“C’era una volta la canapa”: il viaggio nella storia partirà domani da Pignataro Maggiore

Molti giovani non conoscono la canapa e tantomeno i musei contadini, che sono un unicum nel quadro nazionale del turismo. Per questo a Pignataro Maggiore, venerdì, a partire dalle 19, al Museo della Civiltà Contadina ed Artigiana G. Santagata, si terrà una serata di cultura e musica dal titolo C’era una volta la Canapa.

L’incontro, che si occuperà della storia di questa pianta nelle nostre zone agricole, si avvale della presenza di Fiorenzo Marino, docente di Lettere, nato a Succivo ma capuano, che ha curato per il volume I giorni della canapa la sezione Storia della canapa.

Si possono anche ammirare le foto storiche ed antropologiche, scattate dal fotografo Salvatore di Vilio, che ha curato le illustrazioni per il libro sopra citato; suo punto di forza è il far conoscere la vita quotidiana e le bellezze dei nostri paesi.

A condurre la serata da moderatore un’ospite d’eccezione, il direttore del museo, Giovanni Nacca, che ha fortemente voluto questa serata.

Infine, gli uditori saranno allietati dalla musica tradizionale degli Arianova di Pignataro Maggiore, che utilizza strumenti musicali molto conosciutinelle feste contadine, non tralasciando il violino e basso.

Serata dedicata alla canapa, come abbiamo accennato. La pianta, che fu coltivata in Italia, appartiene alla sottospecie della ProlesAustralis, all’interno del più ampio gruppo della Cannabis Sativa. La sua origineè asiatica, in quantoera conosciuta nei territori dell’India e del Mar Caspio, sebbene scoperte archeologiche hanno dimostrato la presenza dei suoi semi anche nelle mummie del Perù e nelle grotte rumene. Gli Sciti, popolo che occupava la regione compresa tra i Carpazi ed il fiume russo Don, la coltivarono e la esportarono nel territorio russo e nell’Asia Minore, facendola conoscere al popolo greco, che la introdusse in Magna Grecia ed in Gallia.

Interessante la testimonianza di Erodoto, storico del Va, IV, 74-75, in cui c’è la testimonianza della conoscenza della canapa in Tracia, regione che si trova nell’odierna penisola balcanica, utilizzata per produrre vestiti:

Nasce presso di loro una pianta di canapa, assai simile al lino fuorchè per spessore e grandezza: da questo punto di vista la canapa supera di molto il lino. Essa nasce spontanea sia seminata e i Traci ne fanno anche vesti assai somiglianti a quelle di lino e chi non fosse esperto non potrebbe distinguere se sono di lino o di canapa; chi poi non conosce ancora la canapa, riterrà senz’altro che la veste sia di lino.

Oggi sono presenti ancora produzioni tessili derivanti dalla canapa: in molti siti specializzati, infatti, si vendono abiti di tale materiale vegetale, in quanto è considerata innanzitutto un tessuto ecologico per un look sostenibile; le modificazioni industriali hanno fatto sì che esso non fosse più ruvido come nei secoli passati ma morbido, traspirante, elastico, luminoso e biodegradabile.

Inoltre, pochi sanno che, oltre che per vestiario, essa fu utilizzata anche come carta; molti ormai siamo assuefatti dall’idea che il papiro e la pergamena siano stati i materiali cartacei più importanti eppure un loro concorrente era proprio la canapa; alcune caratteristiche, potremmo dire economiche, permisero infatti una sua produzione in vasta scala, specialmente nel Medioevo. Da essa, infatti, furono prodotti libri religiosi, d’avventura, documenti istituzionali, manuali ed altro, che hanno la caratteristica di non ingiallire.

Più conosciuto era il suo utilizzo per cordami: corde per usi agricoli ed in ambito teatrale per aprire i sipari e per alzare scenografie; oggi è un oggetto di arredo, usata anche come passamano; era utilizzata anche per le vele (già a partire dai Fenici e fino agli anni 60’ sostituito dal tessuto sintetico Dracon).

L’effetto pericoloso della cannabis, sostanza derivante dalla canapa indiana e non dalla canapa di cui ho trattato sopra, utilizzata per uso medico e come droga di uso privato,insieme alla creazione di nuovi materiali sintetici in ambito tessile e industriale fecero sì che molti abbandonarono la coltivazione della canapa. Infatti,durante gli anni del proibizionismo, gli Stati Uniti vietarono l’utilizzo della pianta in vari ambiti, attraverso una legge del 1937, che fu espansa anche in Europa, chiamata la Marihuana TaxAct, firmata dal presidente Roosvelt. La legge multava con un dollaro simbolico tutti coloro che avevano a che fare con questa sostanza, medici compresi, i quali dovevano indicare i nomi, l’indirizzo e l’uso degli acquirenti sebbene nel testo viene menzionata la pena di cinque anni di reclusione e 2000 dollari di multa. Questo diede il colpo finale anche all’uso agricolo di questa pianta, che, oggi, sembra di nuovo essere rivalorizzata.

Tutto questo, insieme ai vari attrezzi agricoli per la sua lavorazione, possono essere conosciuti solo attraverso questi piccoli ma importantissimi musei etnografici, sorti come tante piante rare, in pochi luoghi, denominati quasi tutti Musei della Civiltà Contadina. La nostra civiltà per secoli e fino ad oggi ha mantenuto un contatto diretto con l’agricoltura, i cui prodotti sono essenziali per il nostro fabbisogno energetico; nonostante diverse cultivar siano scomparse e pochi bambini conoscono gli animali da lavoro o da fattoria, in quanto sostituiti da tanti mezzi tecnologici (sebbene, in molte zone, a scopo turistico, ancora si utilizzano cavalli e buoi), noi dobbiamo educare le nuove generazioni a conoscere questo mondo, sempre più lontano dalle nostre conoscenze.

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