Camorra, si è pentito il primogenito del capoclan Schiavone

Casal di Principe (Caserta) – Ha deciso di collaborare con la giustizia Nicola Schiavone, figlio del capoclan Francesco Schiavone “Sandokan”. Il quarantenne, che era detenuto in regime di 41bis, ha comunicato la sua intenzione di pentirsi circa una ventina di giorni fa tramite una lettera inviata ai magistrati della Dda di Napoli. E’ detenuto da ben otto anni e sta scontando i cinque ergastoli ai quali è stato condannato per il triplice omicidio di Francesco Buonanno, Modestino Minutolo e Giovan Battista Papa, tre affiliati al clan uccisi per uno ‘sgarro’ a Villa di Briano, e per il duplice omicidio Salzillo-Prisco, avvenuto nel marzo 2009 a Cancello e Arnone.

Nicola Schiavone avrebbe già reso i primi interrogatori. La sua collaborazione con la giustizia è considerata, così come fu nel 2014 per quella del boss Antonio Iovine, molto importante sia a livello simbolico, essendo lui figlio dell’irriducibile capoclan Sandokan, sia a livello tecnico, in quanto si ritiene che dopo l’arresto del padre sia stato proprio il quarantenne a ricoprire il ruolo di capo clan, gestendo gli affari sporchi della camorra in Campania e non solo. I magistrati dovranno capire quanto Schiavone jr sia disposto a parlare e si aspettano che riveli segreti utili a smascherare i rapporti illeciti con il mondo della politica e dell’imprenditoria.

Schiavone avrà sei mesi per raccontare ai magistrati gli episodi criminali salienti avvenuti fino al giugno 2010, quando fu arrestato. Le sue dichiarazioni saranno valutate e analizzate, per verificarne l’aderenza alla realtà, dai pm Graziella Arlomede, Fabrizio Vanorio e Vincenzo Ranieri che già da tempo indagano sul clan dei casalesi. I familiari più stretti di Nicola Schiavone intanto hanno già aderito al piano di protezione.