“Carne Viva”, la saga di Nadia Verdile nella recensione di Francesco Maienza

Carne Viva di Nadia Verdile

Parole come coltelli, delicate come pennelli.
La Carne Viva di Nadia Verdile

Carne viva. Ho appena terminato di leggere il libro, l’ho letto tutto d’un fiato. È riuscito a scavare la “carne viva” fino in fondo all’anima. Sensibilità, dolcezza, delicatezza, intimità da una parte. Durezza, paura, angoscia e tristezza dall’altra.

La sensibilità penetrante dei racconti esposti con una sublime delicatezza intrisa di intimità per raccontare la dolcezza del sentimento più puro. La durezza del lavoro e della condizione sociale accompagnata dalla paura tenebrosa del cambiamento, del viaggio della speranza all’angosciosa vacuità del viaggio della disperazione e della fine del sogno in compagnia della sola tristezza nel cuore e nell’anima per la perdita dell’unico amore.

Un’antitesi costante: sottomissione e riscatto. Ricchezza e povertà. Usi e abusi. Oppressione e libertà. Amore e ostilità. Storie nella storia. Vite nella vita. Nadia Verdile, l’autrice, ha dipinto, narrando con la potenza delle parole, immagini di un tempo che non c’è più riuscendo a far rivivere quegli anni indimenticati e impressi nella memoria storica.

Anni difficili, in cui però i valori erano tali, anni di donne e uomini autentici, pennellando coscienziosamente i costumi di quelle epoche utilizzando i colori più rappresentativi per sentimento e ragione: il rosso della passione, il nero della condizione. Scavando nel passato ha fatto riemergere storie di vite dimenticate, alcune mai scovate ma degne ancor di più di essere raccontate.

I dialoghi in vernacolo (e anche quelli in inglese!) e le lettere scritte dal cuore riescono ad immergerti in quel mare dei sentimenti che si fonde col cielo come le anime dei protagonisti e capaci di farti divenire personaggio onnisciente all’interno della storia. Ho letto il libro e sento di dover ringraziare Verdile per questa narrazione, per questo romanzo storico che altro non è che la sua origine, ringraziarla per essersi mostrata nell’intimità senza veli della sua anima e nella nudità della sua mente senza il filtro della ragione.

Un auspicio. Spero che continuerà a scrivere altre storie, che scavi altre radici, che dia altri frutti.

Francesco Maienza

L’autrice

Nadia Verdile è nata a Napoli, vive a Caserta, le sue radici sono molisane. Scrittrice e giornalista, collabora con il quotidiano «Il Mattino». Ha sedici libri all’attivo e ha curato sette volumi didattici; molti suoi saggi sono stati pubblicati in riviste nazionali ed internazionali.

Relatrice in convegni e seminari di studio, come storica, da anni, dedica le sue ricerche alla riscrittura della Storia delle Donne collaborando con la Fondazione Valerio per la Storia delle Donne, la Colorado State University per il progetto Female Biography Project, la Società per l’Enciclopedia delle donne. È direttrice della Collana editoriale «Italiane» di Pacini Fazzi Editore.

La foto in copertina è di Lewis Hine, tra i più grandi fotografi sociali della storia, occhio narrante dell’emigrazione a cavallo dei due secoli.