Castel Volturno dice no al CPR. Musica e impegno civile per un territorio che sceglie l’accoglienza

Castel Volturno dice no al CPR
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L’auditorium della Parrocchia di Santa Maria del Mare gremito per la serata contro i centri di detenzione. Un evento spostato all’ultimo minuto ma che ha visto la partecipazione di artisti, associazioni e comunità ecclesiali unite contro un progetto da 43 milioni di euro.

CASTEL VOLTURNO – Il 3 luglio 2026 resterà una data significativa per la comunità di Castel Volturno. Ieri sera, nonostante le difficoltà organizzative, l’auditorium della Parrocchia di Santa Maria del Mare si è riempito oltre ogni aspettativa per un evento che ha saputo coniugare musica, testimonianze e impegno civile.

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Il concerto, inizialmente previsto in piazzale dei Gabbiani, è stato costretto a spostarsi al chiuso a causa del mancato rilascio dell’autorizzazione comunale, nonostante i pareri favorevoli della Questura e della società Coppola. Un contrattempo che non ha frenato l’entusiasmo della cittadinanza, accorsa numerosa per ribadire con forza un messaggio chiaro e unanime: “No ai CPR. Né qui, né altrove”.

Un palcoscenico di speranza e resistenza

La serata si è trasformata in una vera e propria carrellata di testimonianze, arte e resistenza, coinvolgendo realtà artistiche e associative provenienti da tutto il territorio campano.

Ad aprire le danze è stato il Coro dei bambini “Mille Colori” di Scampia & Casale, che ha portato sul palco un’immensa speranza e la gioia dell’incontro, regalando al pubblico presente momenti di commozione e leggerezza. Le loro voci hanno rappresentato simbolicamente quel futuro di integrazione che la comunità locale rivendica come unico orizzonte possibile.

Sul palco sono poi salite Daniela Cenciotti e Sabrina, che hanno ricordato l’importanza di fare rete sul territorio attraverso la cultura e l’impegno civile. Un appello alla responsabilità collettiva che ha trovato eco nel caloroso applauso della platea. La loro testimonianza ha sottolineato come solo attraverso un lavoro di rete tra associazioni, istituzioni e cittadini si possa realmente costruire un modello alternativo di convivenza.

Momento clou della serata è stata l’esibizione di Roberto Colella, insieme agli O’Rom e O’Zulu, che hanno fatto vibrare la sala con la loro musica travolgente. Dal palco, gli artisti hanno ricordato che “il mondo è di chi si muove” e che siamo tutti cittadini di una stessa umanità, lanciando un messaggio di fratellanza universale che ha scosso le coscienze dei presenti.

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La drammatica vicenda di Moussa Balde

Uno dei passaggi più toccanti della serata è stato quello dedicato agli attivisti del Comitato No CPR, che attraverso pannelli informativi hanno ricordato la drammatica vicenda di Moussa Balde, il 23enne suicidatosi nel CPR di Torino nel 2021 dopo aver subito un’aggressione all’interno della struttura.

La sua storia è diventata il simbolo di un sistema che gli attivisti definiscono “inutile e dannoso”. Come hanno sottolineato dal palco, “la mancanza di un documento è un illecito amministrativo, non un crimine. L’unico vero strumento contro l’irregolarità e lo sfruttamento è il permesso di soggiorno”. Un messaggio chiaro che ha trovato ampio consenso tra i presenti.

La voce delle comunità parrocchiali: l’intervento di Don Gianni

A dare un forte segnale di unità è stato l’intervento delle realtà ecclesiali locali, con le Comunità parrocchiali di Castel Volturno che hanno rinnovato la convinzione che il futuro di questo territorio si costruisca attraverso politiche di inclusione, sviluppo, legalità e dignità.

Come ha sottolineato Don Gianni nel suo intervento, “il concerto di ieri ha ribadito il nostro ‘no’ al CPR e il nostro ‘sì’ a scelte capaci di affrontare le sfide con giustizia e umanità”. Le comunità parrocchiali hanno annunciato che continueranno a collaborare con istituzioni, associazioni e cittadini perché Castel Volturno sia una terra di accoglienza, sicurezza e speranza per tutti.

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Investire per il territorio, non contro

Il cuore della protesta risiede nella critica a un progetto considerato fuori luogo e fuori tempo. Spendere 43 milioni di euro per un centro di detenzione è stato definito dai partecipanti come “un insulto ai reali bisogni di Castel Volturno”. Il territorio, che rappresenta un laboratorio di convivenza e regge l’economia locale grazie al contributo di cittadini italiani e stranieri, necessita invece di interventi mirati per lo sviluppo e l’inclusione.

Dal Presidente della Regione ai Vescovi della Campania, fino ai cittadini che ieri hanno messo la faccia, la richiesta è stata una sola: i soldi pubblici vanno investiti in trasporti efficienti, servizi sociali, contrasto alla povertà e risanamento ambientale. Un appello che si fa sempre più pressante in vista delle decisioni che verranno prese nei prossimi mesi.

La lotta è ancora lunga, ma la determinazione della comunità è totale. Come hanno ribadito più volte i partecipanti, la dignità delle persone non si calpesta. E Castel Volturno, con la sua serata di musica e impegno, ha dimostrato di essere pronta a difenderla, con tutte le sue forze.