Ciao Nash, che la terra ti sia lieve. I diritti negati: gli effetti del Decreto Sicurezza ai tempi del Coronavirus

Nash

Ieri ci ha lasciato Nash, da 25 anni in Italia, morto per patologie croniche gravi di fronte alle quali, lo Stato non ha esitato mesi fa a negargli la protezione umanitaria. Senza documento a causa del Decreto Sicurezza, non ha potuto completare l’iter per rientrare in Ghana, trascorrere gli ultimi anni con la famiglia che non vedeva dalla sua partenza. E’ finito in ospedale, dopo 3 settimane durante le quali, a causa delle recenti disposizioni di prevenzione, non ha potuto ricevere alcuna visita.

Pubblichiamo integralmente la comunicazione pubblicata ieri, 24 marzo, sul profilo social del Csa Ex Canapificio Caserta.

Il virus che sta stravolgendo la vita di milioni di persone in tutto il mondo, aggiunge il proprio carico sugli ultimi, gli emarginati e coloro che già prima vivevano privati di diritti fondamentali. Quando, lo scorso gennaio, abbiamo raccontato di Nash, ghanese di 67 anni da 25 in Italia e da 3 nel progetto di accoglienza Sprar di Caserta, e dei drammatici effetti del Decreto Sicurezza sulla sua vita, mai avremmo pensato che ci saremmo trovati, due mesi dopo, a raccontare della sua morte.

Nash è morto questa notte, all’ospedale di Caserta, dove era ricoverato da 3 settimane per un aggravamento delle sue pregresse e gravi patologie ai polmoni e al cuore. E’ morto solo, senza poter ricevere il saluto e il conforto degli amici e di noi operatori del progetto di accoglienza Sprar, come oggi prevedono i protocolli di sicurezza per fronteggiare la pandemia in corso.

E’ morto senza poter salutare la propria famiglia, in Ghana, da cui partì 25 anni fa per cercare lavoro e dare un futuro ai suoi 3 figli, che non ha mai rivisto in questi anni e che non rivedrà più. Non è potuto tornare a casa Nash, come invece progettava da tempo e noi con lui, ma non a causa della pandemia o delle sue patologie.

Il diritto di tornare nel suo paese, ricongiungersi alla sua famiglia dopo decenni passati a lavorare nelle campagne di Foggia e di Castelvolturno, gli è stato negato dal Decreto Sicurezza.

Nash era titolare del permesso di soggiorno per motivi umanitari, l’aveva ottenuto dopo un lunghissimo percorso iniziato nel 1999 nelle campagne foggiane. Lì, trovare un contratto di lavoro era (e ancora lo è) praticamente impossibile per un bracciante africano. Decide allora di spostarsi nella campagne campane, tra Gugliano e Castelvolturno, ma anche qui trova lavoro sommerso, sfruttamento e impossibilità a regolarizzare la sua posizione.
Nel 2007, è colpito da un infarto e inizia per lui un complicato iter sanitario. Cerca di riprendere il lavoro nei campi, ma il fisico non ce la fa. Ai problemi cardiaci, si aggiunge una grave forma di diabete che lo porta alla cecità completa.

A Castelvolturno, viene seguito e sostenuto da Emergency, che poi lo segnala a noi del Centro Sociale Ex Canapificio, per inserirlo nel progetto di accoglienza Sprar che gestiamo a Caserta dal 2007. Nel 2016, Nash arriva a Caserta, prende casa, conosce nuovi amici che lo sostengono durante la vita quotidiana.

Con una forza d’animo incredibile e una parola sempre disponibile per ognuno, col suo sorriso, viene accompagnato due pomeriggi a settimana all’università Vanvitelli per la scuola di italiano prevista dal progetto Sprar. Usando il tatto, l’ascolto, la parole, i ricordi, prova a migliorare il suo italiano con impegno, lui che in Ghana non aveva potuto frequentare alcuna scuola. Tra una lezione e l’altra, ci racconta della vita in Ghana, dei suoi 3 figli, del desiderio di concludere quanto prima la sua pratica per l’invalidità alla quale ha diritto per tornare al paese e lì trascorrere gli ultimi anni.

A ottobre 2018, però, viene approvato il primo dei Decreti Sicurezza, che abolisce il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Le circolari ministeriali che vengono emanate a dicembre del 2019, peggiorano gli effetti del Decreto applicandolo in maniera retroattiva quindi anche Nash, che aveva ottenuto il suo documento ben prima dell’entrata in vigore del Decreto, perde il diritto a stare regolarmente in Italia, rischia di finire per strada, perde la possibilità di tornare in Ghana come si progettava da tempo.

Perde inoltre, beffa che si aggiunge al danno, il diritto a riscuotere la propria pensione di invalidità, perché non ha più un permesso di soggiorno valido quindi non può attivare un conto corrente dove riceverla. A gennaio, col servizio di Antonio Musella su Fanpage, raccontiamo la sua storia e iniziamo l’iter legale per opporci a quanto gli sta accadendo.

Non abbiamo fatto in tempo.
Le leggi sull’immigrazione in questo paese non ti danno il tempo di garantire diritti e umanità. Stravolgono vite come fossero pacchi. Cosi, la vita di Nash è stata stravolta. Il tempo che avrebbe dovuto impiegare per tornare in Ghana e morire dignitosamente vicino ai suoi cari, lo ha dovuto usare per lottare contro una legge ingiusta, e nel frattempo il suo stato di salute ha continuato ad aggravarsi.

Oggi, con rabbia e dolore, piangiamo Nash e pensiamo alle migliaia di persone che a causa di leggi ingiuste e intollerabili, vivono una vita sospesa, senza diritti né tutele.
Oggi, che la nostra libertà di movimento e circolazione è fortemente compromessa, possiamo forse per un brevissimo attimo, sentirci più vicini a chi per decenni non ha potuto muoversi da questo paese, intrappolato in un limbo dove alla fine è stato costretto dallo Stato a morire senza il conforto della propria famiglia.

Questi tempi cosi duri siano da monito, servano alle istituzioni ad agire sulle leggi da cambiare, a sostenere gli ultimi e non ad emarginarli. Servano a noi a riprendere le lotte con più determinazione di prima, per difendere i diritti degli esclusi.

La foto risale alle ultime riprese fatte a Nash, da Antonio Musella per Fanpage.it