Buon viaggio Fedor e Igor, i clochard tornano al proprio paese. L’Angelo degli Ultimi non solo assistenza

Una delle mission delle associazioni per senzatetto e persone meno abbiente è sicuramente l’assistenza tout court, l’aiuto immediato: il cibo, la pulizia, l’igiene personale, il cambio di indumenti, il primo soccorso in caso di malessere. In realtà come scopriamo seguendo le attività di numerose associazioni sul territorio regionale e provinciale c’è da fare molto di più.

Oltre l’assistenza in strada, dove per il contatto con il cosiddetto clochard è fondamentale anche stabilire un rapporto umano, una stretta di mano, un abbraccio, una chiacchierata,
c’è poi il da farsi nelle strutture di prima accoglienza, dove il rapporto giornaliero genera una conoscenza maggiore.

E’ il caso dell’associazione L’Angelo degli Ultimi che oltre al lavoro in strada con camper d’assistenza sul territorio tra Caserta e Napoli, gestisce da vari anni anche la struttura di prima accoglienza La Casa del Sorriso di Don Giorgio Quici, affidataria del Patto di Collaborazione con il Comune di Caserta, che più che spesso, non solo assiste i nostri amici senzatetto ma li aiuta a trovare un lavoro, recupera loro documenti e contatti con le famiglie e in molti casi li aiuta a tornare a casa, nel proprio paese d’origine.

Purtroppo, come troppo spesso accade, le istituzioni territoriali, non tutte ovviamente, ma alcune si, confondono la realtà associativa con una struttura sanitaria, “scaricando” letteralmente presso la struttura soggetti in stato di salute molto grave, che necessiterebbero di cure mediche continue e precise.

L’Angelo degli Ultimi si avvale, per fortuna, dell’aiuto del tutto volontario di alcuni medici della zona, che prestano il proprio tempo e le proprie capacità gratuitamente, ma comunque sono situazioni davvero difficili da gestire e che non spetterebbero a queste realtà.

E’ il caso di Igor e Fedor, due uomini di nazionalità Ucraina giunti in struttura vari mesi fa ed affetti da patologie molto molto serie, conseguenza di una vita difficile, ai limiti della vivibilità, condotta purtroppo proprio qui da noi in provincia di Caserta.

E’ stato un periodo difficilissimo – racconta Antonietta D’Albenzio, presidente dell’Associazione – il sostegno dei medici volontari è stato fondamentale, ma ogni giorno mi occupo personalmente di questi ragazzi, nella somministrazione delle medicine giornaliere, la loro pulizia, la cura quotidiana. Pensate che Igor che aveva perso del tutto la memoria, ripeteva ogni giorno gli stessi gesti e le stesse azioni ininterrottamente e purtroppo non aveva più il controllo sulle sue funzioni organiche. E’ stato un vero combattimento”.

E proprio per Igor e Fedor l’associazione è riuscita a ricostruire un ponte per il ritorno in Ucraina, grazie anche all’aiuto di Padre Igor, un religioso ucraino che opera sul territorio casertano. Ieri mattina quindi i nostri due amici sono partiti tra le lacrime di tutti, ma anche con la gioia di avergli donato la possibilità di riabbracciare i propri cari.

Igor e Fedor che noi chiamiamo Totò e Peppino stamattina sono partiti per raggiungere le proprie famiglie in Ucraina – scrive la D’Albenzio –  grazie a chi, mentre noi li curavamo, si dava da fare per i documenti. Erano arrivati quasi in fin di vita, Fedor con gravi problemi respiratori trovato su una panchina di Montedecoro, provenienza San Felice a Cancello, aveva vagato per mesi senza meta, Igor durante il grande freddo, sempre nei pressi di San Felice a Cancello, senza memoria e con gravi problemi di circolazione.

Tante sono state le telefonate per farli accogliere nella struttura che gestiamo ma poi tutti sono spariti senza mai chiedere come stavano. Oggi stanno bene grazie a tutti voi che ci avete aiutato con le donazioni di medicinali. Un grazie infinito va al dott Stefano Piccolo, sempre disponibile per visitarli ed assicurare tutti sulla loro salute, al dott Policarpo Junior Saltalamacchia che si è recato continuamente in ospedale per ricevere loro informazioni, al consigliere comunale Andrea Boccagna che veniva in struttura semplicemente per parlare con loro, a Don Antonio Di Nardo, a sua eccellenza Vescovo Pietro Lagnese, e soprattutto grazie PADRE IGOR.

