Caserta, inaugurata presso aA29 Project Room Paesaggi in gabbia/Caged landscape del fotografo Mario Ferrara

Mario Ferrara

E’ stata inaugurata ieri, 4 ottobre la mostra Paesaggi in gabbia/Caged landscape del fotografo Mario Ferrara presso lo spazio aA29 Projec Room diretto da Gerardo Giurin. La mostra sarà visibile fino al 31 ottobre.

La galleria, precedentemente situata in via Leonetti, ha sempre privilegiato opere d’arte contemporanea che esprimessero temi socio-politici e storico-antropologici. Ora la nuova sede, più ampia, si trova da circa due anni nell’edificio ottocentesco di Palazzo Commestibili in via Turati.

Le opere di Mario Ferrara, rientrando in questi canoni, riprendono perfettamente quei temi particolari che riescono a sollevare dibattiti, suscitare emozioni propositive e culturalmente stimolanti; una vera e propria sfida specialmente in una città come Caserta incastonata in un territorio dove la pigrizia intellettuale e l’apatia sociale sono spesso in agguato a deprimere e impaludare slanci, iniziative ed energie in fermento che a fatica continuano comunque a svilupparsi.

La galleria aA29 Projec Room vinse, in un’edizione di ArtVerona, il Sustainable Art Prize, un premio istituito dall’università Ca’ Foscari di Venezia, destinato ai lavori artistici che hanno come temi la sostenibilità ambientale e la ricerca sociopolitica.

Gli spazi della galleria permettono di ospitare gli artisti con cui l’aA29 Project Room collabora, diventando anche un’accogliente suite. Gli artisti di passaggio sono stati Kyle Thompson,Jompet Kuswidananto, Sasha Vinci e altri). Altre sedi della galleria sono sorte a Milano e a Reggio Emilia e un’altra ancora presto aprirà a New York.

In questo contenitore propulsivo, come affacciato sul Sud quasi a mantenere un’ideale filo conduttore con ciò che accade nel mondo dell’arte registrandone le onde in tutta la lunghezza dello stivale, possiamo contemplare queste opere dell’architetto-fotografo Mario Ferrara realizzate nel 2016 nello zoo di Berlino settore Monkey House.

Il soggetto inquadrato è ridondante e ripetitivo in ogni scatto, ma in ogni scatto ribadisce e sottolinea un realtà della quale lui stesso si vuole informare come a chiedersi ripetutamente: a chi appartiene questo luogo? Questa macabra riproduzione di un ambiente naturale rimanda ai campi di concentramento o ai luoghi di detenzione o alle stanze dei nosocomi o a quelle dei manicomi, in cui gli esseri internati però non si vedono, ma di loro si percepisce la violenza inflitta e la sofferenza subita.

Il paesaggio che richiama alla natura qui è simulato-sintetizzato attraverso la sistemazione di oggetti come tronchi, rami, corde, altalene, liane; delimitato e chiuso dentro cancelli, tra passaggi obbligati: evidentemente circuiti di percorsi da cui non si può evadere. Tutto ciò evoca movimenti di animali in gabbia dove l’habitat creato non può garantire qualità della vita e non si identifica con nessuna specie animale. Il fotografo si è chiesto infatti chi mai abbia potuto concepire quell’istallazione di oggetti in tali spazi.

Paesaggio dovrebbe essere sinonimo di panorami, orizzonti, linee in prospettiva. In queste gabbie sul fondo si intravedono grandi mensole di cemento che più che balconi senza balaustre sembrano loculi aggettanti.

La fotografia che caratterizza Mario Ferrara è molto lontana da queste immagini presenti nella mostra. Mario Ferrara è il fotografo della nitidezza e della chiarezza espressiva nel senso che nelle sue foto c’è sempre un sereno dialogo tra luci e ombre, ricerca di casualità nelle simmetrie e di analogie nelle dissonanze

Qui dunque possiamo dire che ci sia una deviazione nella traiettoria di interesse dell’artista che denuncia tipologie architettoniche concepite in questo modo con tutte le conseguenti considerazioni che rimandano ai luoghi di esposizione di animali come trofei e attrazioni.