Caserta, Covid e Coprifuoco. Cronaca di un sabato sera dall’aria strana

Caserta, sabato 24 ottobre 2020, ore 19:00. L’ora dell’aperitivo, in un certo senso l’ora della verità, è arrivata. Questo è il primo fine settimana, il primo sabato sera, con le nuove restrizioni: alle 23:00 chiusura obbligata di tutti i locali e massimo mezz’ora per tornare a casa, lo sanno tutti.

C’è un’aria strana in centro. Il paesaggio non è spettale ma molto insolito. C’è gente nei bar, nelle strade, nelle pizzerie e nei ristoranti ma davvero poca. Non è tutto vuoto, i ragazzi in giro ci sono ma pochissimi e sembrano un po’ spenti, non fanno rumore.

In quantità maggiore rispetto a prima per strada ci sono soltanto le pattuglie delle Forze dell’Ordine. Soltanto a piazza Margherita si contano 6 macchine tra quelle della Guardia di Finanza, della Polizia Municipale e dei Carabinieri.

Non è soltanto una questione di numeri, tutto sembra quasi normale rispetto alla settimana scorsa ma terribilmente triste e spaventoso facendo il paragone con lo scorso anno.

Non fanno più impressione i flaconi di gel disinfettante, i termoscanner ad ogni ingresso e le mascherine: tutte cose che ormai fanno parte della nuova normalità. Le temperature delle sere d’autunno e la pioggia di solito non invogliano ad uscire ma oggi non è quello il vero problema. A Caserta stasera c’è proprio un’aria strana.

Si respira la paura, in forme diverse. Paura del contagio, paura delle multe, paura che domani possa andare ancora peggio. Le parole più pronunciate in ogni angolo delle strade sono le solite: “Coronavirus”, “assembramento”, “De Luca”, “Covid”, “lockdown“…

Difficile pensare ad altro, difficile ritagliarsi qualche ora di spensieratezza. Nonostante gli sforzi di qualcuno questo non sarà un sabato sera normale. Tutti, o quasi, indossano la mascherina e tutti, o quasi, hanno i nervi a fior di pelle.

Le mascherine, forse a queste non ci abitueremo mai, attutiscono il suono della voce, coprono quasi tutto il viso ma non gli occhi. Così è dagli sguardi che si leggono la fatica, la sofferenza e la paura in particolare degli addetti ai lavori di quella che chiamano “movida”.

Camerieri, baristi, cassiere: sono quasi tutti giovanissimi a lavorare nei bar, ristoranti, pub e pizzerie della città. Sulle loro spalle non c’è più soltanto il peso del lavoro normale, ormai ridotto, ma tutto il peso delle norme anti-Covid e la responsabilità di farle rispettare.

Lavorare e, contemporaneamente, ricordare ad ogni singolo cliente di indossare la mascherina, di non sedersi dove è vietato, di non avvicinarsi al bancone dopo le 18:00, di misurare la temperatura corporea prima di entrare nel locale…

Giulia – ovviamente un nome di fantasia per tutelare la sua privacy – è giovanissima ed ha dei bellissimi occhi grandi e verdi. Lavora come cassiera in uno dei bar più frequentati del centro storico di Caserta e se le chiedi come sta andando il suo turno di lavoro ti risponde semplicemente con un “Male!” laconico e liberatorio.

Ci racconta che i clienti e gli incassi sono talmente pochi che forse non vale la pena tenere aperto il bar se non per una questione di principio “In questo modo andare al bar, prendere un caffè non è più un momento di pausa, molti clienti preferiscono non venire affatto“.

Giulia ci racconta che la maggioranza dei clienti non è felice né solerte – per usare un eufemismo – nel rispettare le norme anti-Covid e che la presenza massiccia di Forze dell’Ordine è l’unico elemento rassicurante “Almeno così so chi chiamare se succede qualcosa. Tanto a fare le multe ci sono gli agenti in borghese che vanno in giro apposta“.

