culturale rimasto nel centro storico della città

Prof. Sergio Tanzarella

Nell’era digitale le biblioteche rappresentano ancora un fulcro fondamentale per una comunità, perché conservano il patrimonio culturale dell’umanità. Le biblioteche, nel passaggio da una società cartacea ad una digitale, rischiano purtroppo l’estinzione.
Ciò sta accadendo anche nella nostra città a causa di un crescendo di restrizioni, limitazioni alla fruizione della Biblioteca Diocesana, situata nel centro storico di Caserta.

Già quattro anni fa gli utenti e gli studenti protestarono per la chiusura anticipata nelle ferie estive per ordini superiori non ben specificati; privandoli dell’unica istituzione culturale cittadina aperta anche nei pomeriggi del periodo estivo.

Le decisioni dall’alto vennero prese dal Vescovo Giovanni D’Alise che limitò la fruibilità della struttura (voluta e realizzata da Raffaele Nogaro e continuata da Pietro Farina), costituita da tre sale di lettura ed una sala conferenze: importanti spazi pedagogici per valorizzare lo studio, i libri e la conoscenza.

Analoga situazione si è ripresentata dall’estate scorsa, quando la Biblioteca chiuse dal mese di luglio, anche questa volta senza una spiegazione. A dar voce al disagio, allo stupore e al danno per gli utenti e i cittadini tutti questa volta è stato il Professor Sergio Tanzarella, ordinario di Storia della Chiesa presso la facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, dove dirige l’Istituto di Storia del Cristianesimo.

Il Vescovo di Caserta Giovanni D’Alise

Ebbene, il professor Tanzarella inviò venti giorni fa una lettera al Vescovo D’Alise in cui chiedeva notizie e delucidazioni della mancata riapertura della Biblioteca Diocesana dal mese di luglio scorso. Non ottenendo nessuna risposta alla sua lettera garbatissima, il Professor Tanzarella ne scrive un’altra, il 2 novembre 2019, questa volta resa pubblica in cui si esprime così:

“Innanzitutto considero molto grave tenere chiusa una Biblioteca per mesi senza dare una spiegazione e lasciarci in attesa senza notizie.”

Si presume, da una notizia che circola, che forse riaprirà il 2 dicembre prossimo. Ma non ci sono né certezze né programmi.

Infatti Tanzarella continua scrivendo: “E anche questa annunciata ulteriore attesa di un altro mese mi appare una dilazione incomprensibile ed immotivata. Tuttavia ciò che è necessario chiarire è come si intende procedere. La Biblioteca sarà aperta tutti i giorni, dal mattino fino a sera, com’era prima del suo arrivo oppure si ridurrà ai tre pomeriggi scarsi dell’ultimo anno?”

La Biblioteca Diocesana è fornita di libri da parte di donazioni equivalenti a somme importanti di migliaia di euro. Inoltre sono previsti abbonamenti alle tante riviste in catalogo di cui necessitano finanziamenti, oltre ai finanziamenti per nuove acquisizioni.

“La Biblioteca – continua il professor Tanzarella nella sua lettera concitata – è un essere vivo, non un polveroso museo ed ha bisogno di continui aggiornamenti. Il suo funzionamento dovrebbe essere una delle priorità assolute di una diocesi. Per anni essa ha rappresentato in questa disastrata città, quasi l’unico faro di cultura e di servizio alla cultura; che poi è servizio agli esseri umani, un’autentica opera di misericordia e di carità. Poiché è proprio la promozione della cultura ad essere propedeutica alla stessa evangelizzazione. A Caserta erano tantissimi i giovani che la frequentavano e che vi si incontravano rendendo il palazzo della Curia un luogo finalmente vivo e umano. Il danno della sua chiusura è stato enorme ed incalcolabile.”

Le Biblioteche sono e dovrebbero rimanere un luogo accessibile ed inclusivo per promuovere la diversità culturale ed i valori di tolleranza, pace e rispetto. La loro importanza consiste nel loro fornire informazioni essenziali, soprattutto per la comunità studentesca, aiutandola a sviluppare l’immaginazione e la curiosità intellettuale. Gli obiettivi di una biblioteca dovrebbero avere sempre la priorità rispetto alle problematiche interne all’istituzione  o rispetto a quelle personali dei dirigenti, per garantirne le seguenti mete:

  • Trasmettere buone abitudini di lettura e di apprendimento,
  • Incoraggiare la valorizzazione dei libri come fonte di conoscenza universale,
  • Appoggiare il sistema educativo
  • Offrire un intrattenimento sano attraverso lo sviluppo dell’immaginazione e della comprensione del testo,
  • Agevolare l’accesso a risorse regionali, nazionali e mondiali per conoscere idee, opinioni ed esperienze multiculturali,
  • Organizzare lavori per la consapevolezza e la sensibilizzazione nei confronti di argomenti a carattere sociale,
  • Promuovere la libertà intellettuale per formare cittadini responsabili.
Una sala della Biblioteca Diocesana di Caserta

Il seguito del pensiero reso pubblico dal Professor Sergio Tanzarella continua così:

“Dal momento che ritengo di aver contribuito, e non poco, allo sviluppo del patrimonio librario con donazioni di centinaia di libri e recupero completo di riviste per decine di annate, come del resto hanno fatto molti altri condiocesani e concittadini donando generosamente le loro biblioteche personali, vorrei conoscere come si prevede di farla funzionare perché questo aspetto non è marginale ma sostanziale. I nostri libri non possono rimanere ostaggio di chi li ha in custodia. La Biblioteca e il suo patrimonio appartengono a tutti noi e tutti siamo coinvolti nella sua sorte e nel suo futuro. Spero di sbagliarmi ma ho la sensazione che qualcuno possa considerare la Biblioteca e gli ambienti di Curia, come proprietà personale imponendo divieti e sbarrando porte.”

“Essi, invece, appartengono a tutti noi come Chiesa della diocesi di Caserta – conclude Tanzarella – e tutti ne siamo a vario titolo custodi. Ma lei tutto questo lo sa certo bene, forse sarebbe il caso di rammentarlo a qualcuno che ancora dice “è casa mia” rivendicando formali titoli di proprietà, mentre dovrebbe dire ‘è casa nostra’, nessuno escluso, perché la Chiesa è casa nostra, e lo è particolarmente per quelli che nemmeno lo sanno. Si tratta di ecclesiologie inconciliabili, ma la prima è rimasta indietro di alcuni secoli, ferma a quel clericalismo assoluto e formale che antepone: il diritto al Vangelo; i costumi, le diplomazie, le carriere e le mondanità del passato, e purtroppo ancora del presente, alla forza liberatrice dello Spirito. Ricordiamoci a vicenda nella preghiera.”

La cittadinanza si unisce all’accorata lettera del professore Sergio Tanzarella e attende notizie sulla riapertura e gestione di questo patrimonio dell’intera comunità di Caserta condividendo e nutrendo le medesime preghiere e speranze.