Caserta, i paladini del “Boschetto di Centurano” decisi a dare battaglia alla “cementificazione selvaggia”

L'Avv. Alberto Zaza D'Aulisio

Stasera si è riunito il comitato spontaneo in difesa di quello che è stato unanimemente chiamato il “Boschetto di Centurano”. Questa piccola oasi di verde lambisce ambo i lati del viale di accesso al Parco Schiavone che affaccia su Via Petrarca, alle spalle di una storica fontana (declamata da Matilde Serao), in zona Parco Cerasole e corre il serio pericolo di essere abbattuto, per fare posto ad una villa e ad un locale commerciale.

A questa notizia i residenti e varie associazioni ambientaliste si sono riunite per fare il punto della situazione e cercare di trovare un efficace rimedio a questo ennesimo scempio alla flora a vantaggio del cemento.

Erano presenti, fra gli altri, i consiglieri comunali Francesco Apperti, Antonio Ciontoli, Matteo Donisi e Norma Naim per rendersi conto di persona della situazione. Inoltre c’erano Italia Nostra, Legambiente, WWF, LIPU, Ciochevedoincittà e CasertaKesté con i rispettivi rappresentanti a sostenere la protesta.

L’avvocato Alberto Zaza D’Aulisio, anch’egli residente nello stesso condominio, ha illustrato ai presenti lo stato dei fatti con argomentazioni e documentazioni che ha poi distribuito.

Da sinistra Giancarlo Pignataro (con occhiali scuri), Antonio Ciontoli, Francesco Apperti, Matteo Donisi e Norma Naim

L’inizio dell’attività di contrasto inizia nel 1986, quando questi due giardini furono ceduti alla signora Margherita Di Lorenzo – ha esordito l’avvocato – ed oggi è di proprietà degli eredi. Questi giardini sono vincolati con una dichiarazione della precedente proprietaria Granata che quando attivò la richiesta di concessione edilizia all’inizio degli anni ’70, rilasciò a favore del Comune di Caserta una dichiarazione di asservimento di questi due giardini e nella relazione tecnica viene specificato che questo costituisce un parco ornamentale che non può essere manomesso. I giardini sono dotati di impianti arborei di particolare pregio e furono certificati da Legambiente nel 1986 e si fa riferimento anche ad un’attestazione di monumento di interesse nazionale che avrebbe rilasciato l’allora Ministero di Agricoltura e Foreste.

Oltre alle piante, i due giardini sono dotati di due vasche irrigue di epoca vanvitelliana, ma questo non è stato provato. L’elemento importante – ha continuato Zaza D’Aulisio – è che c’è un vincolo urbanistico e nell’atto di cessione che fece la signora Granata al dott. Schiavone è scritto chiaramente che il vincolo permarrà fintanto non interverrà una nuova disciplina urbanistica. Nel progetto è riportato che si dovevano realizzare quattro fabbricati di dodici appartamenti ciascuno. Alla fine, però, furono realizzati otto appartamenti in più, due in più per ogni fabbricato. Pertanto, l’escamotage che vorrebbero utilizzare i committenti della licenza edilizia attuale è inconsistente perché, a dispetto di quello che loro dicono, non è rimasta alcuna area residua per rientrare nel vincolo dell’epoca.

Alcuni alberi del boschetto che vorrebbero abbattere per fare posto al cemento

Quindi, sia per un motivo di carattere urbanistico che per uno di carattere ambientale – ha aggiunto Alberto Zaza D’Aulisio – dovrebbero concorrere a dire che questa licenza edilizia è alquanto anomala. Nessuno desidera confutare il diritto di proprietà altrui ma l’art. 832 del Codice Civile dice che ‘si esercita nei limiti e nelle modalità stabilite dall’ordinamento giuridico’. I limiti ci sono e vanno rispettati.

Nel 1986 facemmo un esposto circostanziato al Comune, nel 1990 fu rinnovato, il 20 luglio del 2018 abbiamo rinnovato l’istanza, non solo al Sindaco ma anche ai responsabili dei Lavori Pubblici e ai Carabinieri Forestali. Stamattina – ha concluso l’avvocato D’Aulisio – mi sono recato alla Soprintendenza, ho incontrato l’arch. Salvatore Buonomo e gli ho sintetizzato quello che vi ho appena illustrato. Segnalando l’opportunità di intervenire nei limiti delle proprie competenze, per verificare la sussistenza dei rilievi che abbiamo denunciato e l’adozione di provvedimenti urgenti che il caso suggerisce.