Ci racconta tutto questo a fatica mentre continua a rimanere concentrata per controllare che in tutto il bar non ci sia niente fuori posto, mentre cerca di essere gentile nei confronti dell’ennesimo cliente stizzito dalle restrizioni. Ma perché la gente se la prende con Giulia ed i suoi colleghi?

Le vecchie abitudini sono dure a morire. Infatti, soprattutto tra i più giovani, nessuno ha deciso di uscire più presto di casa per godersi la serata sapendo di dover tornare alle 23. Piuttosto, moltissimi hanno preferito restare semplicemente a casa.

I caffè e gli aperitivi venduti oggi sono stati pochissimi in tutta Caserta. L’orario del coprifuoco qui non c’entra. Il susseguirsi di nuove ordinanze e roboanti titoli di giornale ha generato confusione nel pubblico. Ne consegue che manca la voglia di uscire e di spendere anche negli orari in cui non è vietato.

Giovanni, bartender di un noto locale su corso Trieste, stima intorno al 70% il calo degli incassi e non nasconde il suo malcontento: “Questa sera, a parte i clienti affezionati di sempre, solo qualche avventore. La gente ha paura. Prima il telefono squillava continuamente per le prenotazioni, tra ieri ed oggi abbiamo ricevuto 3 telefonate“.

Così, se da un lato i bar di ogni genere hanno subìto un crollo delle vendite, chi lavora con il delivery ha di che sorridere e non sta dietro agli ordini. Pizze ma anche panini a domicilio, specialmente se consegnati dai riders di Alfonsino, sono il prodotto che il mercato richiede oggi.

Nei ristoranti di ogni genere i clienti in sala sono pochi, il numero dei coperti è basso anche se il calo non è drammatico come nei bar. Il delivery salva i conti di tanti ristoranti, pub e pizzerie ma non di tutti.

Chi si è attrezzato per vendere pizze, panini ed affini a domicilio questa sera ha battuto il proprio record assoluto di vendite. Anche tra le mura domestiche il sabato sera è ancora un po’ sabato e lo si celebra con una cena speciale, almeno a questo non si rinuncia.

Il titolare di qualche pizzeria ammette in confidenza che alcuni ordini superavano le 6 o 7 pizze ma si tratta della minoranza. Segno che i Casertani, nella maggior parte dei casi, hanno evitato gli assembramenti anche nelle case private.

Ore 23:00 in punto, scatta l’ora fatidica. Se vuoi un altro drink non puoi averlo. Tutti i locali devono chiudere e tutti i cittadini devono rientrare a casa. Eppure non c’è traffico per strada, talmente sono pochi quelli che non hanno rinunciato ad uscire stasera.

Dalle vetrine si scorgono gli addetti di qualche locale che hanno già quasi finito di ripulire tutto, segno inequivocabile che i clienti mancavano già molto prima dell’orario imposto dalla Regione.

Ore 23:30, adesso tutto è davvero vuoto ed il silenzio sembra quasi innaturale. Nelle strade non c’è più nessuno e sembra quasi che le luci dei lampioni siano inutili sulla città dormiente. Questo Coronavirus ha tolto un po’ di vita anche alla città, anche a chi non è stato contagiato.

Caserta, così immobile e silenziosa, appare serena e protetta dal maledetto virus dietro i muri delle case oppure desolata e sconfitta, dipende dai punti di vista.

Giusto o sbagliato che sia, anche qui è questione di opinioni, il settore della movida ha pagato un prezzo altissimo alla pandemia dal punto di vista economico ed anche la componente psicologica, in questo, ha giocato un ruolo importante.

Per fortuna a Caserta non si sono affatto viste scene di violenza simili a quelle registrate venerdì sera a Napoli. Questo non è il momento delle polemiche e nemmeno della speranza, questo è il momento di resistere e di lottare tutti insieme contro il virus, restando umani. E per capire tutto questo bastava una passeggiata in centro sabato sera.