Stefano Bollani e Zubin Mehta regalano alla Reggia di Caserta una serata magica ad “Un’Estate da Re”

Stefano Bollani e Zubin Mehta: un binomio eccellente e musicalmente straordinario ha affascinato ieri sera il numerosissimo pubblico accorso da ogni parte d’Italia per ascoltare il penultimo concerto della IV edizione di “Un’Estate da Re“, due artisti internazionali protagonisti con l’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, di cui Zubin Mehta ne è Direttore musicale onorario dal 2016.

L’Ouverture “La forza del destino” di Giuseppe Verdi ha aperto la serata all’Aperia della Reggia di Caserta, mentre la chiusura, con la Sinfonia n.5 op.64 in Mi minore di Petr Ilic Tchajkovskij, ha lasciato gli spettatori carichi di emozioni, vissute grazie alle sonorità orchestrali intense e di grande effetto sinfonico, soprattutto nei temi melodici proposti e ripresi dalle varie sezioni: archi, fiati ed ottoni, con numerose e fantastiche entrate in crescendo delle percussioni.

Per chi è del settore non esiste niente di più magico dell’ascoltare il “tema” ricorrente di un brano eseguito in successione dai vari strumenti, con volumi che spaziano dal pianissimo al fortissimo, senza mai distogliere l’attenzione da quello che è il carattere principale dell’opera: in questo caso una sinfonia dolcissima, quella di Tchajkovskij,  moderna per l’epoca, ma con chiusure armoniche classiche.

La direzione di Mehta, sublime nella sua essenza, semplice, incisiva, priva della lettura della partitura, ha creato atmosfere meditative e, a tratti, di grande entusiasmo: orchestra al completo nelle sue varie sezioni sia in Verdi che in Tchajkovskij, mentre nel pezzo centrale, il “Concerto per pianoforte e orchestra n.23 in La maggiore k488″ di W.Amadeus Mozart, molti elementi hanno lasciato il palco, per favorire il riadattamento della compagine per l’esecuzione di un brano concepito per un’orchestra ridotta, come prevede lo stile mozartiano, ma solo in questo concerto,  accompagnando il solista Stefano Bollani.

Il dialogo tra il pianoforte e l’orchestra è stato perfetto: inutile dire chi sia Stefano Bollani, artista poliedrico ed internazionale, compositore e contaminatore di vari generi musicali, ma dobbiamo spendere molte parole su come abbia interpretato Mozart e su quanto sia stato apprezzato il suo “bis”.

Ovviamente la parte centrale del concerto ha catturato la scena con un pianista così fantasioso: un brivido solo a vedere le sue mani “volare” sulla tastiera.

Per qualsiasi pianista suonare Mozart, a livello tecnico, è il non plus-ultra, ma saperlo interpretare lo è ancora di più e Bollani ieri sera ha superato se stesso. Tre tempi dove le scale, gli arpeggi, gli accordi si sono rincorsi, incontrati, sfuggiti, ripresi, marcati in un idillio sonoro. Delicato il tocco, precisissimo, efficace negli “stacchi” ed “attacchi” del suono, una filigrana di corallini che si srotolano per tornare poi nella giusta posizione: immagine dello stile settecentesco più moderno nella sua struttura composita,  di questo concerto, molto conosciuto soprattutto nel secondo tempo, l’Adagio, utilizzato come colonna sonora del film “Incompreso” di Luigi Comencini.

L’intensità ed il carattere intimistico di questo Concerto mozartiano hanno avuto in Stefano Bollani un interprete unico, considerando anche l’affiatamento con uno dei grandi della direzione d’orchestra: Zubin Mehta, nelle entrate soliste, lanciava al pianista fugaci occhiate per le sue entrate, quasi senza farsi accorgere, invitando poi i maestri a ripetere il tema proposto dal pianoforte con altrettanta precisione.

Non trascurabile il movimento del corpo con cui Bollani affronta le sue “performances”: balla, si diverte egli stesso, partecipa come tutti i musicisti dovrebbero fare, fisicamente interpreta ciò che suona, anche lo stesso Mozart: traspare la felicità di trasmettere un’arte per la quale si vive e si comunica bellezza.

A sorpresa, più di un “bis” richiesto a Bollani, quasi a non volerlo far andar via… Tra i tanti una bellissima “Marcia alla turca” dello stesso Mozart, ma in versione “bollaniana“, ri-arrangiata, pezzi fintamente interrotti, a scrittura invertita, con spartito capovolto… Insomma tanto per divertire!

Poi, a chiudere il suo intervento, una delicatissima, moderna per gli arrangiamenti e l’interpretazione, inimitabile “Anema e core” per salutare il pubblico casertano e non solo.

E stasera con i maestri Zubin Mehta e Stefano Bollani si replica alle 19:30 con l’ultimo concerto in programma per questa fortunata edizione di “Un’Estate da Re”, fortemente voluta dal Governatore Vincenzo De Luca, organizzata e promossa dalla Scabec e realizzata in collaborazione con il MIBAC e con il Comune di Caserta.