Caserta, un incontro sull’eredità di Adriano Olivetti: “Lavoro, ambiente e responsabilità sociale”

L'utopia del fare. Anteprima all'Ordine Architetti con il presidente Tommaso Garofalo, il referente del progetto Giancarlo Pignataro (a dx) e Matteo Olivetti (al centro)
L'utopia del fare. Anteprima all'Ordine Architetti con il presidente Tommaso Garofalo, il referente del progetto Giancarlo Pignataro (a dx) e Matteo Olivetti (al centro)
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All’Ordine degli Architetti di Caserta nei giorni scorsi si è svolto un confronto a più voci su Adriano Olivetti, imprenditore che ha saputo coniugare profitto, bellezza e giustizia sociale. Al centro del dibattito, un progetto culturale dedicato agli architetti che hanno reso possibile quella visione.

“Parlare di Olivetti significa spiegare il valore del lavoro”

È con queste parole che Matteo Olivetti, nipote del celebre imprenditore e divulgatore del suo pensiero, ha aperto i lavori. «Adriano Olivetti ci offre ancora oggi gli strumenti per comprendere l’importanza del lavoro, della responsabilità sociale e del rispetto per l’ambiente in cui viviamo» ha sottolineato di fronte a una platea attenta.

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L’incontro, definito dagli organizzatori come un “incontro operativo”, ha visto protagonisti il Presidente dell’Ordine Tommaso Garofalo, i membri della Commissione Cultura Giancarlo Pignataro, Riccardo Ragozzino e Carmine Lettieri, insieme a Mauro Nemesio Rossi, responsabile del Museo Olivetti di Villa Vitrone.

L’intuizione di San Leucio e l’“economia della felicità”

Uno dei passaggi più suggestivi è stato il collegamento storico tra l’utopia olivettiana e le sperimentazioni sociali del Settecento nel casertano. L’architetto Giancarlo Pignataro ha ricordato come, sul finire del Settecento, Robert Owen avesse avviato a New Lanark un avveniristico laboratorio sociale. Ma ancor prima – ha spiegato Pignataro – le teorie della “economia della felicità” di Antonio Genovesi erano state messe in pratica dagli illuminati Re Ferdinando e dall’architetto Collecini nel Real sito di San Leucio.

Un filo rosso che unisce due esperienze apparentemente lontane, accomunate dall’idea che il lavoro e la qualità della vita possano procedere insieme.

Giancarlo Pignataro, Vicepresidente dell'Ordine provinciale Architetti, guida la delegazione in visita alla fabbrica dismessa della Olivetti di Marcianise.
Nella foto Giancarlo Pignataro, Vicepresidente dell’Ordine provinciale Architetti, guida la delegazione in visita alla fabbrica dismessa della Olivetti di Marcianise.

Il progetto: “L’utopia del fare – Olivetti e i suoi architetti”

Il cuore dell’evento è stata l’anticipazione di un progetto espositivo e culturale dal titolo: “L’utopia del fare: Olivetti e i suoi architetti”. L’iniziativa, promossa dall’Ordine degli Architetti di Caserta in collaborazione con il Museo Olivetti, intende raccontare il lavoro di quei professionisti che hanno costruito la loro fama nel segno della visione olivettiana.

Tra i nomi citati:

  • Luigi Cosenza (architetto napoletano)

  • Ettore Sottsass (designer)

  • Marco Zanuso e Carlo Vittoria (architetti) – proprio a loro si deve la progettazione dello stabilimento Olivetti di Marcianise, esempio concreto di architettura industriale al servizio della persona.

L’incontro si è chiuso con un messaggio chiaro: l’eredità di Adriano Olivetti non è solo un capitolo di storia industriale, ma una strategia viva per ripensare il rapporto tra impresa, territorio e comunità. “L’utopia del fare” diventa così un laboratorio di idee per architetti, urbanisti e cittadini.

I partecipanti al tavolo dei lavori presso la sede provinciale degli Architetti in Corso Trieste a Caserta
Nella foto i partecipanti al tavolo dei lavori presso la sede provinciale degli Architetti in Corso Trieste a Caserta