In Campania il timore di un nuovo lockdown sfocia in guerriglia urbana. Ma chiudere tutto serve veramente?

In seguito alla paventata nuova chiusura totale minacciata dal Presidente Vincenzo De Luca, ieri sera a Napoli centinaia di persone sono scese in piazza in segno di protesta. Numerosi cittadini si sono radunati in Largo San Giovanni Maggiore, innescando violenti scontri con le forze dell’ordine.

Un migliaio di persone, in seguito ad un veloce tam-tam veicolato via social, si sono ritrovate in strada per esprimere il loro disappunto alla decisione di un nuovo lockdown. Nello stesso momento sul lungomare era in corso una manifestazione tranquilla dei ristoratori.

Mascherine chirurgiche personalizzateFra i manifestanti che hanno dato vita alla rivolta c’erano molti giovani, parecchi senza mascherina, alcuni con la maschera di De Luca. Ad un certo punto hanno puntato a Palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania, qui c’è stato un vero e proprio scontro con i poliziotti e i carabinieri: si sono viste volare bottiglie, fumogeni e altri oggetti scagliati contro le forze dell’ordine.

Comprendiamo le ragioni di tanta gente che, con un nuovo lockdown, vedrebbe peggiorare ancora di più la già precaria situazione economica, e ha quindi tutto il diritto di essere amareggiata, tuttavia riteniamo ci siano modi meno cruenti e più civili per manifestare le proprie ragioni.

Guerriglia a Napoli

La drastica decisione a cui sta pensando De Luca è motivata dal vertiginoso aumento di positivi registrato negli ultimi giorni: solo ieri in Campania si sono avuti 2280 nuovi casi a fronte di 15.800 tamponi, con una percentuale tra test e positivi salita al 14,5%. “Ogni giorno che passa la situazione dell’epidemia rischia di aggravarsi in maniera insostenibile. Per questo io ritengo che non ci sia più un’ora di tempo da perdere..”, ha dichiarato il Governatore.

Il 95% dei positivi è asintomatico. Ha senso chiudere tutto?

Sulla metodologia di analisi dei contagi da Covid-19 utilizzata non tutti sono d’accordo. In una recente intervista al Corriere della Sera il virologo Giorgio Palù, professore emerito dell’Università di Padova e past-president della Società Italiana ed Europea di Virologia, ha espresso il suo punto di vista.

“Fra le persone positive al tampone – ha dichiarato Palù – il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato. Inoltre, è certo che queste persone sono state “contagiate”, cioè sono venuti a contatto con il virus, ma non è detto che siano “contagiose”, cioè che possano trasmettere il virus ad altri. Potrebbero farlo se avessero una carica virale alta, ma al momento, con i test a disposizione, non è possibile stabilirlo in tempi utili per evitare i contagi”.

In merito ad eventuali nuovi lockdown, il professore è stato molto categorico. “Sono contrario a nuovi lockdown – ha detto il virologo – come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia; come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, che sono il nostro futuro, e come medico perché vorrebbe dire che malati, affetti da altre patologie, specialmente tumori, non avrebbero accesso alle cure. Tutto questo a fronte di una malattia, la Covid-19, che, tutto sommato ha una bassa letalità. Cioè non è così mortale. Dobbiamo porre un freno a questa isteria”.