CISL Caserta, “Mondragone ha mostrato il peggio del lavoro sommerso. È ora di riaprire i confronti sindacali”

Il focolaio scoppiato nei giorni scorsi a Mondragone ci conferma che l’epidemia da COVID, seppur in fase calante in tutto il Paese, non può dirsi certamente conclusa e alle nostre spalle.

L’esigenza del Paese e del nostro territorio di ripartire è giusta, e la CISL l’ha posta come una necessità inderogabile per rimettere in moto un’economia nazionale e specialmente locale già fortemente indebolita dai mesi del lockdown.

Pur tuttavia non si può abbassare la guardia e occorre mantenere e soprattutto vigilare affinchè non sia compromesso il lavoro fatto per evitare una recrudescenza dei contagi che imporrebbe poi nuovi e pesanti sacrifici ai cittadini e alo stesso sistema economico e produttivo.

La vicenda di Mondragone, inoltre, ha messo in luce fenomeni che da tempo sono presenti e conosciuti sul nostro territorio: un’illegalità ancora diffusa sul versante del lavoro, specialmente agricolo, il caporalato che sfrutta lavoratori provenienti dall’estero, condizioni abitative estreme di questi ultimi, mancanza di politiche serie di integrazione.

Fenomeni, questi, che oltre che gravare sulle spalle di questi lavoratori, sono fonte, specie in questa situazione di emergenza sanitaria, di forti tensioni e contrasti tra popolazione residente e lavoratori immigrati, come si è assistito in questi giorni.

Occorre lavorare per evitare che la situazione degeneri; occorre grande responsabilità da parte di tutti per placare le tensioni e non esasperarle.

Bisogna mettere in campo uno sforzo corale da parte di tutti i soggetti sociali, economici, imprenditoriali, politici e istituzionali a tutti i livelli come è stato fatto nei mesi del lockdown per vigilare e garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro; nelle comunità locali; e per costruire momenti effettivi di ripresa stabile dell’economia e dell’apparato produttivo della provincia di Caserta.

Allo stesso tempo e con lo stesso sforzo corale occorre impedire che le difficoltà economiche della famiglie e delle imprese, specie quelle piccole e piccolissime che rappresentano gran parte del tessuto produttivo del territorio, diventino terreno di caccia della criminalità organizzata che dispone di risorse enormi e che in una situazione come questa può mobilitarle sia come reclutamento sia per accaparrarsi aziende in difficoltà di liquidità.

La CISL ritiene urgente riattivare gli strumenti e le strutture di confronto messe in campo preso la Prefettura nei mesi del lockdown per far ripartire analisi, monitoraggi, assunzioni di responsabilità di fronte alla nuova fase in corso e soprattutto in previsione dell’autunno che si preannuncia carico di tensioni sociali.

Come sempre la CISL è in campo con tutte le sue strutture al servizio del territorio; ma da sola non basta, come non basta l’impegno di tutto il sindacato confederale.

Occorre una forte assunzione di responsabilità da parte di tutte le rappresentanze economiche, imprenditoriali, politiche e istituzionali a tutti i livelli: la Regione Campania, la Provincia, i principali Enti locali, l’ASL, l’AORN, la Camera di Commercio.

La Prefettura di Caserta, che ha operato con grande forza nella fase più acuta dell’emergenza, è la sede naturale per riattivare gli strumenti di confronto e questa assunzione di responsabilità comune.

Occorre fare presto. La situazione di emergenza sanitaria, economica e sociale lo impone.