Blitz dei carabinieri contro il clan Ligato: tra i 6 arrestati anche i figli del boss

Pignataro Maggiore (Caserta) – I militari del Reparto Operativo di Caserta e della Compagnia di Capua hanno dato esecuzione, tra Pignataro Maggiore e i comuni limitrofi, ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della locale D.D.A., nei confronti di 6 persone ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsioni, lesioni e minacce, con l’aggravante del metodo mafioso.

Il blitz dei militari dell’Arma ha permesso di disarticolare i vertici del clan Ligato. Sono sei le persone arrestate e destinate al carcere: si tratta del 34enne Antonio Raffaele Ligato e della 37enne Felicia Ligato, figli del boss Raffaele Ligato e considerati i reggenti del clan. Sono finiti in manette poi il 33enne Davide Ianuario, detto “Papaccella”, il 23enne Daniele Schettini, il 43enne Angelo Sabino e il53enne Michele De Biase. Sono tre invece le persone che risultano indagate: lo stesso capo clan settantenne Raffaele Ligato, già detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Opera, la 29enne Alina Lobova e la 41enne Maria Ligato.

L’intensa attività investigativa, svolta con l’ausilio di attività tecniche, escussioni testimoniali nonché tradizionali servizi di osservazione-controllo-pedinamento, ha permesso di raccogliere un corposo quadro indiziario nei confronti degli indagati, grazie al quale, sono stati decifrati e accertate le responsabilità di numerose azioni delittuose verificatesi nei confronti di operatori commerciali di Pignataro Maggiore e comuni limitrofi. Le indagini hanno infatti accertato  il  tentativo da parte del clan “LIGATO” di riorganizzarsi e di rafforzarsi economicamente, mediante il controllo delle attività economiche del territorio (lecite e illecite), le estorsioni ai danni degli esercizi commerciali e il reinvestimento speculativo dei capitali in attività illecite e nel traffico di stupefacenti.

Le attività investigative hanno fato luce su una serie di estorsioni ai danni di imprenditori e esercenti commerciali poste in essere attraverso l’imposizione di beni (quali ad es. gadget natalizi, materiale di cancelleria e altro) o la classica richiesta di periodiche somme di denaro (dai 500 € a settimana a elargizioni di diverse migliaia di € in occasione delle festività).

Inoltre nel corso dell’attività, veniva accertato un chiaro tentativo del clan di assumere la gestione di uno dei settori che costituiscono notoriamente fonte di reddito per i sodalizi camorristici, e, precisamente, il controllo delle apparecchiature Videopoker e Slot Machine ubicate all’interno dei pubblici esercizi.

Il prezioso risultato investigativo, raggiunto senza dubbio grazie alla dedizione dell’intero apparato investigativo e alla fondamentale direzione della DDA partenopea, ha potuto beneficiare di un non comune contributo fornito dalle diverse categorie di commercianti che, nonostante il timore concreto di ritorsioni, hanno saputo credere nelle istituzioni collaborando alle indagini in maniera determinante.