Capua, successo per Maurizio De Giovanni al Teatro Ricciardi con “Canzoni per il Commissario Ricciardi”

Maurizio De Giovanni al Teatro Ricciardi di Capua
Foto tratta dal profilo Facebook di Giuseppe Bellone

Non esistono storie piccole, vite che non abbiano nulla da insegnare e che non valga la pena raccontare. Certe storie sembrano minori soltanto perché vengono appena accennate, considerate giusto un corollario di un’altra storia con la quale si intrecciano. Ma basta soffermarsi su queste storie minori per capire che minori non sono, che potrebbero riempire comodamente un libro oppure un film oppure ancora uno spettacolo teatrale. Semplicemente è questione di prospettive.

Certamente tanto dipende anche dal narratore, dalla sua capacità di affabulare il pubblico, dalla sua sensibilità di saper cogliere il bello in ogni storia, anche apparentemente piccola. E quale miglior narratore se non Maurizio De Giovanni in persona, colui che queste storie le ha scritte?

Venerdì 7 febbraio è andato in scena presso il Teatro Ricciardi di Capua il nuovo spettacolo di Maurizio De Giovanni, dal titolo “Canzoni per il Commissario Ricciardi. Uno spettacolo teatrale che racconta in prima persona le storie di cui sono protagonisti, per una volta, gli arrestati dal Commissario, i colpevoli di omicidio.

Si potrebbe pensare che le storie dietro ad un omicidio siano tutte storie di odio, vili e terribili. Invece le storie di cui sono protagonisti i criminali arrestati dal Commissario Ricciardi sono tutte storie di amore, un amore forse troppo travolgente, e di dolcissimi sogni infranti che portano i protagonisti di queste storie alla follia, a commettere dei delitti quasi inconsciamente.

Per una volta i criminali diventano protagonisti e, seppure il Commissario non può dar loro in assoluto ragione, almeno hanno l’opportunità di esporre le loro ragioni al pubblico, al Commissario stesso e a Dio, rivelando un’umanità fragile ma in fondo bella.

Sul palco a raccontare queste storie lo stesso Maurizio de Giovanni in veste di narratore, accompagnato da Marinita Carfòra, ottima attrice e superba cantante ed ancora la chitarra di Giacinto Piracci e la fisarmonica di Rocco Zaccagnino. Quattro artisti, quattro sgabelli e quattro microfoni, senza alcuna scenografia, nessun orpello.

Tanto basta per raccontare una storia come si farebbe con un confidente. E se sul fondo nero del palcoscenico vengono soltanto proiettate in alternanza delle luci colorate senza alcuna immagine, ciò aiuta lo spettatore a calarsi nella storia in una visione quasi onirica, di immaginare le ambientazioni e le scenografie.

L’ambientazione è quella della Napoli degli anni ’30, naturalmente la stessa collocazione spazio-temporale di tutti i romanzi di cui è protagonista il Commissario Luigi Alfredo Ricciardi. L’ambientazione è dipinta dalle canzoni romantiche del repertorio classico napoletano, meravigliosamente interpretate da Marinita Carfòra, e che si fondono perfettamente con le storie dando senso al titolo dello spettacolo.

Uno spettacolo commovente che di certo farà felici gli appassionati dei romanzi dello scrittore napoletano ma che può essere apprezzato anche da chi non avesse mai visto in televisione o letto nei libri le avventure del Commissario Ricciardi.

 

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