Caserta ha festeggiato con Mario Biondi al Teatro Parravano il ritorno in sala al 100% di occupazione

Caserta, Mario Biondi ha inaugurato il primo giorno di capienza al 100% del Teatro Parravano

Nella cornice del Teatro Parravano di Caserta, un folto pubblico ha potuto ascoltare il famosissimo quartetto Paolo di Sabatino band, con la “guest star” Mario Biondi, che collabora con il gruppo dal 2007.

Per la prima volta a capienza piena, sempre nel rispetto delle norme anticovid, il principale teatro casertano ha ospitato una band che nasce con il pianista jazz Paolo di Sabatino e vanta collaborazioni con artisti nazionali ed internazionali.

Compositore, arrangiatore e pianista di calibro eccezionale, Paolo di Sabatino ricorda la prima volta che Mario Biondi partecipò ad un suo concerto e, da allora, il sodalizio si è sempre più affiatato, diventando una band di grande successo: Max Ionata al sax, Marco Siniscalco al basso, Carlo di Sabatino alla batteria.

Uno stile originale, elegante, cantabile e fortemente ritmato al tempo stesso, dove i temi si alternano tra il piano, il sax, il basso, mentre le percussioni guidano e cambiano il tempo dei brani, sostenendo ed allineando le armonie e le bellissime chiusure di settima o nona.

Alcuni brani sono nati durante il lockdown: lo steso autore, scherzando, ha dichiarato di averli intitolati quarant 1, quarant 2, ecc.

Sicuramente la voce graffiante e calda di Mario Biondi ha impreziosito la serata, inaspettata per il pubblico casertano, con la sue canzoni più famose, un “dialogo musicale” con i present i(tra l’altro perfettamente intonati) e un continuo scambio vocale con gli strumentisti.

Il cantante siciliano, catanese ma emiliano di adozione, ha affiancato nella presentazione Paolo di Sabatino, in modo spontaneo e simpatico, ringraziando poi, a fine concerto, gli ascoltatori e le autorità per aver permesso l’organizzazione della serata.

Con il “bis” richiesto a gran voce, Mario Biondi si è umoristicamente “autocelebrato” concedendo un “falsetto”, contrastante con il suo basso timbro vocale, del quale è sicuramente un interprete unico: una “black voice” duttile e magnetica.