Carcere di Santa Maria Capua Vetere, il sindacato SAPPE replica alla CGIL

Capisco che per gli esponenti di un sindacato assolutamente minoritario della Polizia Penitenziaria – che per la sua consistenza associativa ha il minimo sindacale in termini di rappresentatività nazionale, regionale e locale – ogni occasione è buona per poter apparire e ritagliarsi uno spazio mediatico. Ma questo non può avvenire a discapito della verità. Il problema del carcere di S.Maria Capua Vetere non è il direttore, come tutti sanno, ma chi gestisce – o dovrebbe gestire l’operatività dei servizi del personale di Polizia Penitenziaria, che evidentemente non ha adeguati stimoli professionali. Parlo del Comandante di Reparto”.

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), commentando alcune dichiarazioni alla stampa di un sindacato minoritario del Corpo.

“Sono mesi de denunciamo la violenza in atto contro la Polizia Penitenziaria che presta servizio nel carcere sammaritano, ma la Cgil non ha mai detto nulla. Dov’erano, gli amici che oggi si indignano e difendono chi invece ci sembra essere il primo responsabile di tutta questa disorganizzazione operativa? Mi sorprende, insomma, questa loro posizione”, prosegue.

“Il lassismo che caratterizza il carcere di S.Maria Capua Vetere è imbarazzante ed intollerante. Da mesi il SAPPE denuncia e ha segnalato al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di Roma le significative disfunzioni e inconvenienti che riflettono sulla sicurezza e sulla operatività della Casa Circondariale sammaritana e del personale di Polizia Penitenziaria che vi lavora con professionalità, abnegazione e umanità nonostante una grave carenza di organico ed una organizzazione del lavoro assolutamente precaria e fatiscente che vede coinvolto il Comandante di Reparto provvisorio, evidentemente senza adeguati stimoli professionali.

Tutto questo, conferma con chiarezza, a parere del SAPPE, come la gestione e l’organizzazione del carcere di S.Maria Capua Vetere sono decisamente deficitarie per cui occorre che le Autorità ministeriali intervengano con la massima sollecitudine, con una ispezione interna e con l’avvicendamento del Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria”.

Capece, che in questi giorni è in Campania in visita nelle carceri di S.Maria Capua Vetere, Secondigliano e Poggioreale, torna a denunciare: “il SAPPE scenderà in piazza a Roma, a settembre, per sottolineare quanto e come sia importante e urgente prevedere un nuovo modello custodiale. E’ grave che la recrudescenza degli eventi critici in carcere si è concretizzata quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria.

Anche la consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza delle carceri del Paese. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le Autorità competenti non siano ancora state in grado di trovare una soluzione.

Se il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Carlo Renoldi non è in grado di trovare soluzioni alla gravissima situazione delle carceri italiane ed alla tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria deve avere la dignità di dimettersi!”