Caserta, Francesco Grillo al Belvedere di San Leucio ha presentato “Lezioni cinesi”

Stamane, 28 maggio, il Belvedere di San Leucio ha avuto Francesco Grillo come ospite d’eccezione per la presentazione del suo libro “Lezioni Cinesi”. Insieme all’illustre casertano, era presente anche il noto giornalista e scrittore di fama nazionale Ferruccio De Bortoli, molto amico di Grillo. All’evento culturale, introdotto in modo impeccabile dalla Prof.ssa Marina Campanile, Dirigente Scolastico del Liceo Pietro Giannone, erano presenti anche il Sindaco di Caserta Carlo Marino e la Prof.ssa Rosanna Cioffi, Prorettore dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Nella sala Sossietta Scialla del Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio erano presenti anche alunni del Liceo Pietro Giannone di Caserta, dell’Istituto Terra di Lavoro di Caserta e del Liceo Quercia di Marcianise.

Casertano, nato a Napoli nel 1965, Francesco Grillo, ex allievo del Liceo Giannone, ha ottenuto il dottorato in politica economica alla London School of Economics, per poi laurearsi in Economia alla Luiss di Roma e conseguire un MBA alla Boston University. Firma del “Corriere della sera”, “Linkiesta” e “The Guardian”, è associato alla scuola superiore Sant’Anna di Pisa ed insegna ALL’Università di Business ed Economia Internazionale di Pechino.

Lezioni cinesi” è un saggio scorrevole ed amaro al tempo stesso, che non si limita ad analizzare la preoccupante situazione socio economica dell’Occidente, ma analizza in maniera introspettiva la psicologia di due tipi di uomini, i quali sembrano essere davvero distanti: il cinese e l’occidentale.

Forte della propria esperienza nel Paese del Dragone, l’autore mette in risalto i fattori che hanno portato la Cina ad essere la prima potenza economica al mondo e l’Occidente a decadere sulle proprie certezze, fino ad ora ritenute incontrovertibili.

Ferruccio De Bortoli, Francesco Grillo, Rosanna Cioffi, Carlo Marino, Marina Campanile

Le tre cause sostanziali della crescita della Cina sono la contestualizzazione del passato, il forte apparato comunicativo tra politico e cittadino ed una diversa concezione dello stato rispetto alla nostra.

Francesco Grillo incomincia il proprio discorso circa l’importanza della memoria storica citando i tempi di Mao, in cui la Cina era il paese più povero del mondo, insieme al Mali e al Nepal, l’aspettativa di vita era di circa 40 anni e non sembravano esserci sbocchi per la rinascita di un paese con una così grande storia, anche a causa di una rivoluzione “culturale” pilotata dal governo e finalizzata a fare di quello cinese un popolo dimentico dell’antica gloria e, quindi, indifferente all’attuale indigenza.    Il vero cambiamento arrivò nel momento in cui il governo cinese, all’epoca guidato da Deng Xiaoping, resosi conto delle inaccettabili condizioni in cui era sprofondato il paese, decise di uscire dall’insensato isolamento cui si era costretta la Cina, adottando politiche di apertura al mondo le quali, difatti, vennero meno al principio di “rivoluzione permanente” di Mao.

Oggigiorno il paese del dragone non solo si conferma essere la più grande potenza economica al mondo, con un trend di crescita sempre straordinario, ma, addirittura, l’aspettativa di vita si è innalzata di ben trentasei anni e i salari sono aumentati vertiginosamente (sebbene vi siano ancora tante controversie per quanto concerne i diritti dei lavoratori).

Alla base di questa rinascita c’è, quindi, la contestualizzazione del passato associata alla continua programmazione, che fa della Cina un paese in costante evoluzione.

“Sono stato varie volte a Pechino negli ultimi ed ho sempre avuto difficoltà a riconoscerla, essendo una città in continuo cambiamento. Di contro, Roma mi è sempre sembrata uguale”

Questa frase riassume una distanza abissale: da una parte ci sono loro, ossessionati dal miglioramento, dall’altra ci siamo noi occidentali, adagiati su degli allori sempre più fragili.

Il tramonto dell’Occidente, afferma l’autore, è dovuto anche al benessere “eccessivo”, che ci ha portati ad avere una quantità spropositata di bisogni, i più indotti da un sistema capitalistico che sta portando la nostra porzione di mondo ad essere proprietà privata di pochi ricchi cui saranno assoggettati sempre più poveri, i quali, già ora, non sono neanche più in grado di riconoscere le proprie necessità.

“Arrivati alla caduta del muro di Berlino eravamo convinti di aver conseguito la nostra vittoria , ma lì ci siamo fermati”

Anche la Cina ha adottato un sistema capitalistico, ma nel loro caso a farsi imprenditore non è il privato, bensì lo stato. In conclusione, non solo non siamo stati lungimiranti, ma abbiamo anche peccato d’arroganza.

Il secondo fattore che ha guidato la crescita della del paese asiatico è un differente metodo comunicativo, che vede un legame fra politico e cittadino molto più diretto, quasi “populista”, diremmo noi.

Ferruccio De Bortoli

Eppure il diretto coinvolgimento del cittadino si sta rivelando una strategia vincente. E l’occidente che fa? Rende il politico un’entità irraggiungibile e fa sì che siamo sempre più disinteressati alla cosa pubblica.

Ma non solo: la semplicità comunicativa non tocca la sola politica, ma si estende anche alla rete; social network e browser nazionali, infatti, hanno favorito l’amalgama di un popolo di un miliardo e quattrocento milioni di persone, sempre più collegate e, soprattutto, interconnesse. Noi, invece, per quanto possiamo essere “social”, siamo molto isolati. Infine, la rinascita della Cina è dovuta anche ad una disposizione dello Stato davvero efficace.

Cos’è lo Stato? La maggioranza degli occidentali, dice l’autore, risponderà dicendo che è l’entità che si impegna a costruire le “infrastrutture”.

Nel paese asiatico, invece, lo stato è tutt’altra cosa; interviene in ogni ambito della vita dei cittadini (sebbene l’eccessiva ingerenza rappresenti una grave controversia) e si concentra su qualsiasi settore della produttività, a partire dalla scuola.

La Cina, infatti, investe nella scuola il quintuplo di quanto spende in pensioni e sussidi. In Italia, invece, facciamo l’esatto contrario.

I ragazzi cinesi sono i secondi al mondo per competenze matematiche, secondi solo a Singapore che, d’altra parte, è una piccola Cina.

Ma ad aver favorito in maniera determinante la crescita dell’ex impero di mezzo è stata un’esemplare campagna condotta contro la corruzione, che ha visto finire in manette tanti pezzi grossi del Partito Comunista. Da noi, invece, le stesse persone se la sarebbero cavata con poco, se non con nulla.

Comunicazione efficace, gestione ottimale di qualsiasi risorsa ed una continua voglia di far meglio sono gli ingredienti che hanno portato alla vittoria di un paese che sembra così lontano da noi e che, invece, con umiltà è risorto dalle proprie ceneri, rappresentando per l’Occidente non solo una minaccia, ma anche, e soprattutto, un esempio. Diamoci da fare, che nulla è sicuro!