Casagiove, una città “rivoluzionata” dagli effetti del covid-19

Casagiove, una città rivoluzionata dagli effetti del covid-19

Casagiove da sempre si configura come una cittadina operosa ed accogliente che, pur inserita in un agglomerato urbano che ruota intorno al capoluogo, ha saputo mantenere nel tempo un forte senso di identità locale. Tante e diverse sono le tradizioni radicate nella cultura storica che, malgrado le difficoltà, continuano ad essere annualmente svolte.

Lo scenario abituale, però, è completamente mutato in quest’ultimo mese: le strade sono vuote, chiusi i bar, i pochi negozi, che sembravano ripopolare il centro storico, hanno abbassato le serrande e con loro è svanito anche il trambusto giovanile “da piazza”.

Un’atmosfera a dir poco surreale se paragonata all’operosità della vita quotidiana, scandita dal lavoro e dai momenti di socializzazione nei tradizionali luoghi di ritrovo. Eppure, nella desolazione di questi giorni, scopriamo una Casagiove diversa: silenziosa, solidale, stretta intorno alle iniziative di sostegno messe in campo da chi, senza clamore, continua a rivolgere il proprio sguardo ai più bisognosi.

Questi giorni di paura ci pongono una sfida importante: non sprecare il nostro tempo nella stupida gara di ostentazione di ricchezza e potere, non dimenticare le difficoltà degli altri, anche quando torneremo alla vita frenetica di sempre.

I cittadini casagiovesi seguono con disciplina le regole imposte da governo, riscoprendo un senso di responsabilità collettiva che sembrava assorbito dall’individualismo e dalle problematiche sociali che emergono in qualsiasi comunità. Il volto della città è cambiato: le strade sono ormai deserte e bottigliette e cartacce sembrano essere sparite, e anche Casagiove diventa lo specchio di un mondo diverso, un mondo, fino a poco tempo fa, soffocato dal cappio dell’inquinamento.

Qualcuno asseriva che il mondo avrebbe resistito ancora qualche decennio, altri erano convinti che non ce l’avremmo mai fatta, la tragica evenienza di questi giorni ci fa capire che non era il tempo che mancava, ma la buona volontà.