Caserta-Milano solo andata. Storie di una “terrona” emigrata al Norde

Caserta è da sempre un’ottima fornitrice di braccia, gambe e cervelli per il nord del Paese. Quanti nostri giovani lasciano la ormai depauperata Terra di Lavoro e scelgono una città del nord Italia per continuare il proprio percorso sia professionale che perché no, di vita.

E non solo i giovanissimi, anche tante famiglie o professionisti già in là con gli anni e con le esperienze.

Eppure non sempre si “emigra” per emigrare, a volte per esempio ci si sposa. È quanto accaduto ad una nostra conterranea.

Lei è Monica Merola, 45 anni, insegnante, una donna che, innamoratasi di un meneghino, ha lasciato l’amata Caserta e si è trasferita nel capoluogo lombardo.

Senza mai perdere però quel legame speciale con la sua terra e la capacità di guardare le cose con uno sguardo sottile e ironico che è proprio di noi Campani.

Questa rubrica parlerà proprio di lei, delle sue storie semitragiche o tragicomiche che accompagnano il suo quotidiano da quando si è spostata. E noi la seguiremo, per sfatare dei falsi miti, per capire meglio da dentro come si vive in una metropoli del nord, per farci due risate attraverso le storie della sua vita.

Una Terrona a Milano

A Milano c’ero stata in un paio di occasioni, moltissimi anni fa, come turista. Non mi era piaciuta granchè come città: troppo grande, distanze enormi tra un punto d’interesse e l’altro.

Cosa sgradita per me che a Caserta andavo a piedi ovunque o quasi. Per questo motivo non avevo più avuto interesse a tornare.

Nel 2012 è arrivato l’interesse nelle vesti del mio attuale marito e di conseguenza ho iniziato a frequentare la città, almeno un weekend al mese o per più giorni durante le vacanze.

Come ogni terrona che si rispetti, avevo un bel bagaglio di diffidenza verso la città, i suoi abitanti, la Lombardia e tutto il Nord in genere, perché si sa: ci odiano, eh!

Però mi rendevo conto, con disappunto, che a me questa città non dispiaceva affatto. Ma comunque tenevo duro, non mi facevo intenerire.

Vi faccio qualche esempio:

Milano ha non so quante stazioni ferroviarie? E vabbè pure Maddaloni ha due stazioni!

Milano ha la Galleria Vittorio Emanuele? E vabbè però la Galleria Umberto è più bella!

Milano ha i suoi centri commerciali? E vabbè ma il Campania è più grande!

Milano ha diversi grattacieli? E vabbè a Napoli c’è il centro direzionale che è più bello!

Milano ha il Duono? E vabbè ma vuoi mettere la Reggia di Caserta!

Milano ha i mezzi pubblici? E vabbè…. Ehm… sto.

Sono stati loro a far scoppiare la scintilla d’amore tra me e Milano.

Loro e La Rinascente. Una bambina a Gardaland… uguale.

L’idea di poter andare dove mi pare senza usare l’automobile, senza supplicare qualcuno di accompagnarti… una cosa sconvolgente!

Puoi prendere quello che vuoi: tram, bus, filobus, metro.

Decine e decine di linee che si intersecano permettendoti di andare davvero dove vuoi, hinterland e città vicine comprese.

Non solo: i tabelloni che ti dicono quanti minuti mancano all’arrivo del tuo mezzo, il quale arriva veramente!

Insomma mi misi d’impegno per calarmi in questa meravigliosa realtà e, quando lui era magari al lavoro, io prendevo il mio mezzo pubblico e razzolavo felice, memorizzando nomi delle strade e delle fermate.

Un giorno decisi di andare al Duomo (o come dicono qui IN Duomo).

Prendo il mio bel tram 14 e mi dirigo felice. Guardo intensamente dal finestrino la città, la gente per strada, chi sale e chi scende alle fermate.

Ad un certo punto però la vocina che annuncia sempre qual è la prossima fermata declama: “Prossima fermata, next stop: Piazza Lega Lombarda”.

Mi si gelò il sangue. Ma come Piazza Lega Lombarda?

In 2 secondi mi passò la vita davanti: ero certa vi abitassero tutti leghisti, che sarebbero saliti sul tram vestiti di verde e mi avrebbero riconosciuta come terrona a colpo d’occhio costringendomi in malo modo ad alzarmi dal posto tipo Rosa Parks.

Ero veramente sconcertata… Chiaramente nulla di tutto ciò che il mio cervellino aveva pensato accadde, ma mi restò lo sdegno circa il fatto di chiamare così una piazza.

Mi fu spiegato più tardi dal mio perplesso fidanzato, che non era riferito alla lega di Bossi ma ad un movimento storico dal quale poi il partito politico ha preso il nome.

Comunque tutte le volte che ci passo, mi infastidisce sempre sentire quel nome.

Questo facevo quando ero solo turista.

Poi a luglio 2017 mi sono trasferita definitivamente e faccio la milanese con scarso successo.

Ho però imparato tante cose di questa città… ma ve ne parlerò un’ altra volta.

Monica Merola