Caserta acclama Noa al Teatro Ricciardi di Capua in un concerto memorabile

Noa e Gil Dor

Il Teatro Ricciardi di Capua, diretto da Gianmaria Modugno, ha accolto il concerto speciale della cantautrice e compositrice Achinoam Nini in arte Noa, che ha inaugurato l’anteprima del “Capua Festival“.

L’artista israelina si è esibita insieme al suo storico collaboratore Gil Dor, stimato musicista e co-fondatore della RimonSchool of Music, e accompagnata dai Solis String Quartet, ensemble d’archi composta da Vincenzo Di Donna e Luigi Di Maio ai violini, Gerardo Marrone alla viola e Antonio Di Francia al violoncello.

La magia vocale di Noa rapisce fin dal’inizio, un tributo al pubblico casertano con una struggente ninna nanna, a seguire “Santa Lucia luntana“, quasi a gemellare l’immigrazione di oggi con quella degli anni passati ed “Era de maggio“, abilmente accompagnata dai Solis String Quartet agli archi e Gil Dor alla chitarra acustica.

Il palco arricchito da una pedana con percussioni allineate già faceva presagire un intervento ritmico dell’artista israeliana, poetessa, compositrice, percussionista e vocalist eccellente: la sua voce possiede una plasticità unica, con estensione marcata e ben definita, vibrante e suadente al tempo stesso, a tratti una preghiera.

La figura di Noa si presenta nella sua essenzialità, avvolta in un vestito nero, quasi a sottolineare la serietà e l’impegno sociale che da anni la cantante diffonde in ogni parte del mondo con i suoi testi e la sua musica, nei quali, come stasera, alterna la sua lingua (l’ebraico) all’inglese e all’italiano.

In un crescendo di sentimenti ed emozioni, dai brani intimisti si passa poi al popolare, “Tammurriata nera“, dove l’artista manifesta tutta la sua vitalità ritmica: ricordiamo che la melodia popolare napoletana non si discosta molto, tecnicamente, dai suoni mediorientali, nelle scale, nelle armonie, nella categoria degli strumenti sia a corde che a percussione, nonchè nella vocalità incisiva.

Gestualità molto significativa e leggibile, quella di Noa, interprete di canzoni scritte e rielaborate per essere sempre più attinenti al delicato momento che il mondo oggi vive: le parole più frequenti sono state amore, dolore, fraternità, immigrazione, cuore, pace.

Dopo una prima parte varia nei contenuti e nelle elaborazioni strumentali, si oscura il palco e si accendono quattro luci rosse verticali, sulle quali parte una Fuga di Bach a quattro voci, appunto.

Noa aveva creato l’attesa dichiarando che nella sua vita due aspetti fondamentali hanno guidato la sua creatività: la nonna (morta da tre mesi, autrice e convinta femminista) e Johann Sebastian Bach ed a questi ha dedicato buona parte del concerto, eseguendo un bellissimo pezzo scritto dalla nonna e varie fughe del compositore tedesco, riarrangiate vocalmente.

In pratica, la cantante ha scritto versi sulle note, adattandoli alla sua voce, creando
melodie virtuosistiche (perché questo sono le fughe bachiane) i cui temi sono sempre quelli che fanno da colonna sonora alla sua vita di artista e di donna.

Un esperimento nato due anni fa dall’ispirazione di un genio musicale quale Noa si è rivelata, innamorata, come lei stessa ha affermato, del compositore più originale e fantasioso in tema di contrappunto.

Dalle immaginarie conversazioni con il musicista tedesco nascono le lettere che Noa ha scritto a Bach e da cui ne è nato un album.

Dopo un incalzante ed accelerato assolo di percussioni l’artista ha concesso due bis preziosi: “La vita è bella“, sulle cui note il pubblico è stato invitato a partecipare,
intonando dopo di lei le frasi in italiano ed in ebraico e l'”Ave Maria” di Gounod.

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