Campagna vaccinale, Ospedale di Marcianise, la testimonianza di un assistito: “Gentilezza e disorganizzazione”

Sono giorni difficili per la vicenda vaccinale, tra le varie decisioni del governo, il contrasto con le regioni, le somministrazioni per età, per fasci, le varie prenotazioni, i vaccini che ci sono, non ci sono, non si capisce molto. Il cittadino è sfinito, l’opinione pubblica confusa, l’unica certezza è che fare il vaccino è la sola possibilità di abbattere la diffusione e la virulenza del virus.

Intanto sui social si diffondono numerose le testimonianze sull’organizzazione dei vari Hub vaccinali, o dei presidi ospedalieri dedicati. Sul gruppo Facebook di Caserta CCVIC Ciòchevedoincittà il racconto di un utente, Luca Nocera, che così riporta la propria esperienza presso il presidio ospedaliero “A. Guerriero” di Marcianise.

Considerato che molti cittadini casertani sono indirizzati per la somministrazione vaccinale all’ospedale Guerriero di Marcianise, penso sia utile raccontarvi com’è andata la mia disavventura di ieri mattina nel mio recarmi alla convocazione per il vaccino.

Ricevo SMS l’altro ieri pomeriggio con convocazione a ieri mattina (11 aprile) presso l’Ospedale Guerriero di Marcianise. La mia convocazione era per le 9.15. Mi presento con una buona mezz’ora di anticipo e già lì ho la prima sorpresa: vedo un bel po’ di persone in attesa all’esterno della struttura e penso “vabbè, verremo chiamati in ordine di prenotazione” ed invece mi dicono che è chiamata a numero (alla vecchia maniera insomma).

Quindi prendo il numero e subito realizzo che la convocazione non serve assolutamente a nulla visto che non c’è alcun filtro in ingresso, ma appunto è con la più classica metodologia del chi prima arriva prima fa. Ok, mi metto in attesa con il n. 62 e mi rendo conto di un’altra cosa.. eravamo più di una cinquantina di persone lì fuori all’aria aperta e in piedi.

Per me ok, va benissimo, anzi lo preferisco, ma vedevo anche persone di una certa età e non proprio nel pieno delle energie. Nel caso ci fosse stata pioggia e/o freddo? Non sarebbe stato il caso di organizzare uno o più gazebo per lo stand by? Meglio ancora se avessero fatto funzionare le prenotazioni?

Ok, chiamano i numeri, le persone entrano tutte insieme senza neanche rispettare l’ordine di chiamata numerico, ma chi prima entrava prima era in fila. Ok, la convocazione era già saltata e ora salta anche la fila numerica. Pazienza.

Al blocco dei 60, naturalmente io, come da mia indole, la prendo comoda e non faccio lo start ai blocchi e quindi mi ritrovo in coda al gruppo. Ennesima sorpresa, spero, una volta entrato di andare subito all’accettazione e invece no. Qui la cosa più grave. Ci ritroviamo i un’altra coda in attesa all’interno di un corridoio prima della zona addetta ai vaccini. Inutile sottolineare che in questo corridoio eravamo in tanti, in troppi e senza le distanze necessarie. Aggiungi anche che passavano di continuo anche altre persone non in coda per il vaccino. Rimango circa 20 minuti in attesa in questo corridoio e finalmente vado all’accettazione.

Ennesima sorpresa: l’accettazione era in una stanza di circa 20 m2 con troppe persone contemporaneamente all’interno ed una sola finestrella aperta in fondo alla stanza che non avrebbe mai garantito il necessario riciclo dell’aria.

Mi ritrovo a fare l’accettazione/intervista con una dottoressa seduta tra altri due suoi colleghi spalla a spalla e quindi tutti e tre facevano le domande di rito a me e ad altri due vaccinandi attaccati spalla a spalla a me. Distanze??

Una caciara immonda, tanto che per riuscire a sentire quello che diceva la dottoressa dovevo avvicinarmi girando l’orecchio verso di lei. In quel marasma vado a fare la domanda che più temevo e che DOVEVO fare: “No, non ho patologie, ma sono stato affetto da Covid da dicembre 2020 fino al tampone negativo del 16/01/2021, posso quindi sottopormi a vaccinazione? O c’è qualche controindicazione?”.

La risposta secca e lapidaria è “Il protocollo dice che dopo tre mesi si può fare, in fondo a Lei mancano 5 giorni a tre mesi, quindi diciamo che lo può fare”. Io “Grazie dottoressa, ma vorrei più che altro un consiglio e non una citazione di protocollo. Lei cosa mi consiglia?”. Lei “Ma deve vedere Lei, scelga”. Vabbè, decido di farlo.

Superato questo purgatorio, una qualche nota lieta, la stanza per i vaccini era invece ben organizzata con il giusto spazio e con infermieri molto garbati. Anzi, complimenti all’ignoto infermiere che mi ha somministrato il vaccino. Non mi ha fatto sentire assolutamente nulla ed è stato estremamente gentile.

Tengo a sottolineare che non voglio vomitare inutili accuse su nessuno, ma davvero quello che ho visto ieri è l’indice di una disorganizzazione gravissima e purtroppo “pericolosa” favorendo, secondo me, elevate situazioni di contagio. Poiché ho sentito un gran bene di altri hub come la Caserma Garibaldi, davvero spero che potranno regolarsi ed organizzarsi meglio in futuro”.