Chiusura del Cefim, 250 pazienti senza cure e 50 lavoratori nel limbo: il caso sta scuotendo Caserta

Chiusura del Cefim, 250 pazienti senza cure e 50 lavoratori nel limbo: il caso che sta scuotendo Caserta
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La liquidazione giudiziale della storica struttura riabilitativa apre un fronte sanitario e sociale delicatissimo

CASERTA – La chiusura del Cefim, centro di riabilitazione attivo da decenni in via Ferrarecce, è ormai definitiva. La struttura è stata avviata alla liquidazione giudiziale dopo il fallimento della società proprietaria, riconducibile ai fratelli Giovanni Santangelo e Maria Paola Santangelo. La conferma arriva dalla CGIL Funzione Pubblica, che parla di «chiusura annunciata, ma mai comunicata con trasparenza», denunciando un impatto pesantissimo su pazienti e lavoratori.

Secondo le ricostruzioni convergenti delle principali testate locali, la crisi del centro non è esplosa all’improvviso: divergenze profonde nella governance, contrasti interni e una gestione amministrativa ritenuta opaca avrebbero reso impossibile qualsiasi ipotesi di rilancio, fino alla decisione del Tribunale.

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Le conseguenze sono immediate e gravi. Circa 250 pazienti, molti dei quali minori e persone con disabilità, si sono ritrovati senza un riferimento terapeutico stabile. L’ASL di Caserta ha redistribuito l’utenza presso altre strutture convenzionate, già in sofferenza, con un inevitabile aumento delle liste d’attesa: per accedere a fisiokinesiterapia, logopedia o neuropsicomotricità, i tempi possono arrivare fino a due anni.

Sul fronte occupazionale, la situazione non è meno critica. Cinquanta lavoratori sono rimasti per oltre due anni in una condizione di totale incertezza. A dicembre 2023 era stata annunciata una chiusura temporanea per presunti lavori di ristrutturazione, con promessa di riapertura entro marzo 2024. Ma il 2 aprile 2024, al rientro, i dipendenti hanno trovato i cancelli chiusi. Da allora, nessuna comunicazione ufficiale fino al 7 gennaio 2026, quando è arrivata la notifica della liquidazione.

Alcuni lavoratori hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa; altri sono rimasti formalmente in organico, nella speranza di una ripartenza mai avvenuta. La CGIL FP ricorda di aver tentato più volte di aprire un confronto istituzionale, anche in Prefettura, senza risultati.

Il sindacato chiede ora all’ASL Caserta di esercitare «massima vigilanza su eventuali future richieste di accreditamento o nuove aperture riconducibili agli stessi soggetti», sottolineando che «quanto accaduto non può ripetersi».

La vicenda riapre un tema cruciale per il territorio: la fragilità del sistema riabilitativo casertano, già segnato da carenze strutturali e da un numero insufficiente di centri accreditati. La chiusura del Cefim, considerato per anni un punto di riferimento, lascia un vuoto difficile da colmare e impone una riflessione urgente sulla tutela dei pazienti e dei lavoratori in un settore essenziale per la salute pubblica.