Caserta e la politica, l’analisi e le proposte della Cisl per una città da rinnovare

Che un certo tasso di autoreferenzialità sia connaturato alla politica è cosa nota e fisiologica; che però lo scontro fra schieramenti, simboli e nomi assorba tutte le energie e gli interessi dei soggetti in campo con uno sguardo molto lontano ai problemi reali e alle proposte di merito sulle soluzioni è invece una patologia che finisce tra l’altro per allontanare sempre di più la gente dalla politica incrementando il vero grande partito di maggioranza relativa che è l’astensionismo dalle urne.

Perché la politica è pur sempre “l’arte di governare la polis” e ciò presuppone che la “polis” bisogna conoscerla.

La CISL, in questa vigilia elettorale che coinvolgerà il Comune Capoluogo, intende contribuire ad aprire una discussione e un confronto concreti sui problemi reali della Città e sulle soluzioni che non possono ormai più attendere.

Iniziamo con alcuni dati demografici riferiti alla Città di Caserta:
nel 2002 761 nascite e 679 decessi, con un indice di natalità del 10,2 e di mortalità del 9,1
nel 2019 438 nascite e 711 decessi, con un indice di natalità del 5,9 e di mortalità del 9,6;
nel 2002 l’età media della popolazione di Caserta era 39,3anni
nel 2021 l’età media è salita a 45,9 anni.

I dati sulla distribuzione della popolazione per fasce di età nel 2021 sono i seguenti:
0-4 anni 3,3%
5-9 anni 4,0%
10-14 anni 4,6%
15-19 anni 5,1
20-24 anni 5,7%
50-54 anni 8,3%
55-59 anni 8,4%
60-64 anni 7,1%
65-69 anni 6,3%
70-74 anni 5,8%

Infine l’indice di ricambio della popolazione attiva, che rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (60-64 anni) e quella che sta per
entrare nel mondo del lavoro (15-19 anni).

L’indice ci dice che la popolazione attiva è tanto più giovane quanto più l’indicatore è
minore di 100.

Nel 2002 questo indice a Caserta aveva un indicatore pari a 87.9; nel 2021 l’indice di
ricambio è salito a 138,4 e significa che oggi la popolazione in età lavorativa è molto anziana.

I dati sopra esposti ci dicono in buona sostanza che, a parità, fortunatamente, del tasso di mortalità quello di natalità si è dimezzato negli ultimi 20 anni; che la classe di età 15-19 anni, che dovrebbe entrare nel mondo del lavoro è quasi la metà di quella, 60-64, che sta per andare in pensione.

Ciò comporta che Caserta sta diventando sempre di più una Città di anziani, senza peraltro neanche essere una Città per anziani, atteso che mancano strutture pubbliche che favoriscano la socializzazione e il protagonismo attivo degli anziani e mancano anche e soprattutto i servizi sociali e socio-sanitari indispensabili per una fascia di popolazione bisognosa, considerando che l’80% dei pensionati casertani vive con una pensione mediamente al di sotto dei 1000 euro e che su di essi grava la tassa occulta del
mantenimento del figlio disoccupato, del sostegno a quello precario e se del caso anche alla loro famiglia.

Inoltre l’indice di ricambio della popolazione attiva ci dice alcune cose: la prima è che quelli che stanno per andare in pensione sono il doppio di quelli che anagraficamente dovrebbero entrare nel mondo del lavoro ma non è detto che ci entrino e soprattutto è molto probabile che quelli che ci entreranno lo faranno attraverso lavori precari e sottopagati.

La seconda cosa che se ne evince è che la maggioranza dei giovani ha estrema difficoltà a metter su famiglia e che quando riesce a farlo non è detto che metta al mondo figli, come dimostra il dimezzamento del tasso di natalità in meno di venti anni.

Già la semplice lettura di questi dati dovrebbe far tremare i polsi ai soggetti della politica e porsi il problema di quali soluzioni occorrono per invertire il trend di una popolazione che si riduce sensibilmente; di una Città in cui i giovani non trovano occasioni di realizzazione e molti, specie i più acculturati, prendono la strada del Nord o dell’estero con grave depauperamento del territorio; di una Città in cui gli anziani si trovano in una situazione che assomma i disagi della mancanza di servizi essenziali a quelli della mancanza di strutture alternative al chiudersi in casa o alla panchina ai (peraltro pochi) giardinetti.

Occorrono quindi politiche di welfare territoriale per dare risposte in termini di servizi non solo agli anziani ma anche ai giovani e alle famiglie, ma soprattutto politiche di sviluppo economico perché una giovane famiglia si formerà e metterà al mondo figli non solo e non tanto se ci sarà un asilo nido in più che comunque è necessario, ma soprattutto se si moltiplicheranno le occasioni di occupazione e di buona occupazione.

Le proposte della CISL sono note da tempo. Innanzitutto un importante intervento sia verso le periferie e le frazioni, la cui vita va inserita nel contesto cittadino a partire dal miglioramento dei collegamenti con il centro storico; attraverso interventi di riqualificazione delle loro strade e dei loro arredi urbani; attraverso servizi che ne migliorino la vivibilità.

Altrettanta visione verso il centro storico che vive, specie a seguito della pandemia che ha falcidiato tantissime attività, una sorta di degrado e di abbandono. Occorre ripensare al ruolo decisivo di Palazzo Reale come principale attrattore turistico della Città e vetrina di Caserta nel mondo, superando la separazione tra il Monumento vanvitelliano e la Città
attraverso una governance partecipata del ruolo del Monumento nelle dinamiche di sviluppo del turismo culturale valorizzando piani turistici che colleghino la Reggia agli altri siti, quali il Belvedere di San Leucio e la sua storia e il Borgo medievale di Casertavecchia.

Occorre costruire una visione territoriale intorno al Policlinico, che innanzitutto va completato mettendo la parola fine ad uno spettacolo che dura da più di un quarto di secolo.

La CISL è convinta che il Policlinico non possa essere confinato solo nel suo ruolo pure decisivo di punta di eccellenza nel campo sanitario ma deve essere l’occasione per costruire intorno ad esso attività economiche con particolare riferimento al campo della ricerca medica e farmaceutica; e operare affinchè si possa creare un campus universitario per dare stabilità residenziale agli studenti, sottrarli alla speculazione degli affitti, creare momenti di comunità e di socializzazione.

Infine il MACRICO: si tratta di un’area di enormi dimensioni totalmente abbandonata e inutilizzata; un’area che invece può e deve costituire un’occasione per migliorare la vivibilità della Città ed essere sede di attività ecocompatibili nell’interesse generale dello sviluppo di Caserta e dei cittadini.

Su questa annosa questione è necessario che si costruisca un rapporto organico con la Chiesa che ne è proprietaria per definirne in un Accordo di programma le scelte e le destinazioni nell’interesse collettivo.

Queste le proposte della CISL: su questo attendiamo che le forze politiche, quelle istituzionali, quelle sociali e imprenditoriali aprano una discussione e un confronto sul futuro della Città e non solo sul futuro degli schieramenti e dei candidati.
Su questo la CISL di Caserta c’è.