Palazzo Doria d’Angri, un capolavoro di Luigi Vanvitelli e del figlio Carlo

Palazzo Doria d'Angri

Il Palazzo Doria d’Angri è uno dei palazzi monumentali più famosi di Napoli, nonché luogo di straordinario valore simbolico.

Ma andiamo per gradi: il palazzo sorge su Piazza Sette Settembre ed affaccia sulla centralissima Via Toledo. La struttura si colloca nell’area di congiunzione fra la già citata via Toledo e l’antico centro (detta via fu aperta nel 1536 per volere del vicerè don Pedro de Toledo, il cui intento era l’ampliamento del tessuto urbano sino alle pendici del Vomero).

L’idea di realizzare il palazzo fu di Marcantonio Doria che, però, si spense nel 1760 prima di vedere l’immobile realizzato. Il testimone, allora, passò al figlio Giovan Carlo, che si rivolse all’architetto Luigi Vanvitelli, il quale morì nel 1773, senza completare i lavori di costruzione.

Il Vanvitelli fu rimpiazzato prima da Ferdinando Fuga (1699-1782), poi da Mario Gioffredo (1718-1785) ed infine dal figlio Carlo (1739-1821).

L’opera, come fa notare Donatella Mazzoleni in Palazzi di Napoli, si presenta a guisa di cannocchiale ottico, data la connessione tramite volte ed androni dei due cortili, di forma esagonale e rettangolare. La pianta dell’edificio è trapezoidale.

La facciata è abbellita da sei colonne ioniche e da molteplici lesene, perfettamente in linea con il gusto neoclassico all’epoca in voga. Il tetto è decorato da due statue, le uniche delle otto originarie sopravvissute al secondo conflitto mondiale.

Palazzo Doria d'Angri - InternoIl piano nobile è arricchito dalla presenza di una sala ellittica in stile roccocò, in contrasto con l’impostazione neoclassica dell’esterno. L’ambiente è abbellito da stucchi ed affreschi realizzati da Fedele Fischetti (1732-1792), Alessandro Fischetti (1773-1802) e Costantino Desiderio.

I tre artisti collaborarono nella realizzazione del grande affresco  Trionfo di Lamba Doria nella battaglia di Curzola, in cui è raffigurata la vittoria del 1298 dell’ammiraglio genovese sulla flotta veneziana.

Alla sala ellittica si aggiungono il boudoir (salottino femminile di gusto settecentesco) arricchito dalle cariatidi realizzate da Angelo Viva (1748-1837) ed il gabinetto degli specchi, decorato dalle inserzioni di Girolamo Starace (1730-1794), Giacinto Diano (1731-1803) e da tele di Francesco Solimena (1657-1747)

Ed è proprio dal balcone del Gabinetto degli Specchi che Giuseppe Garibaldi (1807-1882) il 7 settembre del 1860 annunciò al popolo di Napoli l’annessione dell’ex Regno Borbonico (non ancora caduto definitivamente) .

La realizzazione del palazzo è inquadrabile in quello che Vittorio Gleijeses nella sua Storia di Napoli definisce il miglior momento per l’architettura, da attribuire a due fondamentali ragioni: “… sia perchè la città ritornò ad essere finalmente capitale, sia per gli artisti che vi svolsero la loro attività in questo periodo: il Fuga, Luigi e Carlo Vanvitelli, Mario Gioffredo”.

La pittura, invece, trae ispirazione dall’opera del Solimena. I lavori dell’artista di Canale di Serino (fu anche architetto e poeta arcadico) segnarono l’apice della crisi barocca; scrive Gleijeses a proposio della “rivoluzione” del Solimena: … iniziatore della grande era della pittura e dell’architettura napoletana, che si eleva a livello nazionale, diremmo anzi europeo, sfociando in una composta maturità che aprirà le porte alle manifestazioni neoclassiche.

Sarà con Ferdinando Sanfelice (1675-1748) che si esaurirà l’influsso architettonico e pittorico del Solimena e si metteranno in luce alcuni degli artisti che abbiamo incontrato nella descrizione del Palazzo Doria d’Angri, come Diano o lo stesso Fedele Fischetti.

Non solo: Con Ferdinando IV– continua Gleijeses- la corrente neoclassica era alle porte…L’artista che veramente domina l’architettura napoletana in questo periodo è, però, Luigi Vanvitelli…

Diremo, in conclusione, che i Vanvitelli, padre e figlio, incarnano perfettamente una nuova fase artistica, la quale si erge graziosamente dai prepotenti preziosismi barocchi.