“Camera con vista interna”, il modo in cui percepiamo il non visibile è ciò che meglio ci definisce

Camera con vista interna
Credit Photo Dolf Pereboom

ARB Dance Company ha chiuso il primo week end della rassegna dedicata alla danza contemporanea al Teatro Civico 14 “Spazio X” con “Camera con vista interna”, una pièce di Glorianna Tartaglione, Ginevra Cecere e Martina Esposito, con la collaborazione di Francesco Roccasecca e Davide Guerriero.

“Camera interna con vista” evoca nello spettatore atmosfere sensoriali legate ad un passato irrisolto e in qualche maniera da esorcizzare. La scena allestita con una serie di oggetti, completamente buia e nel silenzio più assordante, caratterizzano il vissuto in cui ciascuno potrebbe identificarsi: un baule di ricordi, un libro impolverato sul tappeto, un tavolino con una maschera, una trottola lasciata sul pavimento (forse dopo averci giocato), un vestito elegante da indossare davanti allo specchio ed un lume che prende vita.

Martina Esposito, perfettamente calata nella parte, entra in scena illuminando il suo percorso con una piccola luce, si fa strada tra il pubblico e raggiunge il palco dove lei stessa fa luce sugli oggetti, creando suggestive ombre cinesi sulle pareti.

La sua voce flebile ed introspettiva l’accompagna nel ripercorrere il suo “prima” attraverso un racconto che vuole essere il superamento di qualcosa di lasciato in sospeso, una prospettiva di rinascita di cui ora è venuto il momento di affrontare.

Complice il ticchettio della pioggia, la protagonista toglie l’impermeabile per indossare un abito verde con cui potersi ammirare allo specchio, e così forse cambiare la propria vita, come un vestito nuovo può fare, per sentirsi diversi e “nuovi”, insomma una ripartenza.

Il mistero che avvolge la scena turba quasi lo spettatore, curioso di arrivare fino in fondo alla storia per potervisi riconoscere, in un’altalena di memorie, prese di coscienza e paura, forse di scomode verità.

La performance di Ginevra Cecere evidenzia la fisicità e l’espressività di un oggetto che si trasforma, attraverso le movenze e gli scatti del corpo che rappresentano l’intermittenza della luce che poi diventa costante, come le nostre incertezze e le nostre paure che, lentamente, con coraggio e determinazione, ci portano verso la nostra realizzazione più completa.