Carinola, resta alta tensione in carcere: aggredito poliziotto penitenziario

Carinola, resta alta tensione in carcere: aggredito poliziotto penitenziario nella Casa di reclusione
Carcere di Carinola
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Resta alta la tensione nel carcere di Carinola “Gian Battista Novelli”, dove si sono vissute ore di violenza per le intemperanze di un detenuto, come segnala Tiziana Guacci, segretario regionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

“Ieri, nella Sezione Bdx, un detenuto, con la scusa di dover effettuare una telefonata, ha proditoriamente aggredito l’Assistente Capo Coordinatore di Polizia Penitenziaria che gli aveva aperto la porta della cella, colpendolo prima con uno schiaffo in pieno viso, poi con calci all’addome ed alla fine buttandolo a terra, continuando a colpirlo con pugni al viso e al corpo.

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Grazie all’intervento dei due detenuti lavoranti che hanno immediatamente bloccato l’aggressore si è evitato il peggio, fino all’arrivo dei poliziotti in supporto che l’hanno poi portato negli uffici della Sorveglianza Generale: ma anche qui, nonostante l’intervento del medico, l’uomo ha tentato più volte di aggredire gli Agenti e solo successivamente, con non poca fatica vista la sua continua resistenza, si è riuscito a riportarlo nella propria cella”.

Prima un detenuto soggetto extracomunitario nordafricano è salito sul muro perimetrale del cortile passeggi per protestare per un suo allontanamento dall’istituto e solamente il provvidenziale intervento di mediazione del personale di Polizia Penitenziaria, prontamente intervenuto, lo ha convinto a desistere.

Successivamente, alla chiusura del cortile passeggi, un altro detenuto, italiano, ha opposto resistenza attiva e passiva al rientro per parlare con un educatore e, dopo averci parlato, ha interrotto il colloquio allontanandosi volontariamente dalla saletta”.

Ma non era finita qui, spiega ancora il sindacalista: “Un terzo detenuto, un nordafricano allontanato qualche giorno prima da una Sezione per intemperanze, ha prima distrutto le suppellettili della cella per poi staccare un termosifone e dare fuoco ad un materasso per protestare ed essere trasferito in altro carcare.

Un quarto, albanese, è andato in escandescenza dopo la visita medica con la più pretesa di essere mandato in ospedale dopo un infortunio al campo sportivo mentre un suo connazionale, durante l’immissione ai passeggi, si è avvicinato alla cella di un altro detenuto nella stessa Sezione e, dopo averlo minacciato, ha tentato di aggredirlo, non riuscendoci grazie all’intervento del personale ed al fatto che la cella era chiusa”.

Amare le conclusioni di Santilli: “Da mesi diciamo che così non si può andare avanti, e non frega niente a nessuno, ai vertici regionali del Piemonte del Ministero della Giustizia ma anche al Garante regionale dei detenuti, a cui evidentemente l’incolumità fisica dei nostri poliziotti nelle carceri non interessa affatto. Serve forse un morto per svegliare tutti dal torpore che li contraddistingue?”, si domanda Santilli.

“La sintesi di quanto avvenuto ieri nel carcere di Novara è molto semplice”, commenta Donato Capece, Segretario generale del SAPPE, che esprime la solidarietà del primo Sindacato del Corpo al Reparto di Polizia Penitenziaria: “la situazione delle carceri della Nazione è costantemente incandescente e non si può chiedere alla Polizia Penitenziaria di gestire quotidianamente queste situazioni, che per altro provocano grande stress, senza avere gli strumenti idonei a fronteggiarli: nella prima linea delle Sezioni detentive, dove le donne e gli uomini del Corpo lavorano 24 ore al giorno 365 giorni all’anno, servirebbe la dotazione di nuovi strumenti di operatività come il taser, kit antiaggressione, guanti antitaglio, telecamere portatili.

Ed invece i nostri eroici Agenti hanno a disposizione solamente la loro preparazione (talvolta persino “arrugginita” perché anche sulla formazione e l’aggiornamento professionale l’Amministrazione penitenziaria è drammaticamente carente), la loro professionalità operativa, l’abnegazione ed il senso dovere, con la triste consapevolezza che spesso, per contrastare gli eventi critici di cui si rende protagonista la frangia violenta dei detenuti, posso contare solamente sulle proprie mani e sul senso di appartenenza e di comunità dei poliziotti penitenziaria. È triste dirlo, ma è la pura realtà: che piaccia o meno”, conclude, amareggiato, il leader del SAPPE.