Infine ma non per ultimi, un ringraziamento va a tutti i volontari e a tutti coloro che con tanto amore donano al prossimo.
Una Pasqua di rinascita per Fedor e Igor, buon viaggio carissimi amici, l’amore dei vostri cari vi farà rivivere, dopo quasi 20 anni che non avevano più vostre notizie. Dio vi benedica“.

Ma sulla storia di Igor e Fedor ci sono purtroppo delle riflessioni importanti da fare, approfondimenti che riguardano tutti gli extracomunitari sfruttati fino all’osso, che vanno oltre le mere considerazioni sociologiche, ma riguardano la morale di una intera società. Ci fa piacere riportare proprio quanto scritto da Andrea Boccagna perchè dipinge fedelmente le terribili condizioni di vita di questi uomini e  le troppe “brutte cose” che le hanno generate:

“Siamo in periodo di pandemia e nel periodo pasquale dove ogni credente è chiamato a una profonda riflessione per vivere nello spirito giusto i giorni della passione di Cristo e della personale riconciliazione. Oggi vi racconto un periodo di vita, circa 16 anni, di Igor e Fedor. Dopo il dissolvimento dell’URSS e nel periodo di crisi Russia-Ucraina, Igor e Fedor giungono in Italia, in Campania, con la speranza di trovare un lavoro e dare una svolta alla propria esistenza.
Le difficoltà sono enormi e i due, benché sostenuti da grande volontà e disponibilità a svolgere ogni tipo di lavoro, ben presto si scontrano con una realtà non molto diversa dalla loro Ucraina, dai loro paesi di provenienza. Diventano subito oggetto di attenzione da parte di un caporalato della peggiore specie e sono impegnati, senza un benché minimo riconoscimento economico e nè sociale, in una serie di attività a cavallo tra il legale e l’illegalità. Inizia il periodo di “disumana umanità” per i due, e chissà quanti altri subiscono lo stesso trattamento, ucraini. Igor viene “occupato” a fare lavori di facchinaggio con orari impossibili e con retribuzione prossima allo zero. Fedor viene “utilizzato” per anni e senza alcuna civile protezione, a bruciare copertoni di auto e di camion per chissà quale trasformazione possibile.
Due cose accomunano queste persone: l’assenza di una benché minima retribuzione e il contrarre malattie attribuibili a ciò che sono stati costretti a svolgere. A quel punto sono allontanati da chi li aveva ridotti nello stato di larva e la strada rimane l’unica prospettiva di vita. Per anni vivono la strada nella zona di Arienzo e due anni fa c’è l’incontro con Antonietta de” L’angelo degli ultimi”. Fedor combatte con malattie gravi dell’apparato respiratorio, Igor ha contratto una malattia mentale che gli ha fatto perdere la memoria e lo porta sempre a ripetere le stesse azioni con tutte le cose che gli capitano davanti. In questi mesi Antonietta, come caratteristica della sua missione, dedica ai due anima, corpo e energie.
C’è un solo obiettivo in cuor suo: creare i presupposti per farli tornare ai loro paesi di origine, vicino alle loro famiglie. Ristabiliti in salute e grazie ai volontari dell’associazione, trovano un valido e fattivo aiuto nella comunità ucraina presente in città e in modo particolare in Padre Igor responsabile religioso della stessa comunità. Dopo mesi di ricerca si riescono a contattare le famiglie di orgine, che ormai davano per morti i loro congiunti, e si riesce ad organizzare il rimpatrio dei due amici.
Padre Igor, instancabile “tutore” dei suoi connazionali e Antonietta, determinato Angelo sostegno dei due sventurati, sono finalmente riusciti a organizzare il rientro in Ucraina di Fedor e Igor.  Antonietta, manifestando la sua gioia per essere riuscita in una impresa improbabile fino a qualche mese fa, non riesce a nascondere una velata tristezza dicendo che gli mancheranno i sorrisi dei due quando le dicono: ti vogliamo bene.
Andrea”.

Buon viaggio Fedor, buon viaggio Igor.