Caserta, i furbetti della ZTL ne sanno una più del diavolo

Caserta – E’ opinione diffusa ritenere che il grado di civiltà di un popolo dipenda dal suo benessere materiale. Questo tipo di ragionamento è radicato a tal punto da indurre a ritenere che il possesso di quei beni, che alcuni sociologi hanno definito “vistosi’ o “voluttuari”, possa offrire una sorta di patente di onnipotenza.

La società edonista nella quale viviamo ci ha indotto a pensare che chi possiede un’auto di grossa cilindrata, un Suv all’ultimo grido o l’ultimo modello di Smart pensa di detenere il diritto di violare qualunque norma, d’infischiarsene del prossimo e di piegare alle proprie necessità tutto ciò che appartiene alla comunità.

Nel centro storico di Caserta, come molti sanno, è in vigore la ZTL. Già leggere la sigla evoca in molti acidità di stomaco e conati improvvisi. Controverso e quanto mai strumentalizzato, questo fantomatico dispositivo dovrebbe limitare l’accesso al salotto buono di Caserta. E’ giusto, è in vigore in tutte le città che si ritengono civili. Ma nella Città della Reggia c’è chi ha escogitato machiavellici escamotage per fregare le telecamere dei varchi (come si evince da alcune foto scattate in Via Sant’Antida). Non c’è limite alla fantasia dei furbetti che, pur di entrare nella zona ZTL, senza averne il diritto, guidano con il portellone del baule aperto, coprono la targa con il giubbetto di sicurezza, o altri geniali sotterfugi. Tutti categoricamente vietati dal Codice della Strada.

Evidentemente questi geni del camouflage osano tanto perché sono consapevoli  di poterla fare franca. Infatti, non c’è mai un vigile a sorvegliare la zona in questione. Alcuni residenti hanno anche segnalato personalmente al Sindaco l’andirivieni sospetto ma, il nostro primo cittadino, evidentemente aveva cose più importanti a cui pensare.

Sorge spontanea una considerazione: l’astuzia è purtroppo talmente radicata nella maggioranza di ognuno di noi, tanto da poter arrivare a considerare ciò che appartiene a tutti non un bene pubblico da preservare bensì un qualcosa da disprezzare e sottovalutare ritenendolo immeritevole di cura e attenzione.

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