Nuovi modelli di mobilità urbana, diamo uno sguardo al futuro

Il nuovo modello di mobilità urbana è improntato sulla mobilità sostenibile, ovvero un sistema di trasporti che riduce al minimo l’impatto ambientale. Il settore dei trasporti consuma, infatti, un quinto dell’energia primaria prodotta nel mondo. Il 40% di questa viene usata nel traffico urbano.

Dimezzare in consumo di carburante nei nuovi veicoli in 20 anni è  possibile, basta spingere i giovani ad investire sulle tecnologie già disponibili, come motori ibridi o elettrici.
Sempre più  successo ha il sistema della mobilità condivisa, un fenomeno che consiste nella condivisione di mezzi o metodi di trasporto, le persone non usano la propria auto, la propria bicicletta, il proprio scooter, ma utilizzano servizi di noleggio a ore del mezzo. Il fenomeno può essere osservato sia dal lato utente, come nuovo comportamento che privilegia l’utilizzo di un veicolo al suo possesso; sia dal lato business, in quanto la sharing mobility si è potuta diffondere grazie alla nascita di tante imprese che offrono tale servizio. Esso è  legato anche all’ambito tecnologico molto comune nella società moderna, questo perché gli utenti possono sviluppare i loro viaggi tramite cellulare.

Per quanto riguarda l’ambito elettrico invece, nel 2017 sono state immatricolate solo 1.879 auto elettriche (0,1%), ma già a fine agosto 2018 eravamo a 3.098. E soprattutto, sono state vendute nel 2017 ben 148.000 e-bike (10%) e 1.374 moto e scooter elettrici (1%).

Per favorire il mondo elettrico non bisogna puntare unicamente alla vendita di mezzi di trasporto a motore ma bisogna anche adattare le città a questa realtà, fornendole ad esempio di colonnine di ricarica.

Dall’analisi di Legambiente emerge però un’Italia sempre più spaccata in due anche sul fronte della mobilità. Questo perché se da un lato, cresce il numero dei multi-mobili (che si spostano molto e con molti mezzi) che appartengono alle fasce alte, più ricche e istruite della popolazione; dall’altro lato, diminuisce la quota di stanziali composti da persone ai margini, pensionati e disoccupati o a basso reddito e di mono-mobili (che utilizzano solo l’auto privata), che fanno parte del ceto medio attivo e dei piccoli centri.

C’è una parte d’Italia condannata a potersi muovere solo con l’auto privata, sempre più cara, e un 20% della popolazione che non esce più di casa: la proprietà dell’auto non è più sinonimo di libertà di movimento.

Come diceva Günter Grasschi può negare che l’ambiente e distrutto?” e quindi aggiungerei “chi può impedirci di provare a migliorare la situazione?”